Il malato ridotto ad un numero!

Comunicato Stampa

Il malato ridotto ad un numero!

 

I medici italiani non potranno più chiamare i propri assistiti per nome!

Dovranno compilare le ricette bianche senza nome e cognome. Dovranno occultare i dati anagrafici presenti sulla ricetta rossa del SSN!

È quanto prevede una Legge dello Stato: il D. L.vo 196/03.

Dal 1 gennaio 2004, negli ambulatori pubblici o privati, nelle corsie degli ospedali, ai CUP e nelle farmacie i cittadini saranno chiamati con un numero, pena la trasgressione delle disposizioni per la  tutela della privacy.

Una Legge che prevede multe sino a 70.000 euro e carcere da sei mesi a tre anni per coloro che non osserveranno le norme.

Nel nome della privacy e di un astratto principio si è disposti anche a rinunciare a quelle buone norme di comportamento che cercano di rendere più umano e familiare il rapporto, spesso difficile, tra medico e malato.

Altro che umanizzazione della medicina!

''Come sono lontani” - ironizza il Consiglio dell’Ordine dei Medici di Roma (a cui dobbiamo far riferimento in assenza di un qualsiasi pronunciamento del nostro Ordine provinciale di Bari) – “i tempi in cui veniva denunciato il rischio che il Servizio sanitario riducesse le persone a numeri. E si criticava che il personale potesse rivolgersi al malato con il 'tu', considerato troppo confidenziale”.

“Il medico non deve correre il rischio” – sottolinea Mario Falconi, Presidente dell’Ordine di Roma – “di essere denunciato per aver trasgredito una legge in conflitto con le norme della deontologia''.

Un rischio, purtroppo, reale visto che la Legge sulla privacy impone a tutti i medici italiani la compilazione delle ricette “bianche” – ossia quelle relative all’attività liberto professionale – senza il nome, cognome ed indirizzo dell’utente!

Al cittadino, divenuto oramai un numero, i medici, dunque, dovranno prescrivere un farmaco su di una ricetta senza nome, cognome e indirizzo, contravvenendo, così, alle norme deontologiche che regolano il comportamento, anche prescrittivo, del medico italiano.

È evidente la contraddizione e l’astrusità della Legge.

Una norma che, oltre a creare un conflitto tra Regole Deontologiche e Legge dello Stato, rischia di non garantire la sicurezza dei cittadini, in quanto una ricetta senza i dati anagrafici può essere usata da chiunque, anche da coloro a cui il medico non avrebbe voluto prescrivere il farmaco.

Analoga sorte tocca alla ricetta rossa del SSN, anche se una norma transitoria consente di posticiparne l’attuazione di un intero anno!

In questo caso i dati anagrafici dovranno essere coperti da una striscia adesiva che impedisca a chiunque di leggere il nome ed il cognome del destinatario della prescrizione.

Tutti i medici prescrittori saranno, così, dotati di una macchinetta “attacca striscia adesiva” su cui deve essere stampato un codice a barre che contiene le informazioni relative al codice fiscale dell’assistito.

Il farmacista, dal canto suo, dovrebbe essere dotato di una analoga macchinetta capace di leggere il codice a barre e quindi attribuire la ricetta al cittadino a cui è stata fatta la prescrizione.

Non si poteva trovare soluzione peggiore, in un mondo dominato dalla telematica che offre svariatissime soluzioni per garantire il diritto alla privacy del cittadino.

I medici giudicano positivamente che una legge tuteli la privacy dei cittadini, ma non alcune astruse norme in essa contenute che tutto sono meno che realmente garantiste.

I medici di famiglia pugliesi non attueranno queste norme inapplicabili contenute in questa Legge. Anzi, qualora fossero realmente dotati di questa macchinetta “attacca striscia adesiva” tutti insieme la restituirebbero all’Assessore alla Sanità per ricordagli che la Sanità non può essere ulteriormente appesantita da questa pessima burocrazia.

Bari, 09 gennaio 2004

Filippo Anelli

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