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Comunicato
stampa
“ASSESSORE,
DIRETTORE, MANDERESTI A
LAVORARE QUI TUA SORELLA O TUA FIGLIA?”
È
la provocazione messa in atto dai medici di continuità assistenziale
italiani (guardia medica) iscritti alla Fimmg in occasione
dell’anniversario della morte della dott.ssa
Zedda e della nostra
conterranea dott.ssa Monteduro,
uccise mentre svolgevano il proprio lavoro.
“Sul
problema della sicurezza nelle postazioni di continuità assistenziale
(ex guardia medica) vi è la piena adesione della
Fimmg Puglia
all’iniziativa della segreteria nazionale della FIMMG
Continuità Assistenziale”, ha dichiarato il dott.
Filippo Anelli
– segretario regionale della Fimmg.
“Abbiamo
244 postazioni di continuità assistenziale
nella nostra regione”, ha affermato il dott.
Nicola Calabrese,
Segretario regionale della FIMMG Settore Continuità
Assistenziale, “e molte di queste non hanno requisiti
minimi di sicurezza ed in molti casi sono carenti anche
sotto il profilo strutturale”.
La
carenza di sicurezza in cui
versano le postazioni di guardia medica è un male cronico
anche per
la nostra Regione
, nonostante le numerose norme esistenti in materia.
“Tutti
i medici di guardia pugliesi hanno ben presente il prezzo
pagato in termini di vita umana con l’omicidio nel 1999,
durante il servizio nella postazione di Gagliano del Capo,
della dott.ssa Monteduro
seguito il 3 luglio del 2003 dall’uccisione della dott.ssa
Roberta Zedda nella postazione
di Solarussa in Sardegna. Ma
tutti hanno anche ben presente i mille episodi di violenza
quotidiana nei confronti dei tanti medici di guardia,
lasciati soli ed indifesi nelle tante postazioni di
guardia, prive di qualsiasi requisito minimo di sicurezza,
per il disinteresse dei responsabili aziendali nella
nostra regione”, ha aggiunto il dott. Calabrese.
Episodi,
quelli citati, di estrema
gravità che rappresentano solo la punta dell’iceberg.
Infatti, cresce sempre più lo stato di profondo malessere
e di insicurezza tra gli
operatori, a causa dei numerosi episodi di minaccia e
aggressione subiti dai medici di continuità assistenziale
durante il servizio.
“Sono
numerose le colleghe che per poter lavorare sono costrette
a farsi accompagnare nel corso delle visite domiciliari
dai propri mariti e parenti ” ha dichiarato il dott.
Antonio Antonaci, Vice segretario regionale della FIMMG CA
“o – in molti casi – a fare il servizio di guardia
insieme con un parente in una postazione che spesso non è
assolutamente idonea ad accogliere il singolo medico.
Notevoli sono, ovviamente, le ripercussioni sulla famiglia
ed in particolare sui figli”.
La FIMMG Continuità
Assistenziale
pugliese fa propria l’iniziativa nazionale ed invita i
propri iscritti ad affiggere presso tutte le sedi il
cartello con la scritta:
“ASSESSORE,
DIRETTORE, MANDA A LAVORARE QUI TUA SORELLA O TUA
FIGLIA”
Chiede,
inoltre, ai propri iscritti di inserire ogni giorno nei
registri dell’attività la scritta
“TURNO
IN MEMORIA DI MARIA E DI ROBERTA”
affinché
la memoria di chi ha pagato con la propria vita e il
disinteresse degli organi competenti sia sempre vivo.
Bari,
4 luglio 2006
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