Il fallimento della politica

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(Lettera aperta sull'accordo Regione Puglia - Guardia di Finanza)

 

Il fallimento della politica

È stato sottoscritto il protocollo d’intesa tra la Regione Puglia e la Guardia di Finanza al fine di assicurare "una mirata azione preventiva volta ad individuare eventuali azioni illegittime, in danno della Regione Puglia, in materia di spesa sanitaria".

La Regione Puglia fornirà al "Comando Regionale Puglia della Guardia di Finanza le informazioni e gli elementi utili e necessari per consentire lo svolgimento dell'attività di collaborazione, sulla base dei quali saranno individuati gli elementi indicativi di inefficienza, diseconomie ovvero di situazioni potenzialmente irregolari, tali da rendere necessari riscontri.

In particolare, la Regione comunicherà, periodicamente, al Comando Regionale Puglia i dati relativi all'andamento della spesa sanitaria", ed in particolare, su richiesta fornirà:

  1. l’elenco dei soggetti beneficiari dell'esenzione del ticket per reddito;
  2. l’elenco delle strutture operanti nel settore della riabilitazione fisica e psichiatrica convenzionata, dei soggetti beneficiari delle prestazioni nonché la specifica degli importi a carico del S.S.N.;
  3. le informazioni concernenti la prescrizione di medicinali a carico del S.S.N. che possono essere utilizzati anche in campo zootecnico;
  4. gli elenchi dei dipendenti che svolgono anche attività libero-professionale (cd. attività "intramoenia");
  5. gli elenchi dei soggetti che hanno prodotto istanze per l’esenzione, per reddito, dalla partecipazione alla spesa sanitaria;
  6. i tabulati riportanti, oltre ai dati di ogni singolo medico, i farmaci prescritti e loro quantità nonché la casa farmaceutica produttrice;
  7. l’elenco delle attrezzature per diagnostica specialistica in dotazione alle strutture ospedaliere e il relativo numero di prestazioni assicurate;
  8. le assegnazioni finanziarie alle AA.UU.SS.LL. per interventi socio sanitari collegati all’assistenza psichiatrica;
  9. le informazioni ed i dati relativi alle gestioni liquidatorie al 31 dicembre 1994;
  1. ogni altro documento ed informazione ritenuti utili per gli approfondimenti di tipo investigativo nelle materie di cui sopra".

Il protocollo, così come è stato presentato, senza alcun commento e giustificazione sul piano politico ed in relazione al momento storico in cui è stato sottoscritto, rischia di essere interpretato come una misura straordinaria in risposta al sistema di corruzione legato agli scandali nel mondo della sanità, sulla scia di inopportuni precedenti come il Decreto Sirchia, poi ingloriosamente ritirato dopo le veementi proteste dei medici.

Ma la corruzione, per quanto deprecabile e dannosa, può giustificare uno "stato di polizia"?

Neppure ai tempi del terrorismo, alla fine degli anni ’70, si fece ricorso a misure straordinarie per combattere una vera e propria emergenza nei confronti della politica italiana.

Il rapporto tra organi amministrativi e polizia è già codificato dalla Legge e non necessita di alcun protocollo di intesa, salvo la volontà di migliorare il coordinamento per meglio rispondere alle esigenze di efficienza che ogni amministrazione è tenuta ad assicurare nel rispetto dei propri precipui compiti, istituzionalmente previsti.

Questa volontà, tuttavia, non emerge in maniera chiara dalla lettura del testo sottoscritto. Al contrario, il protocollo, invece di chiarire il ruolo e i poteri dei soggetti interessati, prevede che siano inviati alla Guardia di Finanza le "informazioni e gli elementi utili e necessari per consentire lo svolgimento dell’attività di collaborazione, sulla base dei quali saranno individuati gli elementi indicativi di inefficienza, diseconomie ovvero di situazioni potenzialmente irregolari tali da rendere necessari riscontri" (art. 2, comma 2). E’ chiaro però che le inefficienze e le diseconomie non hanno nulla a che vedere con la prevenzione e la repressione dei reati. Correggere le inefficienze e le diseconomie è, invece, un compito che appartiene alla Politica e all’Amministrazione pubblica e non può essere affidata ad altri soggetti né tantomeno alle forze dell’ordine, le quali peraltro già svolgono egregiamente il proprio compito.

Abdicare a questo ruolo significa ammettere il fallimento della politica.

In questo senso, il protocollo suona come un atto di sfiducia nei confronti dell’attuale apparato amministrativo regionale e delle aziende sanitarie. Il ricorso alla Guardia di Finanza, infatti, appare come una sonora bocciatura per tutto l’apparato, ritenuto evidentemente incapace di prevenire e portare alla luce le frodi nel sistema sanitario regionale ma anche e soprattutto di dare risposte appropriate alle esigenze di efficienza e di maggiore razionalità nella gestione dell’intero apparato sanitario.

Ci domandiamo, inoltre, in base a quale criterio saranno stabilite le "anomalie" che dovranno esser sottoposte alle indagini della Guardia di Finanza. Sarà seguito il criterio puramente economico (superamento del budget assegnato) oppure sarà adottato un criterio riferito al grado di appropriatezza delle prestazioni? Ad esempio, un ricovero ritenuto inappropriato, provocherà la segnalazione alla Guardia di Finanza. In questo caso chi e come definirà i parametri per stabilire se un trattamento è appropriato o meno ?

In alternativa, potrebbe essere adottato il criterio di sottoporre a controllo tutti gli atti che presentano degli errori formali e che necessitano quindi di una specifica spiegazione. Un errore formale nello svolgimento di una gara o nella liquidazione delle competenze di una ditta per prestazioni rese che provoca ricorsi e contenziosi in genere, dovrà essere segnalata? Sono pur sempre, anche queste, vere e proprie diseconomie.

Ma tutto ciò è sufficiente a giustificare una indagine di polizia?

Tutte queste anomalie prevedono delle procedure di controllo e monitoraggio sul piano amministrativo già codificate da norme tuttora in vigore.

Con il protocollo, dunque, sarebbe possibile, teoricamente, aggirare le procedure previste dalle norme contrattuali ed avviare discrezionalmente una indagine di polizia, in quanto non sono stati ancora definiti preventivamente i parametri che possono giustificare l’invio dei dati alla Guardia di Finanza. Quella che in una AUSL è una prestazione sanitaria in senso lato del tutto appropriata, potrebbe non essere considerata tale in un’altra Azienda da un altro funzionario.

In tale maniera l’avvio di un’azione di polizia sarebbe determinata dalle scelte dei singoli funzionari e violerebbe il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge!

Tali discrezionalità, inoltre, potrebbe consentire, come ipotesi estrema, l’utilizzo del protocollo, ad esempio, nella lotta politica o per perseguire un avversario o per favorire l’aggiudicazione di una gara, mettendo in crisi il sistema di garanzie alla base di uno stato liberale e democratico.

Immaginare che il problema della legalità, nella nostra regione, possa essere affrontato solo sul piano della repressione, senza un reale sforzo sul piano politico e amministrativo, significa sottoscrivere il fallimento della politica!

Forse il nostro può essere considerato eccessivo allarmismo!

Ma la democrazia e la libertà in Europa sono state pagate a caro prezzo ed a nessuno è consentito essere incauto e superficiale su tali tematiche.

Filippo Anelli

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