Riorganizzazione dei Consultori e obiezione di coscienza: lettera aperta al presidente Vendola

Lettera aperta al Presidente Vendola

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 Pregiatissimo Presidente,

abbiamo appreso dagli organi di stampa la volontà di rivedere l’organizzazione dei consultori familiari  tenendo conto delle dichiarazioni espresse dai medici circa l’obiezione di coscienza prevista dalla Legge 194/78.

Non vi è dubbio che i servizi consultoriali dovrebbero garantire a tutti i cittadini, aldilà delle proprie convinzioni etiche e morali, l’assistenza anche in applicazione di quanto previsto dalla L.194/78. D’altra parte il diritto all’obiezione di coscienza previsto dalla stessa Legge e dal Codice Deontologico non può essere motivo di penalizzazione nei confronti dei medici che hanno effettuato tale opzione.   

Il Codice Deontologico, infatti, all’art. 43 prevede esplicitamente il diritto all’obiezione di coscienza da parte dei medici: “L’interruzione della gravidanza, al di fuori dei casi previsti dalla legge, costituisce grave infrazione deontologica tanto più se compiuta a scopo di lucro. L’obiezione di coscienza del medico si esprime nell’ambito e nei limiti della legge vigente e non lo esime dagli obblighi e dai doveri inerenti alla relazione di cura nei confronti della donna”.

Una previsione questa esplicitamente prevista dall’art. 9 della Legge 194/78: “Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l'interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione”.

Ovviamente, “L'obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo” (art. 9 L. 194/78).

Appare evidente, dunque, che la Legge si preoccupi di evitare qualsiasi discriminazione nei confronti dei medici che operano in questo campo e che decidono, per ragioni di coscienza, di esercitare il diritto all’obiezione, stabilendo in maniera precisa anche le relative modalità.

Sono certo che la nuova organizzazione dei consultori, oltre a fornire in maniera efficiente l’assistenza socio-sanitaria alle donne, non determinerà alcuna penalizzazione per i medici che per ragioni di coscienza si avvalgono della tutela prevista dalle norme di legge e deontologiche. Sono convinto, infatti, che l’Assessorato metterà in campo ogni possibile iniziativa tesa ad individuare soluzioni di concerto con i rappresentanti dei medici obiettori al fine di evitare che creino conflitti tra il diritto all’assistenza e il diritto ad operare secondo la propria coscienza.

Cordialmente

 

 

Filippo Anelli

Vice Presidente dell’Ordine dei Medici di Bari

 

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