Lettera aperta al Presidente Vendola sulla questione ostetriche e prescrizioni mediche

 

Lettera aperta al Presidente Vendola

 

Carissimo Presidente, 

sono a rappresentarLe nuovamente lo stato di disagio che pervade la categoria medica pugliese. La decisione del Consiglio dei Ministri di introdurre in Italia la possibilità che le ostetriche possano richiedere e prescrivere prestazioni diagnostico-specialistiche nelle donne in gravidanza ha riproposto in maniera forte la “questione medica” in Italia. 

E’ da tempo che provvedimenti di vario genere stanno erodendo  sempre più le prerogative della professione medica mettendo in discussione, talvolta, la tutela della salute dei cittadini. Un percorso questo iniziato anni addietro e che sembra contraddistinguere in maniera bipartisan coloro che si avvicendano al Governo della Sanità. 

La mia non vuol essere una banale difesa corporativistica dei medici, in contrapposizione con le altre figure professionali, nei confronti delle quali ho il massimo rispetto e ne condivido pienamente l’utilità e l’opportunità della loro presenza nel sistema sanitario italiano.  Quello che vorrei fare intendere è l’inutilità di taluni provvedimenti che sembrano orientati semplicemente a conseguire il consenso di una categoria anche a rischio di non consentire la migliore tutela della salute dei cittadini italiani.  E’ il caso della facoltà concessa ai farmacisti di sostituire in presenza di una ricetta medica arbitrariamente alcuni farmaci, come i generici, senza il preventivo consenso del medico o, come nel caso in specie, la possibilità che la prescrizione degli esami diagnostici sia affidata alle ostetriche senza che queste abbiano la formazione o la possibilità di giungere ad un processo diagnostico che la Legge riserva esclusivamente alla  professione medica.  

Siamo preoccupati che il dibattito sulla Sanità, spesso aspro e controproducente, possa essere utilizzato come strumento di lotta politica senza la minima preoccupazione degli effetti devastanti che campagne di denigrazione del sistema sanitario possano ritorcersi direttamente contro gli stessi cittadini. Per questo motivo la “questione medica”, che solleva un dibattito nella società italiana, non può essere appannaggio di una parte politica e strumento di lotta partitica. 

Di qui l’invito che Le rivolgo a riprendere una iniziativa di dialogo con i medici, peraltro già avviata all’indomani del disastro di Castellaneta con l’incontro con i rappresentanti degli Ordini dei Medici della nostra Regione. Sono fermamente convinto, infatti, che Lei possa ben rappresentare a livello italiano lo stato di disagio che Le ho appena rappresentato, avviando una nuova stagione di dialogo e confronto che tanto utile è risultato nella nostra Regione e che ha caratterizzato molte delle scelte politiche in tema di Sanità in Puglia. 

Bari, 26 ottobre 2007

 

                                               Filippo Anelli

 

 

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