Cari colleghi la nuova convenzione per la medicina generale ci offre l’opportunità di avviare una serena riflessione sull’organizzazione sanitaria in Puglia.

Il nostro Congresso provinciale, dunque, è la sede più opportuna per fare il punto della situazione nella nostra provincia; per esaminare lo stato di attuazione dell’accordo regionale e offrire prospettive di sviluppo anche alla luce della nuova convenzione.

E’ trascorso un anno di intenso lavoro dal I Congresso Provinciale della FIMMG.

In questo anno abbiamo assistito a cambiamenti fondamentali:

la legge di riforma del SSN n.229 dello scorso anno;

il rinnovo della segreteria nazionale della FIMMG e del suo Comitato Centrale;

la legge sulle nuove esenzioni ticket;

il rinnovo dei consigli degli Ordine dei Medici;

la nuova convenzione.

La FIMMG ha svolto un ruolo fondamentale in ciascuna di queste situazioni. Anche la nostra sezione provinciale non è stata da meno, svolgendo con diligenza il ruolo ad essa assegnata.

Prova ne è stata la compattezza dimostrata dai medici di famiglia della FIMMG di Bari nell’organizzazione dello sciopero, poi revocato, del 27 maggio del 1999 e il coinvolgimento dei parlamentari locali per indurre il Ministro ad accettare le proposte del nostro sindacato, in occasione dell’approvazione dei decreti delegati per la riforma del SSN.

Anche durante il Congresso Nazionale di Santa Margherita in Pula, in Sardegna, abbiamo svolto un importante ruolo propositivo: sia sulle tematiche relative alla riorganizzazione del sindacato (vedi la certificazione delle quote di iscrizione alla FIMMG) e sia sui contenuti della nuova convenzione, chiedendo che si istituisse formalmente una contrattazione aziendale, al fine di rendere più snella l’applicazione della nuova convenzione. Cosa che puntualmente è avvenuta. Abbiamo ricoperto anche un ruolo strategico nella elezione del Segretario Nazionale Mario Falconi e del nuovo comitato centrale.

Sull’applicazione del decreto ministeriale 329 per l’attuazione delle nuove esenzioni ticket, il nostro è stato un ruolo di intermediazione, esercitato con senso di responsabilità e di servizio, tra cittadini e ASL, evitando che i nostri assistiti si trovassero smarriti ed imbrigliati nelle maglie della burocrazia. Fondamentale poi è stato l’intervento della FIMMG al momento della scadenza dei 4 mesi concessi alle ASL per rinnovare le esenzioni. Grazie all’intervento del nostro Segretario Nazionale, il Ministro ha inviato una nota con cui ha chiarito che le scadenze previste dal Decreto erano da considerarsi orientative e, dunque, non potevano assumere un carattere perentorio. Pertanto, le ASL hanno tutto il tempo per effettuare il rinnovo delle esenzioni, prorogato fino al 31 ottobre di quest’anno. Di tutto ciò abbiamo dato notizia agli assistiti, tramite la stampa, ed i nostri iscritti.

Sul rinnovo dei Consigli degli Ordini dei Medici, ogni sezione provinciale della FIMMG si è organizzata per consolidare e guadagnare spazio all’interno di un organismo, quello ordinistico, fondamentale per attuare quelle strategie di tutela e rilancio della nostra professione.

A Bari, come voi tutti sapete, abbiamo organizzato e guidato la lista "Professionalità per la Salute" che ha vinto le elezioni ordinistiche.

Abbiamo smascherato il tentativo di screditare la FIMMG attraverso l’ignobile pratica delle lettere anonime. Abbiamo evitato di consegnare l’Ordine dei Medici di Bari nelle mani dei partiti politici. Abbiamo sconfitto coloro che pensavano che il qualunquismo e il personalismo potessero sostituire l’azione dei sindacati.

Grazie al vostro voto compatto, abbiamo raddoppiato la nostra presenza nel Consiglio dell’Ordine dei Medici di Bari, abbiamo trovato uno spazio, tra i consiglieri, per un rappresentante dei medici in formazione (presenti per la prima volta in assoluto), siamo diventati il gruppo più numeroso tra quelli presenti in Consiglio.

Il dott. Bufano è stato nominato segretario dell’Ordine dei Medici, al dott. Tricarico è stata affidata la delega Enpam, il dott. De Mola presiede la commissione pubblicità, il dott. Bonaduce rappresenta i medici in formazione. A questi cari amici auguro di cuore buon lavoro.

Gran parte dell’azione sindacale è svolta da tanti di voi qui presenti, impegnati a vari livelli nelle diverse ASL. Sono qui a testimoniare la dedizione e la costanza con cui si svolge questo ruolo, spesso ignorato, dalla maggioranza dei colleghi, ma essenziale per la nostra professione, senza il quale, probabilmente, oggi noi non saremmo qui a discutere delle tante conquiste sindacali.

Mi riferisco principalmente a coloro che sono impegnati nelle delegazioni trattanti in tutte le cinque ASL della provincia. Grazie al loro lavoro numerosi servizi sanitari sono stati istituiti a favore dei cittadini della provincia di Bari.

Innanzitutto le vaccinazioni anti influenzali per i soggetti ultra sessantacinquenni. Quest’anno sono state effettuate dai medici di famiglia delle ASL BA 3, BA 4, parzialmente nella BA 1 (in tre dei sette comuni che compongono la ASL).

In queste ASL i soggetti che hanno contratto l’influenza sono stati principalmente i non vaccinati ed i soggetti giovani.

Inoltre si è potuto vaccinare tutti gli anziani che non potevano recarsi negli ambulatori grazie all’istituto dell’ADP.

L’assistenza domiciliare integrata è stata avviata nella ASL BA4; nella ASL BA 2 solo quella geriatrica ed è in fase di avvio anche nella BA 1, BA 3 e BA 5.

I primi dati forniti dalla ASL BA 4, relativi a 300 casi trattati nel 1999, dimostrano reali ed imponenti risparmi, nonché alti indici di gradimento da parte degli utenti.

Anche il lavoro di gruppo tra i medici di famiglia sembra aver riscosso un primo ed importante consenso. L’associazionismo tra medici, oltre a stimolare il medico di famiglia al lavoro di gruppo, si trasforma in prestazioni aggiuntive a favore degli utenti in quanto consente di tener aperti gli ambulatori, nell’ambito dell’associazione, per sei ore al giorno, a tutto vantaggio degli assistiti.

Attualmente in tutte le ASL questo istituto contrattuale è stato applicato.

La formazione continua dei medici di famiglia è un punto a cui la FIMMG tiene molto. Inspiegabilmente le aziende continuano a considerare questa qualificante pratica un inutile spreco di risorse. In altri casi, si è cercato di far passare come formazione alcuni convegni che avevano come unico obiettivo quello di far fare passerella ad alcuni ospedalieri (vedi l’ASL BA 5 e la BA 4).

Consideriamo la formazione del medico di famiglia una cosa seria che deve essere gestita dai medici di famiglia secondo le norme previste dal contratto in ragione delle esigenze formative rilevate tra i medici di famiglia. A questo principio si è ispirata la prima esperienza nella ASL BA 2, mentre nelle altre è tutta da inventare.

Le ASL BA 1 e BA 2 si sono distinte per aver trovato un giusto equilibrio tra le esigenze della ASL e quella dei medici di famiglia nella razionalizzazione della spesa farmaceutica. E’ stato così concordato di applicare quanto previsto dall’art. 8 della Legge 502/91 in merito ai livelli di spesa programmata: esso stabilisce che la quota variabile dell’onorario del medico di famiglia è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla programmazione nazionale, regionale e aziendale compreso il rispetto dei livelli di spesa programmati. Gli obiettivi sono stati raggiunti, ma a tutt’oggi, i medici di famiglia non hanno visto riconosciuto il loro diritto.

Nelle altre ASL abbiamo assistito o ad indifferenza o ad atti di vero e proprio terrorismo (ASL BA 4).

La possibilità di effettuare la prenotazione delle prescrizioni specialistiche e diagnostiche attraverso un collegamento telematico con il CUP della ASL, dall’ambulatorio del medico di famiglia, sembra essere tra i progetti più desiderati dai direttori generali, ma concretamente non ancora realizzati. In particolare, la ASL BA 3 ha sottoscritto un accordo con i medici di famiglia, definendo anche le competenze di quest’ultimo, ma l’attivazione del servizio resta ancora una incognita.

Sul piano regionale, le due delibere di Giunta Regionale (DGR) che hanno prodotto delle vere e proprie modifiche nell’organizzazione sanitaria della nostra regione sono state la n. 1800 del 1998 e la 1003 del 1999.

Con queste due delibere di programmazione economica e finanziaria sono stati definiti i nuovi compiti degli operatori e delle strutture sanitarie, nonché stabiliti i tetti di spesa e la nuova organizzazione economico-patrimoniale delle ASL e delle strutture temporaneamente accreditate.

Una vera e propria riforma per la nostra regione che sul piano metodologico è stata attuata utilizzando delibere di programmazione economico-finanziaria. Il mancato riferimento alle motivazioni politiche e ideali che hanno ispirato, nella sostanza, questa riforma, e la mancanza di un confronto con le parti sociali ed i cittadini, nonchè di un vero dibattito nelle sedi istituzionali rappresentano le premesse negative di questa riforma.

L’approvazione del Piano di Riordino della Rete Ospedaliera rappresenta un ulteriore punto critico del sistema perché aumenta il numero di posti letto nella rete ospedaliera regionale invece che ridurli.

Infatti il Piano Sanitario Nazionale individua in maniera esplicita le attività sanitarie da potenziare: "al fine di orientare l’allocazione delle risorse alla realizzazione della garanzia dei livelli essenziali di assistenza, le Regioni provvedono a definire linee di indirizzo per l’individuazione delle priorità assistenziali verso cui indirizzare le risorse, relativamente alle funzioni e alle attività da potenziare (con particolare riguardo alla prevenzione, sia a livello di assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro, sia a livello di assistenza distrettuale, con particolare riferimento all’azione dei medici di medicina generale) o da depotenziare (come l’assistenza ospedaliera in regime di ricovero ordinario)".

Le contraddizioni insite negli atti regionali si evidenziano nella ripartizione del Fondo Sanitario Regionale (FSR) che attribuisce all’assistenza ospedaliera, per l’anno 1998, il 55,2% del FSR e per l’anno successivo il 52% rispetto a quanto preventivato dagli atti di indirizzo nazionale che prevedono per il triennio 1998-2000 un indice del 46,5%.

Naturalmente tutto a discapito dell’assistenza distrettuale e dei servizi di cui questa si compone:

assistenza sanitaria di base,

assistenza farmaceutica,

assistenza specialistica ambulatoriale,

assistenza territoriale e semi residenziale,

assistenza residenziale sanitaria.

"La rete ospedaliera pugliese, si legge su "Prometeo" – uno studio sullo stato di salute degli italiani 1999 – pubblicato dal Ministero della Sanità, presenta complessivamente un indice di 6,5 posti letto per 1.000 abitanti contro una media nazionale di 5,9." Il tasso di utilizzazione (le giornate di degenza diviso i posti letto per 365) regionale è pari al 73,3% contro una media nazionale del 77,6%.

Come si evince, gli indici sono superiori alla media nazionale: per questo non trova giustificazione l’aumento dei posti letto previsti dal piano regionale.

E’ evidente che, in queste condizioni, l’incentivazione dei servizi territoriali non interessa nessuno. I Direttori Generali considerano tali servizi un aggravio di spesa, non potendo ridurre i fondi all’assistenza ospedaliera per incentivare quella territoriale.

L’assistenza domiciliare integrata, cioè la vera alternativa al ricovero per i malati che possono essere seguiti a casa dal medico di famiglia, dallo specialista, dagli infermieri e dai terapisti della riabilitazione (come i malati neoplastici) rappresenta ancora un obiettivo da raggiungere. Mentre in altre regioni italiane il numero di ADI supera abbondantemente le decine di migliaia, in Puglia non si raggiunge ancora il migliaio.

Le RSA (Residenze sanitarie assistite), l’altra alternativa al ricovero ordinario perché consentono di effettuare la riabilitazione o la convalescenza in strutture con rette diurne nettamente inferiori a quelle ospedaliere, sono bloccate dalla solita burocrazia e da una gestione degli appalti su cui si è rivolta l’attenzione della Corte dei Conti.

Nonostante la Delibera di Giunta Regionale 1003/99 abbia attribuito più risorse all’Ospedale di quanto previsto dagli indici nazionali, le residue risorse attribuite con la stessa delibera alla medicina generale, il 16,28% per l’anno 1999, sono ulteriormente decurtate nei bilanci delle ASL che disattendono clamorosamente le disposizioni regionali.

In generale i bilanci delle ASL non attribuiscono più del 10% alla medicina generale (nella ASL BA4 a fronte di un bilancio di circa 1000 miliardi alla voce medicina di base nel bilancio di previsione per gli anni 1999 e 2000 sono previsti 67 miliardi: meno del 7%).

Il sistema previsto dalle due delibere regionali si poggia sull’attribuzione dei tetti di spesa ad ogni struttura ex convenzionata e temporaneamente accreditata. Cioè, tali soggetti non possono superare globalmente per l’anno in corso il tetto di spesa stabilito dalla delibera di GR. Al fine di obbligare le strutture temporaneamente accreditate al rispetto del tetto di spesa, esse sono state definite mandatarie delle ASL e, quindi, responsabili con il proprio patrimonio dell’eventuale mancato rispetto del mandato (tetto di spesa).

Per analogia anche i medici di famiglia sono stati definiti mandatari delle ASL al fine di obbligarli al rispetto dei tetti di spesa fissati dalla Delibera 1003/99.

Contro tale impostazione abbiamo duramente reagito e ottenuto, con delibera di GR n.1832/99, che i medici di famiglia non possono essere considerati quali mandatari delle ASL.

La ripartizione del FSN tra le varie Regioni, che avviene in maniera diversificata in ragione della popolazione residente pesata per età, è stata più volte oggetto di polimiche.

In realtà se osserviamo gli indici di spesa totale, pubblicati su "Prometeo", la Puglia (103,8) si colloca al di sopra della media nazionale (100), mentre la spesa diretta: personale e beni e servizi (55,2), sono ben al di sotto della media nazionale (61,8). Gran parte della spesa, infatti, in Puglia viene erogata all’Ospedalità convenzionata (18,1) contro una media nazionale di gran lunga inferiore (10,8).

Correggendo questi dati, cioè "pesandoli" per classi di età (vale a dire: per un anziano il SSN spende molto che più per un soggetto giovane), la Puglia passa dal 7° al 3° posto tra tutte le regioni per la spesa sanitaria pro capite pesata, mentre l’Emilia Romagna scende dal 2° al 10°, così come la Liguria passa dal 4° al 20° posto, in quanto queste regioni registrano una popolazione anziana maggiore rispetto a quella pugliese ed alle altre regioni meridionali.

"Ciò prova, si legge su "Prometeo", l’esistenza di una differente capacità di controllo della spesa, e si evidenzia come, a parità di bisogno assistenziale, la maggioranza delle regioni del sud spende di più in quota pro capite, rispetto alle regioni del centro nord, che al contrario, dimostrano di avere una maggiore capacità di contenimento dei costi, presentando valori pro capite per popolazione standardizzata più bassi di quelli effettivi".

Ovviamente la ripartizione della quota capitaria stabilita dalla Regione tra le varie ASL della Puglia non tiene conto del criterio nazionale relativo alla "pesatura" per età dei cittadini.

Vicenda influenza.

Abbiamo subito in tutta Italia un grave attacco all’immagine della nostra professione.

Ciononostante, siamo riusciti a parlare dei nostri problemi ed a dimostrare come tale campagna era basata solo sull’opinione di qualcuno e non su dati statisticamente provati.

Anzi, la coincidenza con lo studio Influnet, condotto da molti medici di famiglia sulla reale incidenza dell’influenza in Italia, ed i risultati pubblicati dallo studio 606 sull’epidemia influenzale dello scorso anno hanno consentito di rispondere con dati certi alle allusioni della stampa e di qualche disinvolto specialista.

In Puglia abbiamo anche dovuto contestare il nostro assessore regionale che, per sconosciute ragioni, pretendeva di "precettare" i medici di famiglia per far fronte ad una normale epidemia influenzale. Il tutto corroborato anche da violazioni di norme contrattuali che rendevano il caso particolarmente grave.

E’ stato avviato in Puglia il nuovo sistema informatico regionale. Abbiamo l’onore ed il piacere di ospitare il Direttore Generale della SVIM Service che gestisce il sistema.

I Medici di famiglia non possono che essere entusiasti che vi sia un sistema informatico regionale unico per tutta la Puglia in grado di fornire dati e prestazioni in tempo reale.

Abbiamo, tuttavia, dovuto constatare che alla partenza (1 gennaio di quest’anno) forse non tutto era pronto. Infatti, il passaggio dai codici regionali ai codici fiscali pone ancora oggi numerosi problemi. Innanzitutto, non tutti i libretti sanitari riportano il codice fiscale. Compito, ricordo, d’esclusiva competenza delle ASL. In data 29 dicembre abbiamo reso nota questa inadempienza all’assessorato regionale alla sanità. Conclusione: gli assistiti si sono arrangiati da soli: molto hanno fotocopiato il proprio codice fiscale ed i medici si sono dovuti sobbarcare l’ulteriore onere dell’aggiornamento dei loro archivi e si sono fatti promotori di un’azione educativa nei confronti dei cittadini. Inoltre, molti codici fiscali contenuti negli elenchi forniti dalla SVIM Service sono tuttora errati. Tutto ciò provoca in noi una forte preoccupazione circa la reale ed effettiva rilevazione dell’anagrafe degli assistiti per ogni singolo medico. Infatti, sulla base all’anagrafe degli assistiti si ottengono i dati relativi alle nostre prescrizioni (per la determinazione dei tetti di spesa) e si calcolano le nostre competenze.

Sono ormai tre mesi che i nostri stipendi non contengono le voci relative alle PPIP, all’ADP, all’ADI, ed alle vaccinazioni. Non credo sia più possibile tollerare questa grave omissione.

Particolarmente grave è, inoltre, la situzione nella ASL BA 4 dove lo stipendio di febbraio non è stato ancora corrisposto.

La segreteria provinciale, dopo aver esperito ogni sorta di tentativo, ha messo in mora il Direttore Generale.

Ancor più grave è la situazione dei medici di continuità assistenziale ( i medici di guardia).

L’inefficienza del sistema qui sconta l’ingiustificabile e colpevole ritardo da parte dell’assessorato alla sanità per la stesura della convenzione con la SVIM Service per il calcolo degli stipendi ai medici di guardia.

Davanti a tali gravi violazioni contrattuali, abbiamo inviato alla ASL BA 4 una diffida stragiudiziale, al fine di far conoscere al Direttore Generale la nostra ferma volontà di adire le vie legali nel caso in cui tale disservizio dovesse persistere.

Si apre così una vertenza che porterà, inevitabilmente, il sindacato a proclamare lo stato di agitazione con gravi conseguenze sull’erogazione del servizio e soprattutto alla interruzione di ogni tipo di accordo con le ASL, compreso quello sul rispetto dei tetti di spesa.

E’ stato necessario anche assumere una dura posizione nei confronti del Ministero della Pubblica Istruzione circa le disposizioni impartite per la certificazione inerente lo svolgimento dell’educazione fisica nelle scuole.

Come è a voi tutti noto, lo svolgimento dell’educazione fisica durante le ore scolastiche non richiede alcuna certificazione medica. Il Ministero della Pubblica Istruzione con una Ordinanza Ministeriale ha invece inserito, tra i documenti da presentare all’atto dell’iscrizione, tale certificazione.

Abbiamo, dunque, fatto osservare ai funzionari ministeriali che tale determinazione non aveva alcun fondamento giuridico e, pertanto, i medici di famiglia non avrebbero rilasciato tale certificazione anche in considerazione del fatto che non è prevista nella loro convenzione.

I risultati di questa ricerca, il cui merito va attribuito alla competenza e alla professionalità dell’avv. Michele Langiulli – nostro consulente legale, sono stati divulgati in tutta Italia e possono essere consultati sulla nostra pagina web.

La pagina web della FIMMG di Bari, curata con grande efficienza e bravura dal nostro Giancarlo Tricarico, ha reso un servizio incommensurabile alla nostra sezione. Il sito della FIMMG di Bari è un biglietto da visita per la nostra sezione: ha fatto conoscere in tutta Italia le nostre attività, ha suscitato stima ed ammirazione in quanti ci hanno conosciuto, ha reso servizi utili a tutti i medici di famiglia, pubblicando tempestivamente e con puntualità informazioni utili alla nostra professione. Un esempio è quello relativo alle certificazioni per l’educazione fisica, ma anche la pubblicazione delle norme del codice della strada che regolano la certificazione per la esenzione per l’uso delle cinture di sicurezza.

In quattro mesi abbiamo superato abbondantemente i 4000 contatti.

Grazie a questa competenza acquisita dal dott. Tricarico, il responsabile della sezione telematica della FIMMG Nazionale gli ha affidato la cura del settore telematico relativo alla solidarietà del nostro sindacato ed, in particolare, del progetto "Scegli la Vita".

"Scegli la Vita" è un progetto di adozioni a distanza.

Si tratta di "un’adozione ideale" di un bambino sconosciuto e non è una adozione legale.

Per tradurre in gesti concreti la solidarietà, la segreteria nazionale ha deciso di sostenere un programma di adozioni a distanza a favore dei bambini poveri, affidando l’organizzazione ed il coordinamento alla sezione provinciale di Bari.

Un grande sindacato, come la FIMMG, si caratterizza non solo per le conquiste contrattuali a favore dei cittadini e dei suoi iscritti, ma anche per la sensibilità che mostra verso le persone più povere del pianeta.

Tra questi vi sono sicuramente i bambini indios del Perù della regione Apurimac.

Apurimac è una regione tra le più povere del mondo.

Il Consiglio Nazionale del 24 e 25 marzo 2000, tenutosi a Cortina D'Ampezzo nell'ambito del Convegno Nazionale Quadri, sentita la nostra relazione, ha approvato la proposta del Segretario Nazionale, dott. Mario Falconi, di avviare questo progetto d'adozione a distanza a favore dei bambini del Perù della regione Apurimac.

Il progetto, denominato "Scegli la Vita", prevede l'adozione da parte d'ogni Sezione Provinciale o Regionale di almeno un bambino. Ovviamente, le Sezioni più numerose potrebbero adottare più bambini.

Per ogni adozione bisogna versare all'Associazione APURIMAC la somma di L. 50.000 al mese.

Le somme raccolte serviranno per la realizzazione di microprogetti finalizzati al sostentamento dei bambini peruviani secondo un protocollo d'intesa sottoscritto dal dott. Mario Falconi e da Padre Pietro Bellini, rispettivamente Segretario Nazionale FIMMG e Presidente dell'Associazione APURIMAC.

Il Piano Sanitario Regionale.

Come è a tutti noto, la Puglia non si è mai dotata di un Piano Sanitario Regionale. Tale mancanza si riverbera sulle programmazioni sanitarie delle Aziende Sanitarie e dei Distretti.

In una nota di questa segreteria provinciale, diffusa dai mass media all’inizio del mese di febbraio, si ribadiva "la nostra disponibilità a collaborare alla stesura del Piano Sanitario Regionale, senza il quale ogni iniziativa rischia di essere vanificata dalla mancata programmazione.

Non è più sostenibile, si leggeva nella nota, che la sanità in Puglia sia gestita senza uno strumento importante quale il Piano Sanitario Regionale. Una scelta prioritaria su cui le forze politiche, alla vigilia di una competizione elettorale, devono confrontarsi per ottenere quel consenso necessario per essere legittimati alla gestione della cosa pubblica".

Ancora una volta dobbiamo constatare che la nostra disponibilità è stata ignorata, i nostri suggerimenti non presi in considerazione, i nostri inviti trascurati.

La bozza del Piano Sanitario Regionale, inviata ai sensi del DL 502/92 al Ministero della Sanità proprio nel febbraio scorso, ha ottenuto parere negativo ed è stato accompagnato da una dettagliata relazione nella quale si evidenziano gravi carenze sul piano normativo e di programmazione nella stesura del piano.

"Il documento risulta, afferma il Ministro Rosi Bindi, profondamente carente in relazione all’evoluzione della normativa che si è realizzata negli ultimi anni, in particolare sull’organizzazione ed il funzionamento dei servizi, e richiede un’incisiva revisione dell’impostazione generale, di tutti i progetti obiettivo e delle azioni di programmazione in esso contenute".

Insomma un’accusa, dalla massima autorià sanitaria italiana, di incompetenza e superficialità nella redazione del più importante documento di programmazione sanitaria regionale.

"Non risulta, continua il Ministro Bindi, che il documento sia improntato alla promozione della salute e si concretizzi in indicazioni alle aziende sanitarie per lo sviluppo dei relativi programmi operativi".

Un piano inutile perché non finalizzato alla promozione della salute!

Ed il Ministro spiega il perché: "per la quasi totalità delle aree considerate, non è presente un’analisi epidemiologica sullo stato di salute della popolazione, dei bisogni sanitari ad esso correlati, nonché della risposta offerta dai servizi esistenti, dei consumi sanitari rilevati e della loro distribuzione sul territorio regionale. Non è riportata, inoltre, l’analisi della mobilità sanitaria, che rappresenta un elemento rilevante per guidare le scelte di potenziamento e riequilibrio dell’offerta regionale".

Sono quasi due anni che i medici di famiglia denunciano pubblicamente proprie queste carenze! Da quando, cioè, la ASL BA 4 ha tentato di introdurre il tetto per la spesa farmaceutica di 200.000 lire per assistito.

Come è possibile stabilire dei tetti di spesa per gli ospedali, le strutture ex convenzionate, la farmaceutica, la diagnostica strumentale, la specialistica ed i ricoveri senza un’analisi precisa dei bisogni assistenziali della popolazione ed una indagine conoscitiva dell’offerta dei servizi?

Nell’ottobre scorso, alla presenza del Ministro, abbiamo denunciato l’estremo disagio con cui i medici di famiglia della Puglia vivono questo problema.

"Non si tratta, dicevamo al Ministro, di una contestazione del principio dei "livelli di spesa programmata", quanto della metodologia con cui sono stati introdotti".

Abbiamo espresso, così, al Ministro la nostra preoccupazione che deriva dalla constatazione che la mancata programmazione a livello regionale può vanificare la domanda di salute da parte dei cittadini.

D’altronde, come non convenire con il Ministro Bindi quando afferma che un Piano Sanitario Regionale deve prevedere "strategie per il cambiamento" che richiedono, per lo sviluppo della rete territoriale, "oltre alla definizione del ruolo del distretto, investimenti precisi in materia di risorse umane e finanziarie".

La nuova convenzione prevede proprio questo: l’attuazione dell’art. 3-quater, comma 2 del D.L.vo 502/92 nell’ambito delle risorse assegnate al distretto, per il perseguimento degli obiettivi di salute della popolazione di riferimento.

In altri termini, l’autonomia tecnico-gestionale ed economico-finanziaria del Distretto, con contabilità separata all’interno del bilancio dell’Azienda.

Questa La nuova organizzazione del Distretto socio-sanitario, con l’autonomia economico-gestionale che la legge gli riserva, prevede la partecipazione dei medici di famiglia ai momenti di programmazione e gestione di tutte le attività distrettuali, attraverso l’istituzione dell’Ufficio di Coordinamento.

Ma tale autonomia economico-finanziaria è anche lo strumento più importante per consentire di allocare risorse sul territorio e fornire più servizi ai cittadini.

L’attuazione di questo principio costringerà i Direttori Generali ad assegnare al territorio almeno quelle risorse previste dalla programmazione regionale (vedi DGR 1003/99):

16,29% alla medicina generale;

4,48% all’assistenza anziani;

11,64% alla specialistica;

10,59% alla farmaceutica.

Praticamente se esaminassimo, a titolo esemplificativo, il bilancio della ASL BA 4 per l’anno 1999 osserveremmo:

un finanziamento derivante dal riparto del FSR di 948.958.344.000 lire;

una voce in uscita per l’assistenza medico generica e convenzionata di Lit. 67.300.000.000, pari al 7% del finanziamento derivante dal FSR.

Se fosse applicata la percentuale del 16,29 % (così come previsto dalla DGR 1300/99) la voce in uscita per la medicina generale dovrebbe essere di Lit. 154.585.314.238 con una differenza di L. 87.285.314.238.

Portando alle estreme conseguenze tale concetto, si potrebbe affermare che sarebbe possibile spendere per l’applicazione del nostro contratto ben 87 miliardi nella sola ASL BA 4.

Per avere un’idea della ricaduta che tale stanziamento sarebbe in grado di produrre sui vari istituti contrattuali vi fornisco, a titolo puramente esemplificativo, l’applicazione degli articoli relativi all’associazionismo:

40%

assistiti 236.423

L. 1.182.114.000

Associazionismo

7%

assistiti 41.374

L. 289.617.930

Rete

6%

assistiti 35.463

L. 319.170.780

Medicina di gruppo

L. 1.790.902.710

Totale

Volendo erogare tali contributi al 100% dei colleghi, la spesa sarebbe di:

40%

assistiti. 236.423

L. 1.182.114.000

Associazionismo

40%

assistiti. 236.423

L. 1.654.959.600

Rete

20%

assistiti 118.211

L. 1.063.902.600

Medicina di gruppo

L. 3.900.976.200

Totale

 

Per quanto riguarda l’ADI, se l’ASL stanziasse quanto programmato dalla DGR 1300/99, cioè il 4,48% previsto per l’assistenza agli anziani, si potrebbe disporre di una somma pari a Lit. 42.513.333.811.

Attualmente la ASL BA 4 ha speso per l’anno 1999 Lit. 1.200.000.000 per 300 ADI.

Medici in formazione.

Ribadiamo il nostro convinto sostegno alla Segreteria Nazionale per le scelte contrattuali operate a favore dei medici in possesso dell’attestato di formazione.

In particolare, condividiamo la necessità di individuare, a livello regionale, la percentuale dell’80% per la riserva dei posti a favore dei medici in possesso dell’attestato di formazione.

Ai colleghi che si stanno mobilitando per ottenere dal Parlamento la legge di sanatoria per tutti coloro che hanno iniziato il corso di formazione con ritardo a causa di inadempienze regionali, la FIMMG Bari assicura il massimo sostegno.

I medici di famiglia di Bari dichiarano la loro disponibilità a contribuire alla costruzione di un sistema sanitario equo e giusto nella nostra regione.

A chi ci amministra, da parte nostra, chiediamo scelte chiare per rendere operativa la nuova convenzione e la legge di riforma del SSN.

In particolare chiediamo:

  1. di rendere operativi i distretti, formando adeguatamente il personale dirigente e attribuendogli l’autonomia economico – finanziaria prevista dalla legge "Bindi";
  2. di migliorare gli standard ospedalieri senza un ulteriore aumento dei posti letto;
  3. di sostenere le politiche sanitarie del territorio attraverso l’incentivazione dei servizi territoriali tra cui, in primo luogo, l’ADI;
  4. di favorire il lavoro di gruppo dei medici di famiglia attraverso il quale operare concretamente per la razionalizzazione della spesa farmaceutica e specialistica;
  5. di facilitare il lavoro comune tra medici di famiglia e ospedalieri per superare inutili conflittualità e consentire la realizzazione di comuni percorsi diagnostici e terapeutici.

Più di ogni altra cosa, chiediamo di accantonare e superare la comoda logica secondo la quale il medico di famiglia è solo un "ordinatore" di spesa.

Crediamo che i medici di famiglia in questo paese siano una grande risorsa:

Questa risorsa è a disposizione della Regione Puglia, siamo certi che nessuno vorrà vanificarla.