Lettera aperta al TDM di Lecce

L'articolo: "Per evitare il ticket basta con gli sprechi" e commento del TDM di Lecce

Lettera aperta al TDM di Lecce

Caro Ferruccio,

ho letto il tuo commento all’articolo di Lino De Matteis apparso sul Nuovo Quotidiano Puglia del 3/11/2006. Sia per l’amicizia che mi lega a te e alla tua associazione, nonché per la condivisione dei principi che ispirano cittadinanza attiva ho deciso di scriverti questa articolata lettera. Perdonami per la eccessiva lunghezza, però il mio intervento può essere un contributo al dibattito - senza la pretesa di essere esaustivo – reso con spirito di onestà.

Certo, se l’assessore parla di sprechi nella spesa farmaceutica la responsabilità non può essere addebitata ai cittadini!!!!

Dovrebbe essere correttamente attribuita a coloro che prescrivono. Anche questa affermazione, però, che sembra essere la logica conclusione del ragionamento fatto dall’assessore, non è vera.

Di fatto, non credo che esistano in Puglia medici che prescrivono medicinali a soggetti che non ne hanno la necessità.

Vorrei rendere ancora più esplicito il mio pensiero.

Le categorie che in genere sono sotto accusa per la spesa farmaceutica sono i farmaci inibitori di pompa che servono a curare ulcere e gastriti e a prevenire i danni da antinfiammatori come emorragie gastriche, specie nei soggetti anziani; i farmaci per curare la pressione arteriosa e le cardiopatie; gli antibiotici. Poi, vi sono farmaci superspecialistici e molto costosi, prescrivibili solo con il piano terapeutico redatto da uno specialista pubblico, che sono mediamente in alcuni settori in aumento rispetto alla media italiana.

Come potrai sicuramente intuire l’analisi e quindi il controllo della spesa farmaceutica è molto complessa in quanto intervengono svariati fattori.

Ma continuiamo il ragionamento iniziato prima.

L’accusa che ci viene rivolta è che usiamo fare con questi farmaci molto prevenzione: cioè ridurre i casi che possono andare incontro alle emorragie gastriche in quanto prescriviamo molti di questi farmaci. Non solo, l’analisi dei dati, secondo notizie divulgate dall’ares – che presumiamo veritiere in quanto i dati sulla spesa farmaceutica non sono di dominio pubblico e quindi non possono essere consultati dai cittadini, dimostra che i medici utilizzano i medicinali con il costo più alto nella stessa classe di farmaci: come ad esempio gli inibitori di pompa per la prevenzione delle emorragie gastriche. Orbene, il prezzo dei farmaci è stato stabilito dallo Stato e la prescrizione avviene secondo le indicazioni ministeriali riportate nel foglietto illustrativo contenuto all’interno di ogni scatola di farmaci. Al medico è fatto obbligo di rispettare solo e soltanto le indicazioni ministeriali. A parità di indicazioni il medico è libero di scegliere il farmaco sulla base di una serie di parametri: farmacodisponibilità (varia da farmaco a farmaco) farmacocinetica, interazioni farmacologiche, emivita, indicazioni diverse, modalità di eliminazione del farmaco dall’organismo (via biliare o renale da esempio), ecc. La prescrizione necessita quindi di una serie di parametri che devono essere attentamente valutati dal medico in ragione del singolo soggetto che deve essere curato e non può essere in alcuna maniera generalizzata, Infatti, se fosse così semplice non avremmo più bisogno ne dei medici ne dei farmacisti: infatti, basterebbe avere un distributore automatico, così per il mal di testa servirebbe solo spingere il tasto blu, per l’ipertensione quello verde e per il diabete quello giallo. Continuando in questo ragionamento, anche il Ministero non dovrebbe più immettere in commercio e quindi rendere prescrivibili i nuovi farmaci che, sulla base della ricerca, sembrano avere sì le stesse indicazioni – nella stessa classe di farmaci (gli inibitori di pompa) – e diverse e migliori proprietà terapeutiche e, grazie a queste caratteristiche, costi più alti. Infatti, se i farmaci fossero tutti uguali che necessità ci sarebbe di introdurre nuovi farmaci a costi esorbitanti!!!!!!!

Ma, se i farmaci più costosi sono anche quelli che hanno migliori proprietà terapeutiche (sto ovviamente semplificando per esplicitare meglio il mio pensiero) il cittadino che si reca dal medico come si aspetterebbe di essere curato? Con il farmaco migliore per la sua patologia anche se più costoso o semplicemente con il farmaco a più basso costo?

L’idea di rimborsare il farmaco generico-bioequivalente rispetto al farmaco griffato – più costoso - è stata una iniziativa del Governo assunta oltre tre anni fa e può essere considerata, sul piano etico da parte dei medici, una scelta giusta e condivisa. Ma è cosa ben diversa dall’iniziativa che vuole assumere la Regione Puglia. Mentre per il farmaco generico si tratta della stessa molecola, ossia dello stesso principio attivo, e quindi della stessa efficacia, per cui se il cittadino desidera il farmaco griffato e più costoso è giusto che paghi la differenza; per l’iniziativa regionale del prezzo di riferimento per classe farmacologia omogenea si tratta di farmaci diversi che pur avendo le stesse indicazioni terapeutiche hanno caratteristiche farmacologiche diverse e quindi possono essere usati a seconda delle caratteristiche del malato che si presenta al medico. In questo caso la Regione rimborserebbe solo il farmaco meno costoso. Una iniziativa che potrebbe essere giustificata solo come straordinaria in quanto i pazienti che necessitano di quella determinata molecola, in genere più costosa, dovrebbero, loro malgrado, pagare la differenza di prezzo tra il farmaco meno costoso e più “obsoleto” in quanto presente da molti anni sul mercato e quello più recente e frutto delle ultime ricerche, ma sicuramente molto più costoso.

E questo in nome di quale principio? Mi pare sia assolutamente inopportuno richiamare l’appropriatezza prescrittiva. L’iniziativa del contenimento della spesa farmaceutica che coinvolge in questa maniera i medici non può che essere giudicata come il tentativo di condizionare l’esercizio dell’arte medica alla disponibilità economica. Come medici rifiutiamo l’idea di trasformarci in ragionieri dello stato. Rivendichiamo la libertà professionale perché è garanzia di indipendenza e di qualità nell’esercizio della professione. Se il trattamento di una determinata patologia dovesse essere condizionato, il medico non onorerebbe il suo giuramento di fedeltà alla professione. Infatti, il medico dovrebbe sempre curare il malato nella maniera migliore possibile in scienza e coscienza. Coscienza significa etica professionale: fare sempre gli interessi del paziente per rispondere al meglio alle aspettative di salute del cittadino. Scienza significa appropriatezza. Cioè curare le malattie o prevenirle attenendosi alle nozioni scientifiche che rappresentano, in questo determinato momento, il punto di riferimento che appare quello più adeguato per curare o prevenire una determinata patologia. Questo non significa necessariamente risparmiare.

Infatti, dalle notizie che trapelano dall’ares i medici sono accusati di prescrivere molte “statine”. Questi sono farmaci formidabili in quanto riducono il livello di colesterolo nel sangue. Ma dalle evidenze scientifiche emerge un dato inconfutabile: i soggetti che assumono tali farmaci, come i diabetici - al di là dei livelli di colesterolo, riducono drasticamente il rischio di andare incontro ad un infarto del miocardio o ad un ictus cerebrale. Anzi, non solo abbassano il rischio di queste malattie, ma riducono il tasso di mortalità. Ora, secondo te quale dovrebbe esser il compito del medico? La risposta non solo è ovvia, ma si dovrebbe pretendere che lo stato incentivi e aiuti il medico a fare bene il suo lavoro. Orbene, il progetto per la prevenzione di tali malattie, calcolando il rischio cardiovascolare nella popolazione pugliese, giace in qualche ufficio da qualche anno!!!!!!!!!

Nessuno categoria, purtroppo, è esente dalla presenza di “mele marce”. Questo vale anche per i medici e tutti siamo impegnati a liberarcene.

Quindi, quali dovrebbero essere il sistema per razionalizzare la spesa farmaceutica?

Dovremmo entrare nell’ottica che la spesa farmaceutica si governa con provvedimenti di tipo amministrativo.

IL tentativo di scaricare le responsabilità sui cittadini o sulla classe medica è demagogico e strumentale, in quanto nasconde le vere responsabilità che sono politico-amministrative!

La distribuzione dei farmaci ad alto costo compresi nell’elenco PHT attraverso le farmacie territoriali sta dando ottimi risultati. Se fosse stato introdotto prima, come nelle altre regioni, oggi forse saremmo già in una fase virtuosa. Perché non è stato introdotto prima?

Altro provvedimento su cui si può concordare è la distribuzione diretta dei farmaci alla dimissione ospedaliera o al termine di una visita ambulatoriale e specialistica. La fornitura di farmaci in tutti i casi di assistenza domiciliare. L’avvio delle commissioni sull’appropriatezza, in quanto è possibile così uniformare i comportamenti dei medici in base alle evidenze scientifiche. La formazione del personale medico per l’avvio di procedure di condivisione delle terapie come l’adozione dei protocolli diagnostico.terapeutici. L’informazione ai cittadini

I cittadini dovrebbero vigilare perché tutto questo avvenga. Appare strano però che la commissione regionale per l’appropriatezza, in cui sono presenti anche i rappresentati di cittadinanza attiva, non abbia discusso di queste proposte e non abbia avuto il modo di esaminare i dati relativi alla spesa farmaceutica di quest’anno.

La trasparenza è un valore che non può essere richiamato solo quando fa comodo. Essa è uno stile e una colonna della democrazia.

Un cordialissimo saluto.

Filippo Anelli

 

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