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Caro Direttore,
la vicenda della
truffa in sanità in Puglia ha scosso la coscienza di molti
cittadini e ha messo a nudo un sistema, quello sanitario, che
"facilmente" si prestava a tentativi di truffa da parte
dei vari operatori sanitari. Ciononostante, questa vicenda resta un
fenomeno minoritario e marginale, ma in grado di far emergere forti
interrogativi sulle ragioni di simili comportamenti.
Fermo restando che
ogni tentativo di truffa deve essere condannato e che non esistono
giustificazioni di sorta, il fenomeno, tuttavia, merita una seria
riflessione.
Non vi sono dubbi
sul fatto che oggi la distinzione tra bene e male, lecito ed
illecito, permesso e proibito, si è molto affievolita sotto i colpi
del relativismo etico.
Tuttavia, anche la
Politica ha le sue responsabilità!
Non solo per i
sistemi di monitoraggio e controllo posti in essere con grande
fatica. Ma, soprattutto per la filosofia di fondo che ha
contraddistinto l’azione di una certa politica tesa a considerare
il servizio sanitario come un "problema" economico il cui
vero obiettivo è ancora solo il pareggio di bilancio!
Ma il sistema
sanitario non può essere misurato e considerato solo sotto il
profilo economico. Esso, come afferma Alessio Viola è "terra
di frontiera in cui convivono economia, politica, capacità di
amministrare, valori morali ed etica che dovrebbero sovrintendere a
tutta l’attività".
Scegliere di fare
il medico oggi, per la stragrande maggioranza dei sanitari,
significa ancora dedizione al malato, lotta al dolore e alle
sofferenze umane, stimolo a ricercare soluzioni per migliorare l’esistenza
umana, prevenzione delle malattie, sostegno umano e psicologico
verso chi soffre.
Un patrimonio di
valori, alla base di questa professione, che costituisce una
ricchezza che appartiene a tutti i cittadini, che non può essere
dissipato per colpa di coloro che per ignavia o per disinteresse
assistono impassibili al linciaggio morale di questa professione.
Oggi, il medico che
ha scelto di fare questa professione, secondo i principi e i valori
innanzi citati, si trova solo. Solo di fronte alla propria
coscienza, senza più il conforto collettivo di coloro che credono
in questa "missione".
Così al medico
oggi il Servizio Sanitario Regionale chiede il risparmio, non l’obiettivo
di salute, il controllo della domanda, non la programmazione delle
attività sanitarie tese a migliorare lo stato di salute dei
cittadini.
Il medico è
lasciato solo davanti a quei principi su cui ha giurato fedeltà.
Valori che non sono più elementi di merito per lo svolgimento della
professione. Si è bravi medici, infatti, se si tiene sotto
controllo la spesa. A nessuno interessano i criteri o i parametri
per valutare la qualità dell’assistenza e per verificare l’efficacia
delle prestazioni.
I medici, dunque,
si sentono abbandonati. Nonostante abbiano contribuito a raggiungere
risultati lusinghieri sotto il profilo della tutela alla salute,
risultando la Puglia la settima regione in Italia per produzione di
salute, così come risulta dall’indagine Prometeo dell’Università
Torre Vergata di Roma, i medici saranno sottoposti per la loro
attività al controllo della Guardia di Finanza.
È stato
sottoscritto, infatti, il protocollo d’intesa tra la Regione
Puglia e la Guardia di Finanza al fine di assicurare "una
mirata azione preventiva volta ad individuare eventuali azioni
illegittime, in danno della Regione Puglia, in materia di spesa
sanitaria".
Tale protocollo
prevede che siano inviati alla Guardia di Finanza le "informazioni
e gli elementi utili e necessari per consentire lo svolgimento dell’attività
di collaborazione, sulla base dei quali saranno individuati gli
elementi indicativi di inefficienza, diseconomie ovvero di
situazioni potenzialmente irregolari tali da rendere necessari
riscontri" (art. 2, comma 2). E’ chiaro però che le
inefficienze e le diseconomie non hanno nulla a che vedere con la
prevenzione e la repressione dei reati. Correggere le inefficienze e
le diseconomie è, invece, un compito che appartiene alla Politica e
all’Amministrazione pubblica e non può essere affidata ad altri
soggetti né tantomeno alle forze dell’ordine, le quali peraltro
già svolgono egregiamente il proprio compito.
Il rapporto tra
organi amministrativi e polizia è già codificato dalla Legge e non
necessita di alcun protocollo di intesa, salvo la volontà di
migliorare il coordinamento per meglio rispondere alle esigenze di
efficienza che ogni amministrazione è tenuta ad assicurare nel
rispetto dei propri precipui compiti, istituzionalmente previsti.
La rinuncia da
parte della Politica a svolgere il proprio ruolo nel servizio
sanitario regionale aggrava il senso di solitudine da parte degli
operatori ed è un chiaro segno di sfiducia verso il sistema.
I medici,
ciononostante, non hanno rinunciato al loro servizio sanitario!
La politica sì! Ed
è questo il suo fallimento
Filippo Anelli
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