Convegno: Il Distretto Socio Sanitario del Terzo Millennio nella Realtà Regionale Pugliese:

 

Un convegno senza i MMG,  attori principali della medicina del Territorio. La protesta della FIMMG

LETTERA APERTA AL COORDINAMENTO SCIENTIFICO DEL CONVEGNO REGIONALE DI VENERDI’ 18 MAGGIO 2001.

"Il Distretto Socio Sanitario del Terzo Millennio nella Realtà Regionale Pugliese" è il tema di un interessante Convegno organizzato dall’Assessorato alla Sanità della Regione Puglia.

Il distretto socio sanitario, afferma la Legge di Riforma Bindi, deve garantire:"

  1. l’assistenza primaria (la medicina di famiglia – ndr), ivi compresa la continuità assistenziale, attraverso il necessario coordinamento e l’approccio multidisciplinare, in ambulatorio e a domicilio, tra medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, servizi di guardia medica notturna e festiva e presidi specialistici ambulatoriali;

  2. il coordinamento dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta con le strutture operative a gestione diretta, organizzate in base al modello dipartimentale, nonché con i servizi specialistici ambulatoriali e le strutture ospedaliere ed extraospedaliere accreditate;

  3. l’erogazione delle prestazioni sanitarie a rilevanza sociale, connotate da specifica ed elevata integrazione, nonché delle prestazioni sociali di rilevanza sanitaria se delegate dai comuni" (art. 3 quinquies L. 229/99).

Un ruolo importante nel distretto, quello del medico di famiglia e del pediatra di libera scelta, legato da una parte alla erogazione diretta di importanti servizi territoriali e dall’altro alla insostituibile funzione di coordinamento con tutte le strutture territoriali e ospedaliere.

Un ruolo chiave e centrale che obbliga chiunque debba occuparsi di tematiche distrettuali ad interessarsi prevalentemente di queste figure professionali.

I medici di famiglia e i pediatri di libera scelta avrebbero voluto offrire, in occasione di questo Convegno, il proprio contributo sull’attuazione di una Legge, quella di Riforma del Servizio Sanitario Nazionale, che vede la Regione Puglia in grande ritardo specie sull’organizzazione sanitaria distrettuale e sull’erogazione dei servizi ad essa connessi, come l’assistenza domiciliare integrata e i servizi rivolti a disabili ed anziani, che rivestono un grande interesse per il cittadino.

Tuttavia il sorprendente mancato coinvolgimento dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta nel Convegno, non ci esime dall’offrire il nostro modesto contributo, con senso di responsabilità, anche se con profonda amarezza per la scarsa considerazione che gli organizzatori hanno mostrato di avere verso i medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta della Regione Puglia.

L’assenza di medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta in questa prima fase del Convegno, organizzato dalla Regione Puglia, rischia di essere una forte limitazione dell’iniziativa proprio per le peculiari competenze di questi professionisti che non possono essere delegate ad alcuno.

L’Assessore Regionale alla Sanità più volte ha sottolineato l’importanza del ruolo del medico di famiglia nella gestione della sanità in relazione ad un miglior uso delle risorse e ad un potenziamento delle attività sanitarie distrettuale e territoriali in alternativa a quelle ospedaliere, considerate molto più costose.

Per questa ragione ci sembra importante che gli organi politici di questa Regione stabiliscano i tempi e le modalità con le quali permettere al distretto di raggiungere quella "autonomia tecnico-gestionale ed economico-finanziaria, con contabilità separata all’interno del bilancio della unità sanitaria locale", che rappresenta il punto nodale e di svolta nella organizzazione sanitaria regionale, sancita dalla Legge di Riforma Bindi (comma 2 Art. 3-quater L.229/99).

I Distretti hanno l’obbligo di definire gli obiettivi di salute della popolazione di riferimento, attraverso il coinvolgimento degli operatori e dei Sindaci del territorio.

"Il Programma delle attività territoriali, basato sul principio della intersettorialità degli interventi cui concorrono le diverse strutture operative… è proposto, sulla base delle risorse assegnate e previo parere del Comitato dei sindaci di distretto" (comma 3 Art. 3-quater L.229/99).

Il coinvolgimento dei medici di famiglia nell’attività di programmazione e monitoraggio delle attività distrettuali, oltre dalla Legge di Riforma, viene disciplinata dall’Accordo Nazionale Collettivo per la Medicina Generale, DPR 270/00.

Infatti, "il Direttore del distretto, unitamente ai propri collaboratori, è coadiuvato, per il monitoraggio delle iniziative previste dal Programma stesso concernenti la medicina generale, da un medico di medicina generale membro di diritto dell’Ufficio di coordinamento delle attività distrettuali sulla base delle disposizioni regionali in materia e da due rappresentanti dei medici di medicina generale eletti tra quelli operanti nel distretto" (art.14).

Dunque "al distretto sono attribuite risorse definite in rapporto agli obiettivi di salute della popolazione di riferimento" (comma 3 Art. 3-quater L.229/99).

Attualmente nessun distretto in Puglia possiede autonomia tecnico-gestionale ed economico-finanziaria, né risorse finanziarie da gestire con contabilità separata all’interno del bilancio della unità sanitaria locale.

Questo punto, insieme a quello relativo alla programmazione sanitaria distrettuale, rappresenta l’obiettivo inderogabile da raggiungere per rilanciare il Distretto Socio-sanitario in Puglia.

I medici di famiglia intendono contribuire ad incentivare le attività territoriali attraverso:

  1. attività di formazione, informazione, e revisione fra pari dei medici di medicina generale;

  2. prestazioni aggiuntive dei medici di medicina generale, comprese quelle informatiche, di ricerca epidemiologica, statistica, di calcolo di spesa;

  3. servizi di supporto alla attività dei medici di medicina generale, di tipo strutturale, strumentale e di personale;

  4. potenziamento delle attività distrettuali di assistenza domiciliare di cui al presente Accordo;

  5. progetti obiettivo nazionali, regionali ed aziendali;

  6. progetti a livello di spesa programmato;

  7. sviluppo delle forme associative nelle condizioni di oggettiva difficoltà socio-geografica;

  8. sviluppo e potenziamento degli standard informatici dei medici di medicina generale;

  9. produzione di linee guida e protocolli per percorsi diagnostici ed assistenziali;

  10. conferenze di consenso nell’ambito del distretto;

  11. sviluppo di attività integrate ospedale-territorio;

  12. sviluppo di servizi assistenziali carenti nel distretto.

Tuttavia, una particolare menzione merita l’Assistenza Domiciliare Integrata, sia per i riflessi sociali che possiede che per i risvolti assistenziali e sanitari.

L’ADI rappresenta una modalità assistenziale che realmente consente di spostare risorse dall’Ospedale al territorio e, allo stesso tempo, offrire una adeguata assistenza sanitaria e sociale al cittadino presso il proprio domicilio.

L’attivazione dell’ADI riguarderebbe:

  • malati terminali;

  • malattie progressivamente invalidanti e che necessitano di interventi complessi;

  • incidenti vascolari acuti;

  • gravi fratture in anziani;

  • forme psicotiche acute gravi;

  • riabilitazione di vasculopatici;

  • riabilitazione in neurolesi;

  • malattie acute temporaneamente invalidanti nell'anziano (forme respiratorie e altro);

  • dimissioni protette da strutture ospedaliere.

Anche il cittadino pugliese dovrebbe essere assistito a casa, dal proprio medico di famiglia, dagli specialisti di riferimento, coadiuvati dall’infermiere e, se necessario, dal terapista di riabilitazione e con la collaborazione dell’assistente sociale.

I distretti possiedono tutte le professionalità e gli strumenti operativi per erogare il servizio. Bisogna conferire loro quella autonomia gestionale che consentirebbe realmente di attivare l’ADI sia come strumento assistenziale che come risorsa in grado di tenere sotto controllo la spesa sanitaria.

Altri modelli, come l’affidamento dell’ADI ai privati o a strutture pseudo-sociali – come l’ANT, sono fonte di incremento della spesa sanitaria e costituiscono una rinuncia, in termini gestionali, al sistema di assistenza distrettuale.

Rimane, infine, il forte rammarico del mancato coinvolgimento in questo convengo dei medici di famiglia e dei i pediatri di libera scelta, tra le figure più importanti dell’attività sanitaria distrettuale.

I medici di famiglia ed i pediatri di libera scelta rivendicano un ruolo di primo piano nel servizio sanitario regionale e intendono essere protagonisti in tutti i processi di riforma regionale di questo sistema, senza delega alcuna.

Il Segretario Provinciale Fimmg 

Dott. Filippo Anelli

 

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