La Fimmg risponde al Presidente Fitto

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Il 9 marzo scorso abbiamo chiesto al Presidente Fitto un incontro con la nuova Segreteria Regionale FIMMG, per evidenziare il disagio della categoria ed i ritardi nella stesura del nuovo accordo regionale per la medicina generale.

Il Presidente, dal canto suo, ha preferito avviare un dialogo epistolare da cui emergono chiaramente una serie di problematiche relative al ruolo del medico di famiglia. 

Di qui la necessità di fornire una ferma risposta alle tante provocazioni che emergono dalla nota presidenziale e - contestualmente –l’urgenza di avviare un dialogo con le istituzioni, al fine di rimuovere pregiudizi che rischiano di mortificare dei professionisti che orgogliosamente credono di aver contribuito a fare della Puglia la settima regione italiana in tema di produzione di salute.

Ecco il testo della nostra replica al Presidente Fitto:

 

On. Presidente,

I medici di famiglia pugliesi sono il perno del servizio sanitario regionale. L'interesse manifestato circa la nostra disponibilità alla collaborazione ci conforta, ma con altrettanta franchezza vorremmo esporre le nostre valutazioni in merito alla sua nota del 9/5/2002.

Lo stato di disagio che pervade la categoria deriva da scelte regionali frutto di una concezione politica della medicina generale distorta che ella sembra ben rappresentare nella sua missiva.

Lo stato di salute dei cittadini pugliesi, infatti, non è "tutelato in maniera impropria". Lo studio Prometeo, che valuta lo stato di salute degli italiani in base a precisi indicatori, colloca la Puglia al 7° posto tra le regioni italiane. Dunque, i medici svolgono con competenza il loro compito ed i risultati in termini di salute sono lusinghieri.

Restano gli elevati indici di ospedalizzazione e l'aumento della spesa farmaceutica, espressione di una grave disorganizzazione del sistema, la cui responsabilità non va cercata tra i medici, ma tra coloro che hanno organizzato il servizio sanitario regionale. Sino ad oggi, strategicamente e come precisa scelta di politica sanitaria, è stata incentivata l’ospedalizzazione a discapito dell’assistenza territoriale.

I medici si sentono responsabili del loro ruolo nell’affrontare il problema della spesa sanitaria in base alla disponibilità delle risorse e si pongono come obiettivi: un sistema sanitario regionale che rilevi tutte le esigenze di salute dei cittadini senza porsi, in questo, alcun limite e rispondere alle esigenze di salute rilevate, utilizzando in maniera appropriata le risorse disponibili, avendo a disposizione strumenti adeguati.

Oggi, con il sistema che la Giunta Regionale propone, ciò non è possibile. Innanzitutto, i tetti di spesa che la Giunta vuole applicati ai medici di famiglia, rappresentano veri e propri limiti nel recepimento della domanda di salute del cittadino, in contrasto non solo con l’etica e con la deontologia della professione medica, ma anche con l’art. 32 della Costituzione che prevale su ogni altra considerazione contabile. In secondo luogo, mancano gli strumenti adeguati. Il medico è costretto, ad esempio, a proporre il ricovero, poiché l’assistenza domiciliare non è attiva, essendo del tutto insufficienti personale, attrezzature e ogni altro supporto necessario.

Si aggiunga, in merito al problema della spesa farmaceutica, che è anche carente l’analisi delle cause che ne hanno determinato l’aumento.

È consuetudine nei palazzi della politica ritenere il MMG quale principale responsabile dell’aumento della spesa senza estrapolare, dal dato globale, la spesa indotta (riferibile al medico specialista ed ospedaliero) e senza considerare la portata di provvedimenti sui quali il MMG non ha nessun potere, come l’eliminazione del ticket e l’introduzione di nuovi farmaci più costosi, utili e necessari a ridurre l’incidenza della morbilità e della mortalità.

Crediamo nella necessità della concertazione, specie in un campo come la sanità ove "il bene comune" è assolutamente evidente e tale da superare ogni contrapposizione. Tuttavia, in questa Regione, almeno dal 1998 ad oggi, la concertazione non si è mai concretizzata in un metodo di lavoro. In molti casi alle parti sindacali non è rimasta altra alternativa per far sentire la propria voce, che utilizzare la via giudiziaria.

Il ricorso al Giudice Amministrativo è stato necessario, per esempio, per far modificare e cancellare il termine "mandatario" dalle Delibere Regionali (DGRP n. 1003/99), utilizzato non nell'accezione bonaria che ella riferisce, ma secondo il significato previsto dal Codice di Procedura Civile. In riferimento al rispetto dei tetti di spesa questo termine è stato accompagnato, infatti, da espliciti riferimenti a responsabilità patrimoniali del medico. Responsabilità pervicacemente riproposte unilateralmente anche nelle successive DGRP n. 1392/01 e n. 203/02.

La concertazione e la negoziazione non sono scelte facoltative o discrezionali ma sono procedimenti espressamente previsti dalla legge, poiché in materia di organizzazione dell'erogazione dei servizi sanitari, il legislatore ha previsto di operare sul piano negoziale con gli operatori sanitari anziché su quello autoritativo. (Parere del Consiglio di Stato , sez. Terza n. 1677/01 su Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica).

I MMG hanno invece sempre creduto alla necessità di negoziare e concertare con la parte pubblica l'organizzazione del servizio sanitario regionale e hanno più volte presentato nelle sedi opportune diverse proposte finalizzate al miglioramento dell’assistenza e alla riorganizzazione del SSR, che potrebbe anche passare attraverso nuovi compiti del medico (come i "minimali, ma utili adempimenti" relativi a codici e scheda individuale). Ma, come ella riconosce, i medici di famiglia sono liberi professionisti, legati al SSR da una convenzione liberamente sottoscritta dalle parti. I medici si aspettano che la Regione rispetti le previsioni contrattuali, anche nella parte relativa alla retribuzione. Pertanto, se si vogliono attribuire nuovi compiti, è necessario concordali, né si può far passare le legittime richieste retributive del medico come mere "conquiste economiche", riducendo la contrattazione a semplice rivendicazione di compensi per il servizio reso. Sorprendono queste affermazioni da parte di un’Amministrazione regionale che non ha ancora saldato quanto dovuto in base ad una convenzione scaduta il 31/12/2000 (arretrati contrattuali).

Quale credibilità si può riconoscere ad una amministrazione che, dopo aver sottoscritto impegni precisi in sede di Comitato Permanente Regionale per la Medicina Generale di corrispondere gli arretrati entro il 30 giugno, dichiara di non volerli onorare ?

I medici di famiglia sono una risorsa che la Regione dovrebbe valorizzare in considerazione delle scelte operate per il potenziamento dell'assistenza territoriale. I MMG possiedono capacità, esperienza e competenza nel settore ed aspirano a mettere questo patrimonio a disposizione della Regione, se solo gliene fosse data la possibilità. Constatiamo, invece, che gli organismi regionali, nelle scelte operate nell'organizzazione del SSR, non si sono mai avvalsi della consulenza dei MMG.

Appare necessario, dunque, riprendere un percorso comune di dialogo tra MMG e Regione Puglia che tenga conto di quanto innanzi specificato attraverso la stesura di un nuovo accordo integrativo regionale che disciplini dettagliatamente i nuovi compiti del MMG e i nuovi servizi territoriali per i cittadini.

In tale ambito, che investe l’intera organizzazione dell’assistenza, potranno essere fattivamente definite ed adottate di comune accordo le linee guida della prescrizione senza prevaricazioni da parte di alcuno.

Certo del suo autorevole intervento, per pervenire nel più breve tempo possibile all’accordo integrativo regionale - al fine di migliorare l’assistenza sul territorio - e nello spirito di amicizia che ha sempre caratterizzato i rapporti con i MMG pugliesi, porgo distinti saluti.

Bari, 10.06.2002

Il Segretario Regionale

Dott. Filippo Anelli

 

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