La proposta del Ministro Turco sulla libera professione: uno strumento per ridurre le liste d’attesa.

 

Lettera al Direttore

 

La proposta del Ministro Turco sulla libera professione: uno strumento per ridurre le liste d’attesa.

 

La proposta del Ministro Turco di disciplinare la libera professione svolta dai dirigenti medici, dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale, sta suscitando molte reazioni contrastanti da parte del mondo medico.

In realtà non si tratta di schierarsi a favore o contro la libera professione dei medici che rappresenta comunque un diritto da tutelare in ogni caso, quanto quello di meglio gestire l’equità nell’accesso alle cure ed in maniera particolare le liste d’attesa.

Infatti, i cittadini non riescono a comprendere come nella stessa struttura coesistono lunghe liste d’attesa per l’accesso alle prestazioni garantite dal servizio pubblico mentre, le stesse prestazioni, diventano fruibili immediatamente, nello stesso posto, in regime di libera professione. Questa realtà denunciata nell’aprile del 2004 è stata alla base della sentenza di sospensione di sei mesi dall’attività professionale comminata dall’Ordine dei Medici di Bari al Segretario regionale della FIMMG Puglia.

La proposta del Ministro Turco, dunque, cerca di individuare soluzioni organizzative in ossequio al principio dell’equità all’accesso alle cure. In questo senso la proposta diventa uno strumento organizzativo in grado di garantire ai cittadini una maggiore equità, riducendo le liste d’attesa. Infatti, le prestazioni libero-professionali in intramoenia furono introdotte dall’allora Ministro Bindi proprio con l’obbiettivo di ridurre le liste d’attesa. Queste, infatti, rappresentano ancora oggi uno dei problemi più scottanti del servizio Sanitario Regionale pugliese. Molte delle prestazioni libero-professionali potrebbero essere acquistate direttamente dalla pubblica amministrazione per ridurre le lunghe liste d’attesa. Inoltre, mi sembra corretto il presupposto che li dove vi siano liste d’attesa molto lunghe difficilmente la Direzione generale potrebbe garantire la libera professione in intramoenia, senza che vi sia un piano efficiente per la loro riduzione.

Inoltre, la Regione dovrebbe garantire il diritto del cittadino, recepito dalla Legge e non applicato in Puglia, di rivolgersi alle strutture private per ottenere gratuitamente la prestazione che il Servizio Sanitario Regionale non riesce a garantire nei termini fissati dalla normativa. Così come dovrebbero essere realmente vietate le liste d’attesa chiuse in quanto non previste dalla Legge.

Ogni tentativo di criminalizzare medici, agitando lo spettro di prestazioni inappropriate mi sembra puerile e a dir poco controproducente. Infatti, l’inappropriatezza delle prestazioni può essere definita solo in presenza di standard condivisi: linee guida e percorsi diagnostico-terapeutici. Uno strumento, questo, che per essere realmente efficace dovrebbe prevedere il forte coinvolgimento dei medici, la condivisione e la elaborazione nelle singole realtà distrettuali.

Piuttosto che tentare di scaricare responsabilità sulla classe medica, si dovrebbe prender atto della difficoltà con cui la tecnostruttura regionale riesce ad elaborare soluzioni efficaci. In questo campo, dove la tutela della salute rappresenta un bene primario, la concertazione e la condivisione delle scelte dovrebbe essere il metodo più efficace per ricercare soluzioni adeguate al fine di tutelare la salute pubblica.

Bari, 08 agosto 2006

 

Filippo Anelli

 

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