Un Accordo che tuteli la salute dei cittadini pugliesi

Comunicato Stampa

 

Un Accordo che tuteli la salute dei cittadini pugliesi

 

È stato sottoscritto oggi – alla presenza del Presidente della Giunta Regionale Pugliese Nichi Vendola - il Contratto Regionale di Lavoro per la Medicina Generale dall’Assessore alle politiche della Salute Alberto Tedesco e dai rappresentanti delle OO.SS. maggiormente rappresentative del settore. All’incontro erano presenti anche il Direttore Sanitario dell’Ares dott. Vincenzo Pomo e i funzionari regionali che hanno collaborato alla stesura dell’accordo: il dott. Fulvio Longo – responsabile del settore; la dott.ssa Silvia Papini, il dott. Pietro Leoci, la dott.ssa Lucia Buonamico; il Direttore Generale dott. Rodolfo Rollo ed il Direttore Sanitario dott. Giuseppe Lonardelli; il segretario del Comitato Permanente Regionale per la medicina generale dott. Mario Orsali.

Il nuovo accordo per la medicina generale rappresenta una prima importante risposta da parte del Governo Regionale per assicurare una idonea assistenza territoriale, investendo sui medici di medicina generale e mettendoli nelle condizioni di fornire nuovi servizi ai cittadini.

L’intervento si caratterizza per alcuni aspetti fortemente innovativi che prevedono:

· lo sviluppo delle attuali forme associative in forme organizzative complesse,

· il potenziamento della assistenza domiciliare,

· l’integrazione con i medici di continuità assistenziale per assicurare la continuità assistenziale nelle cure domiciliari,

· l’adesione agli obiettivi di salute come il progetto “sindrome metabolica” per ridurre ancor più l’incidenza degli eventi cardiovascolari,

· la partecipazione ai percorsi assistenziali relativi ai bisogni di salute dei soggetti non autosufficienti, dei pazienti con SLA e dei malati terminali;

· l’integrazione dei medici di medicina generale nel processo di programmazione e gestione delle ASL e dei Distretti.

“È un accordo innovativo e complesso”, ha dichiarato il dott. Filippo Anelli – segretario regionale della Fimmg, “che offre ai cittadini pugliesi nuovi e qualificati servizi assistenziali sostenuti dalla ferma volontà del Governo Regionale di investire nelle cure territoriali ben 62 milioni di euro. Una determinazione, questa, ribadita dalla scelta di affidare al medico di medicina generale compiti innovativi che gli permettono di svolgere un ruolo fondamentale e centrale nel servizio sanitario regionale. Il medico di famiglia in Puglia è chiamato, con questo accordo, a partecipare alle scelte strategiche in sanità insieme all’amministrazione regionale, aziendale e distrettuale. Affidare tali compiti a medici convenzionati significa realizzare in pieno il principio di sussidiarietà al quale questo Governo Regionale ha più volte dichiarato di ispirarsi”.

Per i medici del 118, invece, non si tratta di un vero e proprio accordo regionale, bensì di una pre intesa da perfezionare entro il 31/12/2007.

Le leggi regionali di riordino della sanità pugliese prevedono  una radicale modifica della organizzazione del servizio di emergenza territoriale”, ha continuato il dott. Anelli. “Questo ha determinato uno slittamento dei tempi per la definizione dell’accordo regionale per il 118. Siamo consapevoli della grande attesa da parte dei colleghi per il nuovo accordo regionale. Da parte nostra assicuriamo tutto l’impegno per rispettare la scadenza del 31 dicembre 2007”.

L’associazionismo.

Accanto alle forme associative di rete e gruppo che in Puglia già garantiscono sette ore di attività ambulatoriale svolta in maniera coordinata tra i medici aderenti a queste associazioni, si individuano tre nuove forme associative: super rete; super gruppo e centro polifunzionale territoriale. Queste nuove forme associative consentono di dare risposte adeguate alle esigenze assistenziali in ragione delle diversità orografiche del nostro territorio regionale. I medici che istituiscono queste nuove forme associative devono necessariamente aderire ai progetti assistenziali regionali (progetti di screening per la prevenzione dei tumori; progetto per la determinazione del rischio cardiovascolare; progetto “sindrome metabolica”, progetto diabete, ecc). Inoltre devono garantire 10 ore di attività ambulatoriale in maniera coordinata tra i vari studi professionali, collegati telematicamente per la gestione dei dati, per la forma super rete e 10 ore nell’unica sede ambulatoriale per la forma associativa super gruppo. I medici che  istituiscono il centro polifunzionale territoriale oltre ad aderire ai progetti salute della Regione devono garantire un’apertura del centro dalle ore 8 alle ore 20. Il centro polifunzionale territoriale potrà facilmente assumere le caratteristiche di UTAP o Casa della Salute a seconda degli ulteriori servizi che potrebbero essere erogati. A queste associazioni, per i peculiari compiti affidati, è consentito l’assunzione di personale di studio e di infermieri con i fondi stanziati direttamente dalla Regione. 

Assistenza domiciliare.

L’assistenza domiciliare oltre alle due modalità sinora garantite in Puglia: quella programmata nei confronti dei pazienti non ambulabili: ADP, e quella che prevede una presa in carico di pazienti che necessitano di una integrazione sociale: ADI; se ne aggiunge una nuova forma: ADT assistenza domiciliare temporanea, una vera novità nel panorama sanitaria italiano, nei confronti di pazienti con un quadro clinico acuto, finalizzata ad evitare un ricovero in ambiente ospedaliero. Esempi tipici per questa forma assistenziale sono i quadri clinici come bronchiti acute; polmoniti; epatiti virali; ecc. Per sviluppare le cure domiciliari il Governo Regionale ha creato un fondo in ogni ASL di €. 3,00 per cittadino.

L’integrazione con i medici di continuità assistenziale.

In ciascun distretto viene istituita l’Unità Distrettuale per il potenziamento dell’Assistenza Domiciliare UAD, costituita da medici di Continuità Assistenziale con il compito di realizzare l’integrazione tra la Continuità Assistenziale e la Medicina di Famiglia e di offrire una risposta globale alla domanda di salute della persona non autosufficiente. Il medico dell’UAD insieme con il medico di famiglia concorda il programma di assistenza domiciliare.

Presso ogni azienda, inoltre, è istituito il Centro di Coordinamento Aziendale (CCA) per le Cure Domiciliari che è curato e gestito dai medici di Continuità Assistenziale. Il CCA svolge la funzione di riferimento:  per l’attivazione dell’assistenza domiciliare nel caso di dimissioni protette dai reparti di ricovero; per la erogazione delle prestazione previste dal piano di cura, in particolare nei casi di attivazione dell’assistenza domiciliare per i pazienti affetti da SLA e in fase terminale. Il CCA recepisce anche le segnalazioni di criticità riguardanti l’assistenza domiciliare, da parte dei medici di assistenza primaria, medici di continuità assistenziali, associazioni di volontariato e cittadini/utenti, e pone in essere tutte le azioni tese alla soluzione dei problemi rappresentati.

I progetti “sindrome metabolica” , diabete mellito e calcolo del rischio cardiovascolare.

Tutti i medici di famiglia possono attivare un ambulatorio dedicato alla rilevazione della sindrome metabolica presente nella propria popolazione assistita, calcolare il rischio cardiovascolare ed aderire al percorso assistenziale diabete mellito.

I progetti prevedono l’applicazione di tabelle specifiche per la diagnosi della sindrome metabolica o per il calcolo del rischio cardiovascolare e la registrazione e trasmissione dei dati all’Osservatorio Epidemiologico Regionale.

Percorsi assistiti a domicilio: il progetto SLA.

Per garantire una adeguata assistenza ai pazienti con questa grave forma di malattia: Sclerosi Laterale Amiotrofica – SLA, i medici di famiglia si impegnano a seguire a domicilio questi pazienti, nel rispetto di un percorso assistenziale definito e avvalendosi della rete regionale di assistenza ai malati di SLA. Il medici di famiglia assicurano in assistenza domiciliare due accessi mensili programmati, una disponibilità telefonica dal lunedì al venerdì dalle ore 08,00 alle ore 20,00 ed utilizzano il Centro di coordinamento delle cure domiciliari per l’attivazione della rete regionale di assistenza per questi ammalati. 

L’integrazione dei medici di medicina generale nelle ASL e nei Distretti.

Saranno istituiti in ogni ASL  gli Uffici delle Cure Primarie in seno alla Direzione Generale Aziendale e Distrettuale diretti da medici di medicina generale. I medici sono chiamati ad intervenire, per quanto di competenza, nella fase di programmazione delle attività aziendali e distrettuali e a svolgere un’attività di monitoraggio di tutte le prestazioni eseguite dai medici di medicina generale.

Questa attività, unica in Italia, realizza per la prima volta l’integrazione dei medici di medicina generale nel sistema di governo delle aziende asl, superando l’antico dualismo che considerava il medico di famiglia come controparte della ASL.

Bari, 8 ottobre 2007

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