Ancora troppe differenze nell’assistenza sanitaria tra nord e sud. Penalizzati soprattutto i poveri.  

COMUNICATO STAMPA  

Ancora troppe differenze nell’assistenza sanitaria tra nord e sud. Penalizzati soprattutto i poveri.  

E’ stato presentato oggi con una conferenza stampa, presso la Sala UCSI - Stampa Cattolica in Roma, il Rapporto 2004 su esclusione sociale e cittadinanza incompiuta”, edito da Feltrinelli e realizzato dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione Zancan, in collaborazione con la FIMMG.

All’incontro sono intervenuti :

mons. Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan;

mons. Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana

Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione Zancan

Dott. Mario Falconi, Segretario nazionale della FIMMG

Dott. Filippo Anelli responsabile nazionale FIMMG Settore Solidarietà.

Mentre fino agli anni settanta-ottanta i fenomeni di patologia sociale interessavano determinate fette di popolazione, con particolari connotazioni di rischio (per esempio famiglie con storie croniche di analfabetismo, dipendenza dall'aiuto statale, continuità intergenerazionale della devianza, residenza in quartieri-ghetto ecc.), oggi si presentano nuove situazioni di disagio che colpiscono la maggioranza e non la minoranza della popolazione: le dipendenze da Internet, da gioco d'azzardo, da acquisti compulsivi, da lavoro, chiamate "dipendenze senza sostanze". La depressione connota sempre più gli stati d'animo delle nuove generazioni. II lavoro precario e flessibile comporta un rischio diffuso di vulnerabilità sociale. Sempre più anziani soffrono di demenze e in particolare di Alzheimer, soprattutto donne.

Si tratta di persone che hanno un comune denominatore, pur nella diversità delle difficoltà e dei bisogni considerati: la fragilità e la non capacità personale di scelte autonome e responsabili.

A queste persone è dedicato “VUOTI A PERDERE. RAPPORTO 2004 SU ESCLUSIONE SOCIALE E CITTADINANZA INCOMPIUTA”.

«Rifiutiamo di considerare la povertà e l'esclusione sociale una fatalità - afferma mons. Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan - quasi un tributo da pagare per lo sviluppo di un paese. Consideriamo invece la permanenza della povertà, dentro un conteso di ricchezza, una sconfitta della democrazia e del modello di sviluppo a cui essa si ispira. Da almeno 10 anni le persone che in Italia vivono sotto la linea della povertà sono attorno ai 7 milioni. Non si tratta solo di un fenomeno italiano. Ad esso fanno riscontro i 50 milioni di poveri dell'Unione Europea dei 15, prima quindi del recente allargamento, e i 35 milioni di poveri degli Stati Uniti, ossia della nazione più ricca del mondo. Le cifre contengono un messaggio eloquente: il sistema socio-politico non ha saputo o non ha voluto eliminare o almeno progressivamente ridurre la presenza di queste persone correttamente qualificate come "cittadini incompiuti"».

Anzi, secondo mons. Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana «un individualismo senza confini verso l'alto e senza limiti verso il basso aumenterà la diffusione dei "vuoti a perdere". Ecco perché è indispensabile una assunzione generale di responsabilità da parte anche dei Medici di famiglia della FIMMG attraverso il loro settore solidarietà.

Le nuove al pari delle vecchie povertà si possono affrontare attraverso un uso appropriato delle risorse”, ha affermato Mario Falconi, segretario nazionale FIMMG. “Sono ancora molto estese le aree in cui le prestazioni socio-sanitarie risultano inappropriate. Questo crea un problema nella sostenibilità del sistema”.

Il volume presenta inoltre i risultati della prima indagine nazionale sul rapporto tra povertà delle famiglie italiane e accesso ai servizi sanitari, condotta insieme alla Federazione italiana dei medici di medicina generale (FIMMG), coordinata dal dott. Filippo Anelli responsabile nazionale del settore Solidarietà.

Sono i medici di famiglia, oggi, a valutare i reali bisogni sanitari dei cittadini e a regolare l’accesso a tutti gli altri servizi offerti dal Servizio sanitario nazionale (Ssn). Ogni medico di famiglia, in Italia, assiste in media 1.059 cittadini. Complessivamente, nel 2001 i medici di famiglia erano 46.907.

La ricerca si proponeva di raccogliere dati relativi all’accesso ai servizi offerti dal Ssn con particolare riferimento ad alcune categorie di cittadini a rischio di emarginazione ed esclusione sociale: anziani, malati cronici, soggetti con problemi di alcol e tossicodipendenza, immigrati, soggetti affetti da demenza, cittadini senza fissa dimora. È stato somministrato un questionario via internet a un campione rappresentativo di 1.836 medici di medicina generale italiani. Il tasso di risposta è stato molto elevato, pari al 79 per cento.

Dall’analisi dei dati risultano evidenti alcuni problemi che, di fatto, impediscono un pieno accesso ai diritti di salute da parte delle fasce deboli considerate.

§         Viene evidenziata la mancanza di integrazione tra l’assistenza primaria fornita dai medici di famiglia e gli altri servizi territoriali, soprattutto in relazione all’assistenza ai pazienti psichiatrici e a quelli affetti da dipendenza da alcol o sostanze stupefacenti.

§         Si registrano notevoli variabilità tra il Nord e il Sud del paese, con minore presenza di servizi nelle regioni meridionali. Per esempio, l’assistenza domiciliare integrata (ADI) presente nel 100% del nord-est del Paese, risulta attivata solo nel 72% dei casi nel sud. Anche la composizione dell’equipe dell’ADI mostra notevoli differenze tra nord e sud del Paese risultando priva di assistenti sociali e di operatori addetti all’assistenza in alte percentuali nelle regioni  meridionali.  La stessa efficienza del servizio risulta notevolmente differente nelle diverse aree geografiche italiane. Sono sufficienti sette giorni per attivare l’ADI in più del 90% dei casi a nord, mentre al sud dopo un mese risultano non attivate più del 13% delle assistenze.

§         Un altro ambito problematico riguarda le politiche di integrazione, che dovrebbero garantire i diritti di cittadinanza tout court, con particolare riguardo agli immigrati e ai nomadi, particolarmente esposti al rischio di esclusione sociale. Pur con le difficoltà evidenziate, però, il Servizio sanitario italiano risulta tra i pochi sistemi al mondo in grado di garantire gratuitamente ai cittadini l’assistenza integrativa sociosanitaria.

“L’indagine ha rilevato che sono aumentate le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari” ha affermato il dott. Filippo Anelli, Segretario regionale FIMMG Puglia  soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione ed in particolare è aumentata la differenza nell’erogazione dei servizi tra le regioni del nord e quelle del sud Italia a danno di queste ultime”.

“Senza una politica basata sulla equità e sulla solidarietà , queste differenze potrebbero non essere più colmate”, ha affermato il dott. Vito De Robertis Lombardi, segretario provinciale FIMMG Bari, uno degli autori della ricerca. “Sarebbero auspicabili interventi legislativi tesi ad assicurare i principi di equità e solidarietà con l’obiettivo di colmare le differenze tra nord e sud in ragione del principio che tutti siamo cittadini italiani”.

Bari, 22 ottobre 2004

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