Un disavanzo di 803 miliardi, questo il bilancio della sanità pugliese!
Un bilancio in rosso che mostra da una parte, l’aumentata richiesta di tutela della salute da parte dei cittadini e dall’altra, la necessità di
razionalizzare la spesa sanitaria al fine di non gravare ulteriormente, con nuovi tributi, i pugliesi.
Che il fondo sanitario nazionale italiano sia sottostimato, lo affermano i più importanti economisti. Anche questo Governo lo ha riconosciuto incrementando
notevolmente il finanziamento del servizio sanitario nazionale e fissando al 6 per mille del PIL l’obiettivo da raggiungere nel corso del triennio.
Tuttavia, le risorse affidate alla Puglia per il Fondo sanitario regionale sono in gran parte assorbite (l’83%) dalla spesa corrente della nostra regione.
Razionalizzare la spesa, dunque, rappresenta un obbligo per la nostra regione.
I medici di famiglia pugliesi esprimono, tuttavia, preoccupazione per il rischio concreto che una reale riduzione delle risorse coincida con una diminuzione
della qualità e della quantità di prestazioni assistenziali ai cittadini pugliesi.
È vero che con il documento di indirizzo, varato dalla Giunta Regionale, l’assistenza territoriale dovrebbe salire dal 43% al 47% e quella ospedaliera
ridursi dal 53,9% al 49% nel 2002.
Tuttavia, la tutela della salute non è solo una questione di numeri, né può essere solo affidata agli uffici di ragioneria!
Ai dati economici dovrebbe affiancarsi anche la programmazione sanitaria, ancora carente nella nostra regione.
Siamo ancora in attesa di un piano sanitario regionale.
I medici di famiglia aderenti alla FIMMG lanciano un appello all’Assessore Mazzaracchio. Si riducano sì i posti letto e gli ospedali ritenuti inutili e
fonte di spreco delle risorse, ma contestualmente si avvii una seria politica di potenziamento dell’assistenza domiciliare.
Siamo disponibili a fare ogni sforzo per ridurre i ricoveri impropri: tuttavia, il carico assistenziale dei malati cronici e dei non acuti come dovrà essere
distribuito?
Un malato affetto da neoplasia, ad esempio, che può e deve essere trattato a domicilio, oltre al medico di famiglia, quali altre figure professionali ha oggi
a disposizione per una qualificata e continua assistenza domiciliare?
Non vorremmo che accanto all’emergenza 118, non ancora avviata in Puglia, si creasse anche un’emergenza ricoveri, legata a carenza di posti letto per
mancanza dell’assistenza domiciliare integrata.
Accanto al documento di indirizzo economico si invitino le ASL ad individuare, secondo gli standard individuati a livello nazionale, il personale medico
specialistico, infermieristico ed i terapisti della riabilitazione per avviare l’assistenza domiciliare.
Solo così si otterrà una vera e propria trasposizione dall’assistenza ospedaliera superflua a quella territoriale necessaria.
Invitiamo nuovamente l’Assessore Mazzaracchio a farsi promotore di un dibattito sulla organizzazione del servizio sanitario regionale che coinvolga tutti
gli operatori e i cittadini di questa regione.