Ricetta selvaggia?

COMUNICATO STAMPA

A proposito della recente sentenza della Corte di Cassazione

Gli italiani non sono grandi consumatori di farmaci ed i medici di famiglia italiani non né prescrivono troppi.

È il risultato di una ricerca che ha dimostrato come nel 1999 la spesa farmaceutica pubblica pro-capite annua ha fatto registrare, in Italia, una media di L. 247.863, mentre negli altri Paesi Europei tale spesa è nettamente superiore a quella italiana: in Francia ha fatto registrare una media di L. 467.681, mentre in Germania L. 420.423 e nel Regno Unito L. 327.899 (fonte: Farmindustria).

La sentenza della Corte di Cassazione, che ha rigettato il ricorso di un medico condannato dalla Corte d’appello dell’Aquila, era riferita ad un sanitario che aveva prescritto farmaci senza che il paziente né avesse fatta richiesta né avesse necessità.

In questo senso le ricette sono veri e propri certificati che "non solo devono essere veri, ma devono essere rilasciati dopo una visita adeguata".

I medici di famiglia in Puglia sono circa 3200 unità, uno ogni 1000 abitanti circa (dai 14 anni in su).

Da gennaio a giugno 2001 in Puglia hanno redatto 16.362.588 ricette per una spesa farmaceutica lorda pari a lire 900.076.921.102, con un incremento del 23% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una percentuale leggermente inferiore a quella della media italiana che registra il dato del 23,9%.

La prescrizione di medicinali avviene, a norma del DPR 270/00, "per qualità e quantità, secondo scienza e coscienza, con le modalità stabilite dalla legislazione vigente nel rispetto del prontuario terapeutico nazionale…

Il medico può dar luogo al rilascio della prescrizione farmaceutica anche in assenza del paziente, quando, a suo giudizio, ritenga non necessaria la visita del paziente" (art. 36).

Un comportamento, quello del medico di famiglia, consono e rispettoso delle norme previste dalla vigente legislazione.

Numerosi sono i compiti affidati ai Medici di Famiglia dal Servizio Sanitario Nazionale.

I Medici di Famiglia, secondo una indagine pubblicata dal prof. Piperno del Centro Studi Nazionale della FIMMG, lavorano dalle 38,5 alle 44,6 ore settimanali. Effettuano, in media, 119 visite ambulatoriali e 20,5 visite domiciliari settimanali, per un totale di 139 visite settimanali. Dedicano, in media, 2,2 ore annue ad ogni loro paziente ed il numero medio di visite per paziente è pari a 13,6 visite/annue.

Le visite dei pazienti che si recano da un medico di famiglia si concludono nel 50% circa dei casi con una prescrizione farmaceutica (53,5%), con la richiesta di una visita specialistica nel 9,7%, con la prescrizione, nel 12,4%, di analisi e accertamenti, solo nell’ 1,6% per la richiesta di ricovero e nel 22,8% dei casi con un consiglio.

Appare ovvio che se l’interpretazione della norma effettuata dalla Suprema Corte, così come riportata dagli organi di stampa, fosse applicata in maniera letterale, determinerebbe un grave disagio all’utenza per il notevole aumento del carico di lavoro del medico di famiglia.

È, comunque, opportuno attendere la pubblicazione della sentenza per conoscere in maniera esaustiva le motivazioni addotte dalla Cassazione prima di esprimere giudizi definitivi.

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