Lo spettro del sottofinanziamento del SSN è ancora più grande nel Mezzogiorno

Lettera al Direttore de "La Repubblica"

Caro Direttore,

il tema della devolution e del sottofinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale continua ad essere all’attenzione del dibattito tra le istituzioni, le forze politiche e sociali.

È significativo, questa volta, che a porre tale questione non sia la FIMMG, bensì i Presidenti delle Regioni Italiane al termine dell'assemblea del 23 giungo u.s.

"Siamo di fronte ad un problema enorme", ha affermato il Vasco Errani, vicepresidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni Italiane, "rispetto alla sostenibilità finanziaria dei livelli essenziali di assistenza nella sanità".

I Presidenti delle Regioni Italiane lanciano l'allarme: "Sono problemi che vanno affrontati con la massima serietà intorno ad un tavolo istituzionale in grado, ad esempio, di ragionare e di decidere sul reale finanziamento delle competenze di Regioni ed enti locali. Il rischio di uno scollamento istituzionale è serio", ha continuato Vasco Errani.

Per la sanità mancano, infatti, circa 6 miliardi di euro per assicurare i livelli essenziali di assistenza. Una cifra notevole, che preoccupa le Regioni a tal punto da considerare tale sottofinanziamento una vera “emergenza finanziaria” del Servizio sanitario Nazionale.

“Affinché non sia sottofinanziato”, ha ribadito Romano Colozzi – assessore al bilancio della Lombardia, “si deve prevedere un trasferimento di 89-91 miliardi di euro; quindi alle Regioni serviranno dai 7 ai 9 miliardi di euro in più rispetto a quelli attuali. Una forbice determinata anche dall’inserimento o meno della non autosufficienza”.

Le Regioni, dunque, chiedono di aprire un confronto con il Governo per mettere fine al cronico sottofinanziamento del Sistema Sanitario Nazionale che riduce, di fatto, le prestazioni ai cittadini.

L’apertura di un tavolo, ha spiegato l’assessore Colozzi, rappresenterebbe “una svolta epocale per il nostro Paese, perché tutti sanno che da decenni il metodo usato finora è di mettere a disposizione risorse sottostimate rispetto alle prestazioni necessarie”.

“Il sottofinanziamento del Servizio sanitario nazionale”, scrive l’on. Massimo D’Alema in una efficace lettera inviata a tutti i medici di famiglia pugliesi, “provoca un progressivo impoverimento delle rete dei servizi e della qualità delle prestazioni e scarica tutte le sue contraddizioni sul lavoro quotidiano di chi opera. È evidente che quando mancano adeguati investimento per assicurare i livelli essenziali di assistenza, quando mancano i servizi territoriali di base, quando si disinveste sul valore delle professioni sanitarie con il blocco delle assunzioni e della contrattazione nazionale si riducono i diritti dei cittadini e al contempo si rende più difficile l’esercizio della professione medica”.

La mancanza di risorse sufficienti a garantire le prestazioni ai cittadini si ripercuote prevalentemente sulla medicina territoriale e sull’assistenza domiciliare.

“La carenza più grave del Mezzogiorno”, prosegue D’Alema nella sua lettera ai medici di famiglia, “è rappresentata proprio dalla mancanza della medicina del territorio. Troppe volte i cittadini si trovano soli di fronte alla malattia. Dimesso dall’ospedale, in tante aree del Paese, il cittadino trova solo il medico di famiglia e non la rete dei servizi territoriali. Per questo sono convinto che il grande passo in avanti che il Servizio sanitario pubblico deve compiere è come promuovere una reale presa in carico della persona garantendo la continuità assistenziale. Ed allora bisogna investire sulla medicina del territorio e sul medico di famiglia. Sono convinto che il medico di famiglia debba essere messo nella condizione di svolgere la sia funzione di <tutor> della salute del cittadino”.

Una posizione, quella dello sviluppo della medicina territoriale, sostenuta anche dal Presidente Fitto che ha avviato in Puglia la stagione delle riforme, riducendo i posti letto per acuti negli ospedali.

In realtà il sottofinanziamento del sistema ha già prodotto in Puglia una vittima illustre: proprio la medicina territoriale e domiciliare. Così, la riforma del Presidente Fitto deve attendere tempi migliori per essere completata, a causa della cronica carenza dei fondi.

Non solo! L’applicazione del Federalismo fiscale, chiesto a gran voce dai Presidenti delle Regioni del Nord, sta determinando un ulteriore depauperamento delle risorse per il Servizio Sanitario della Regione Puglia. Nel 2013, secondo il Decreto Legislativo 56/2000, la Regione Puglia dovrebbe essere in grado di provvedere autonomamente alla spesa sanitaria regionale, utilizzando introiti fiscali derivanti prevalentemente dall’IVA regionale. Sino al 2013 le altre regioni sono impegnate ad alimentare un fondo di perequazione al quale la Puglia può attingere per compensare le spese sanitarie non coperte dai propri introiti fiscali. Tale fondo di perequazione sarà progressivamente ridotto fino ad estinguersi nel 2013.

Contro gli effetti di questa Legge, il Presidente Fitto ha dichiarato di volersi battere per evitare alla Puglia il rischio del fallimento del proprio servizio sanitario regionale.

Ma, il rimedio proposto dalle forze di Governo è, a nostro avviso, peggiore del male. Infatti, la devolution – così come attualmente è stata approvata – rischia di aggravare tale situazione e di accelerare la fine del Servizio Sanitario pubblico pugliese.

Nella sua lettera ai medici di famiglia pugliesi, l’on. D’Alema non fa esplicito riferimento a questo problema, anche se rende noto di aver presentato un disegno di legge “interventi straordinari per la sanità del mezzogiorno” che si propone di creare un fondo di investimenti per la sanità del mezzogiorno per “incidere sulle cause strutturali che hanno determinato l’inadeguatezza” del sistema.

Tuttavia, oggi gli effetti del Decreto Legislativo 56/00 rischiano di essere devastanti per la sanità pugliese. Dunque, ben vengano le proposte per migliorare la qualità della nostra assistenza, ma ci si dica anche come si intendono neutralizzare gli effetti negativi di questa pessima legge.

Bari, 25/6/2004

                                                                                    Filippo Anelli

 

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