Regioni e Sanità

Lettera al Direttore di Repubblica

Caro Direttore,

I problemi legati all’organizzazione sanitaria nel nostro paese sembrano, ormai, non destare quella appropriata attenzione che meriterebbero. Ciò è dovuto alle clamorose proteste che, quasi, quotidianamente sembrano interessare questo settore. Eppure è passato sotto silenzio la  protesta delle Regioni Italiane che unanimemente hanno deciso di disertare la Conferenza Stato Regioni  fino a quando il Governo non darà risposte concrete sugli aspetti finanziari legati alla sanità, sottoposti all'attenzione del premier Berlusconi il 29 gennaio.

''Fino a quando non avremo  chiarimenti non parteciperemo alle riunioni della Conferenza  Stato-Regioni'', ha affermato il presidente della Conferenza  delle Regioni, Enzo Ghigo. "Abbiamo chiesto al Ministro La Loggia - ha sottolineato  Ghigo - che l'incontro convocato per giovedì 12 febbraio abbia un solo  punto all'ordine del giorno: il riparto della Sanità. Se sarà  così - ha concluso - andrò io all'appuntamento, in  rappresentanza di tutti”.

È iniziata così la clamorosa protesta delle Regioni che chiedono di ricevere risposte positive e concrete, su 5 punti, pena – si legge nel comunicato delle Regioni – “la sopravvivenza dell’”istituzione Regione” già a partire dall’anno 2004:

  1. Nuove norme sull’indebitamento (art. 3 commi da 14 a 21 della legge 350/2003)
    Con questa norma tutte le spese relative a contributi in conto capitale alle imprese, alle famiglie, alle associazioni non sono più finanziabili con il ricorso all’indebitamento. Lo stesso dicasi per la quasi totalità dei cofinanziamenti regionali di programmi comunitari. Queste norme hanno un impatto improvviso, dirompente e non governabile sugli equilibri dei bilanci regionali. Si chiede di rivedere con urgenza la normativa d’intesa con le Regioni.
  2. Proroga, per l’anno 2004, del fondo di garanzia previsto dal Decreto legislativo 56/2000.
  3. Proroga, per l’anno 2004, del regime di trasferimenti per il finanziamento delle funzioni attribuite alle Regioni nell’ambito del “decentramento amministrativo” (legge 59/97 c.d. “Bassanini” e dlgs. 56/2000).
  4. Proroga, per l’anno 2004, della definitiva determinazione dell’aliquota di compartecipazione IVA (emanazione DPCM per il 2004 previsto dal dlgs. 56/2000).
    Relativamente ai punti 2, 3 e 4 le Regioni avevano concordato in sede di Conferenza Unificata uno specifico emendamento non recepito nella legge finanziaria per il 2004.
  5. Copertura oneri di assistenza sanitaria per gli immigrati regolarizzati e rispetto degli impegni assunti nella finanziaria 2003 per il finanziamento all’Ospedale Bambin Gesù.

La legge finanziaria 2004 si è limitata a prevedere l’istituzione di un tavolo di monitoraggio dei costi per le prestazioni di assistenza sanitaria. Le Regioni - ferma restando la necessità di una definitiva valutazione sulla congruità delle risorse destinate al finanziamento dei Livelli Essenziali di Assistenza per l’anno 2004 - ribadiscono che le prestazioni di assistenza sanitaria agli immigrati costituiscono un onere aggiuntivo vero e proprio che le Regioni stanno già sostenendo”.

Lo scontro potrebbe sembrare un fatto tecnico-istituzionale, invece ha un impatto notevolissimo sulla gestione quotidiana della sanità.

Il servizio è sottofinanziato ed il rischio di “fallimento” e, quindi, di chiusura del Servizio Sanitario Nazionale elevato.

Lo testimoniano anche i medici ed i dirigenti sanitari che hanno scioperato in maniera compatta denunciando proprio la politica del Governo, analogamente a quanto espresso in maniera critica dalle Regioni Italiane.

Anche in Puglia le ragioni economiche sembrano continuare a prevalere sugli interessi dei cittadini e sulla salvaguardia del diritto alla salute.

Tutto ciò è talmente vero, al punto che ogni medico pugliese può testimoniare quanto la burocrazia e la necessità di giustificare la spesa impegni e condizioni pesantemente l’attività professionale.

In questa logica, qualcuno oggi vuol far passare il dibattito che si è aperto sulla prescrizione e sul ruolo del medico nel SSN come una “guerra delle ricette” di medici contro altri medici.

Una posizione irresponsabile, respinta unitariamente da tutte le OOSS dei medici ospedalieri e dei medici di famiglia.

Le OOSS denunciano il rischio che le scelte economiche in tema di sanità in Puglia possano minare il diritto alla salute dei cittadini e contestualmente mortificare il ruolo svolto dai medici nel sistema.

Altro che scontro tra le varie categorie di medici!

La chiamano “la guerra delle ricette”, ma in realtà è la fiera della inciviltà!

Infatti, la mancata applicazione della Legge sulla prescrizione è l’emblema della nostra attuale società (la TV docet) che considera le regole utili sono quando uno ne ha bisogno!

Eppure la norma è molto chiara e non si presta ad alcuna interpretazione.

Al cittadino, “la richiesta di prestazioni specialistiche e di diagnostica da eseguirsi entro trenta giorni dalla dimissione ospedaliera, deve essere redatta direttamente dal medico ospedaliero sul ricettario unico regionale.

Nel caso di visita specialistica ambulatoriale, gli approfondimenti diagnostici ritenuti necessari per la risposta al quesito del medico curante sono prescritti direttamente dal medico specialista sul ricettario unico regionale”.

Di fatto, però, nessuno in Puglia oggi è in grado di far applicare le norme previste da questa Legge.

Di chi la responsabilità della mancata applicazione della norma?

Al cittadino non resta che rassegnarsi e continuare a fare la spola tra l’ospedale ed il proprio medico di famiglia.

Bari, 16 febbraio 2004 

Filippo Anelli

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