Decreto taglia spese o taglia salute ?

Comunicato Stampa

 

 

I nostri costumi sanitari cambieranno sensibilmente, nel giro di poco tempo. Entrano nella lista della spesa i farmaci cosiddetti generici: oggi appena l’1% del mercato. Ma pare destinati a conquistare una quota consistente.

 

Riceveremo i farmaci direttamente dai medici, successivamente alla dimissione da un ospedale o dopo una visita dello specialista. Per converso, viene dimezzata in prescrizione di medicinali destinati ai malati cronici, da 6 a 3 pezzi per ricetta, e restano i ticket sulle varie prestazioni, ancora per tutto il 2002.

 

I medici di famiglia hanno accolto con qualche perplessità queste novità, conseguenza del decreto governativo tagliaspese, che vuole rimettere in ordine i conti della sanità in Italia. Il governo punte a stabilizzare sul 6% il rapporto tra spesa sanitaria e PIL, Il prodotto interno lordo. Il servizio sanitario nazionale, secondo le prestazioni, costerà 138 mila miliardi quest’anno, 146 mila circa nel 2002, poco più di 151 mila nel 2003 e attorno a 157 mila nel 2004.le regioni si sono impegnate a fare la loro parte , nel rispetto del patto di solidarietà sottoscritto con il governo l’8 agosto scorso.

 

Tuttavia, torna il tetto di spesa, che in passato non ha funzionato, e c’è il timore che lo si faccia pesare anzitutto sui medici di famiglia, che nel clima di devoluzione del servizio sanitario dallo Stato alle Regioni, stanno assumendo il ruolo non proprio comodo di cerniera tra due poteri forti.

 

L’ipotesi di sanzione a carico del medico di famiglia che non riesce a tenere sotto il "tetto" la spesa per i medicinali pone il rischio che le prestazioni siano certamente le più economiche, ma non è detto sempre le migliori sotto il profili terapeutico.

 

Altra perplessità è nella fornitura diretta di farmaci ai pazienti, senza controllo diretto del medico di famiglia. E’ una pratica che può esporre a rischi gravi per la salute soprattutto per quei pazienti anziani che non sono in grado di riferire circa i vari farmaci che usano, né è da escludere che questa prassi finisca col riproporre quegli sprechi che per altro verso, giustamente si vuole eliminare.

 

Non è un caso che la relazione tecnica che accompagna il provvedimento del governo sul capitolo farmaci, non si bilancia la previsione sui risparmi attesi. Dipende da come si muoveranno le regioni, dalla sensibilità dei medici di famiglia, che peraltro vedono crescere il loro ruolo di consulenti per la salute dei pazienti. Quanto a questi ultimi, sarà necessario che sappiano presto sganciarsi da vecchie abitudini di consumatori di farmaci.

 

Filippo Anelli

 

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