Disoccupati e senza medico: così il federalismo discrimina i giovani del sud.

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COMUNICATO STAMPA

  

Disoccupati e senza medico: così il federalismo discrimina i giovani del sud.

 

Se siete disoccupati non chiedete di poter essere iscritti ad un medico di famiglia nelle regioni del nord Italia. Infatti, le aziende sanitarie delle regioni del nord hanno ricevuto disposizioni di iscrivere al Servizio Sanitario Regionale (SSR) anche i cittadini non residenti purché siano occupati o studenti. La denuncia è stata presentata sul “Corriere Medico” del 25 settembre u.s.. “Siamo in presenza di una vera sperequazione verso i cittadini delle regioni meridionali.” – ha affermato il dott. Filippo Anelli, segretario regionale della FIMMG Puglia – “Una norma simile compromette il diritto di cittadinanza e si pone in netta antitesi con le disposizioni finora emanate dallo Stato italiano”.

Infatti, finora i disoccupati erano “privilegiati” in quanto erano esentati dal pagamento del ticket su tutto il territorio nazionale. L’accordo dell’8 maggio nella conferenza Stato – Regioni ha invece sancito il principio che il diritto ad essere iscritto al SSR in una regione diversa da quella di residenza può essere consentito soltanto agli studenti e ai lavoratori.

“Avevamo tutti pensato che il federalismo, con tutte le sue sfumature, dovesse essere considerato una forma organizzativa per offrire più servizi e garanzie ai cittadini”, ha continuato il dott. Anelli. “Dobbiamo, invece, constatare che nel nome del federalismo si stanno annientando tutte quelle garanzie e si minano in profondità i diritti dei cittadini italiani.

Al Presidente Fitto chiediamo, ancora una volta, di levare la sua voce contro queste distorsioni del sistema che rischiano di approfondire ancor di più il fossato che divide le regioni del nord da quelle del sud”.

Bari, 08 ottobre 2003

 

Si allega articolo del “Corriere Medico” n. 23 del 25 settembre 2003.

Disoccupato, per il medico tornatene nella tua regione

Roma ; Il sistema sanitario universalistico è alla fine. La prova? Se un italiano è disoccupato non residente  magari si è appena trasferito in cerca di lavoro non può prendere il medico di famiglia temporaneo nella città dove sta. O dimostra che ha un lavoro (e come?) o paga la visita occasionale dal generalista. La conclusione giunge dopo un giro per i distretti Asl di una metropoli del Nord, ma la norma è uguale per tutta Italia. Fino a poco tempo fa, gli italiani in trasferta potevano avere un nuovo medico in via temporanea e rinnovarlo sia di tre mesi in tre mesi sia di anno in anno. Poi è arrivato l'accordo tra le regioni dell'8 maggio e ha sancito che ci si può iscrivere in via temporanea al nuovo medico solo per tre motivi: studio, lavoro o infermità. Inoltre, chi si iscrive al medico di famiglia della città di arrivo per più di tre mesi deve provvedere a cancellarsi dal medico della città di provenienza, se non prende la nuova residenza.

La denuncia arriva da una lettera su un giornale milanese, firmata Andrea S: disoccupato da qualche tempo, abitante-non residente, si reca a riconfermare il proprio medico per un anno. L'impiegato Asl gli dice: «lei è disoccupato, niente medico. Inoltre deve pagare il ticket sui farmaci e poi aspettare il rimborso dell'Asl». Verifichiamo sul campo e in un'ora di attesa allo sportello del distretto 5 di Milano si presentano ben tre casi: un trentenne dall'accento straniero ma con tessera italiana che dice: «sono qui per andare alla scuola» (!) e subito dopo sparisce con l'addetto in un'altra stanza. C'è la pensionata benestante che ha preso la residenza in Riviera ma vorrebbe essere assistita dal suo medico milanese. L'addetta Asl le ribadisce: «Lo deve pagare e poi si fa rilasciare fattura per chiedere il rimborso all'Asl a Rapallo». E c'è il giovane cronista di belle speranze venuto da fuori per trovare collaborazioni con i giornali: deve parlare con alcuni direttori e intanto vorrebbe stabilirsi almeno un anno. «Basta che dia gli estremi di una delle aziende che la impiegheranno. Se non cita il datore di lavoro la pratica non va avanti». «E se metto che sono libero professionista?» «Dia la partita Iva». In genere in questi casi non c'è… La nuova norma dà più dubbi che risposte.

L'accordo, tradotto subito in circolare ; almeno per quanto ne sappiamo al Centro-Nord ; recita: «L'Asl che riceve la richiesta provvede all'iscrizione temporanea, solo previo accertamento dell'avvenuta cancellazione dell'assistito dagli elenchi dell'Asl di residenza, ed avverte la regione». Inutile dire che, in assenza di collegamento on line tra elenchi delle due Asl dev'essere l'assistito a provvedere a cancellarsi dal vecchio medico di fiducia. Tuttavia l'accordo nasce proprio per rimediare a un inesistente collegamento tra anagrafi... Le regioni "di approdo" infatti erano stanche di pagare per cittadini di cui non sapevano se erano già assistiti o no (e di non avere talora restituiti i soldi).

«Temo si stia ripetendo il caos avvenuto nella prima fase dell'aziendalizzazione», dice Michele Arpaia, medico di famiglia a capo del Comitato Solidarietà e salute a difesa del Ssn. «Regioni e Asl si sono costruite i loro castelli informatici e poi hanno scoperto che non sono compatibili tra loro; invece di rimediare, si è passati sopra il problema ricostruendo il servizio come federale. In questo caso, come generalista condivido quella parte della norma che pone fine a una serie di equivoci dovuti alla presenza di assistiti con due medici, equivoci che portavano le Asl, una volta scoperti degli sprechi, a rivalersi su di noi in quanto "percettori della quota non dovuta" e a chiederci indietro anche somme ingenti. Al contrario, non va nella direzione di un sistema equo e solidale il subordinare l'iscrizione al medico a studi, lavoro o infermità (regioni come la Lombardia hanno circoscritto l'infermità alle malattie croniche per le quali c'è esenzione dal ticket, ndr). Anzi, la dice lunga sulle iniquità che potremmo vedere una volta perfezionata la riforma federalista».

Ultima nota. Lo sportellista ha detto al signor Andrea che comunque paga il ticket sui farmaci. E' vero: oggi è disoccupato, ma un anno fa forse non lo era. E se nel 2002 si è percepito un reddito superiore a quello minimo valevole per l'esenzione, farmaci ed esami si pagano, come tutti gli altri cittadini, residenti e non.

 

 

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