I tetti di spesa non valgono per il medico di famiglia.

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Comunicato Stampa Fimmg Puglia

Le prime decisioni dei magistrati pugliesi hanno escluso che i limiti imposti dalle esigenze contabili possano pregiudicare il diritto del cittadino alla salute.

Con provvedimento del 27 dicembre scorso, infatti, il giudice del lavoro di Lecce ha stabilito che le prestazioni garantite dall’art. 32 della Costituzione devono essere erogate "al di là di eventuali tetti di spesa per la remunerazione delle prestazioni di assistenza specialistica, erogate da soggetti privati accreditati".

"Una sentenza che fa chiarezza sui tetti di spesa, come già quella di novembre 2001 resa dal Tribunale di Bari, e che conferma le tesi sostenute dalla FIMMG pugliese" afferma il dott. Filippo Anelli –segretario Regionale FIMMG-. "Questa sentenza riporta sui giusti binari il problema del rapporto tra tutela della salute –quale diritto inviolabile del cittadino- e disponibilità delle risorse finanziarie. Rapporto fortemente alterato dalla Delibera di Giunta Regionale n. 1392/01 che ha introdotto limitazioni all’attività del Medico di Famiglia non supportate dalla legislazione vigente."

Negli ultimi anni sono stati introdotti tetti di spesa riferiti alla prescrizione farmaceutica e specialistica. Già nel 1998, la AUSL BA/4 aveva stabilito che non si potevano prescrivere farmaci per più di £. 200.000 per paziente. Una decisione che scatenò la reazione indignata dei medici ma soprattutto dei cittadini, il cui diritto alla salute era improvvisamente sottoposto a limiti di natura contabile. Oggi è stato chiarito che non è possibile percorrere la strada imboccata dalla Regione Puglia quando afferma che "il diritto alla salute è tutelato non incondizionatamente ma compatibilmente con …… la disponibilità dei mezzi finanziari" (Delibera di Giunta Regionale Puglia n. 1392/01).

Infatti nessuna previsione regionale "può esentare le AUSL dall’obbligo di garantire comunque le prestazioni in questione", come ha affermato il giudice leccese Mainolfi.

Ed invero, il Servizio Sanitario Nazionale è stato istituito nel 1978 per attuare il diritto costituzionale alla salute.

Ciò avviene attraverso strutture pubbliche, con il concorso di privati accreditati. Questi garantiscono quelle prestazioni che il pubblico, per la mole delle richieste, non è in grado di assicurare tempestivamente.

A queste prestazioni – e solo a queste- è possibile stabilire un limite, inserendo tetti di spesa e modalità di erogazione che evitino sprechi di risorse e disservizi. Tali limiti però, non possono e non devono impedire al cittadino di ottenere la prestazione di cui necessita che, nel caso in cui il limite imposto sia raggiunto, sarà comunque a carico del servizio sanitario pubblico, anche se resa dal privato.

La Regione ha invece imposto limiti anche al Medico di Famiglia, paventando addirittura l’irrogazione di sanzioni ove il limite sia superato.

"Il Medico di Famiglia è un libero professionista che esercita una funzione di erogazione di servizio pubblico" continua il dott. Anelli "secondo regole stabilite da accordi nazionali. Non è un privato accreditato e quindi non è soggetto ai tetti di spesa.

Il Medico di Famiglia è tenuto a curare i propri assistiti rispondendo al codice deontologico e attenendosi ai principi di appropriatezza della prescrizione per non sciupare le magre risorse disponibili. Da sempre vi è l’impegno del Medico di Famiglia a contenere la spesa, adoperando strumenti e conoscenze scientifiche aggiornate, per raggiungere il miglior risultato con il minor costo possibile. Non si può imporre al Medico di Famiglia, come hanno chiarito i giudici, di rifiutare prestazioni di assistenza al cittadino perché non esistono ragioni che giustifichino la mancata tutela della salute da parte del Servizio Sanitario Nazionale".

Occorre, a questo punto, avviare una nuova fase di regolamentazione del Servizio Sanitario Regionale, basata sul confronto e sulla collaborazione Regione-Medici di Famiglia, per la verità sinora carente, per ridefinire l’impianto organizzativo del Servizio Sanitario Regionale così come delineato in Delibera di Giunta Regionale Puglia n. 1392/01 che mostra vistosi limiti di legittimità. La FIMMG punta sulla professionalità dei Medici di Famiglia per garantire la migliore assistenza ai cittadini e sceglie la via dell’appropriatezza, rispetto a quella del taglio indiscriminato delle prestazioni, per contenere la spesa sanitaria.

Bari, 08 gennaio 2002

 

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