Il Decreto del Governo sulla Privacy è un altro duro colpo al diritto alla salute

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Comunicato Stampa

 

Il Decreto del Governo sulla Privacy è un altro duro colpo al diritto alla salute

 

Niente più ricette bianche rilasciate dai medici contenti il nome e cognome dell’assistito, mentre per le ricette rosse (del SSN) si dovranno nascondere i dati anagrafici con una fascetta adesiva.

Queste alcune delle novità contenute nel Decreto Legislativo 196/2003.

IL decreto Legislativo obbliga, dunque, il medico a richiedere il consenso anche per la diagnosi e cura.

Una decisione grave, che rischia di compromettere il diritto alla salute dei cittadini e fortemente contestata dai medici di famiglia italiani.

“Tale norma, introdotta solo in Italia, non prevista dalla relativa direttiva europea ed assente in tutti gli altri Paesi europei, può infatti porre il medico nell'impossibilità di prestare la propria opera professionale nei casi in cui il cittadino dovesse rifiutare tale proprio consenso”.

“Come è possibile accettare”, afferma il dott. Filippo Anelli – segretario regionale della FIMMG Puglia, “che un paziente voglia essere curato da un medico e rifiuti di fornirgli tutte le informazioni necessarie per svolgere al meglio la propria attività professionale”.

Cosa succederebbe ad un anestesista o ad un radiologo che si accingono a svolgere un esame o una indagine medica con farmaci o sostanze potenzialmente rischiose e che richiedono quindi la conoscenza della storia clinica del paziente al fine di scoprire eventuali allergie per evitare il rischio di reazioni, se il paziente rifiuta – in nome della privacy – di fornirgli notizie adeguate?

Il Consiglio Nazionale della FIMMG, riunitosi a Roma il 30 agosto u.s., denuncia l'assurdità delle norme previste che:

¨       introducono aggravi burocratici per cittadini e medici;

¨       facilitano l'uso inappropriato delle prescrizioni e gli errori nell'utilizzo dei farmaci da parte dei pazienti, con possibili gravi conseguenze per la salute (in particolare l'obbligo di omettere i dati identificativi della persona cui è formulata una prescrizione su ricetta bianca;

¨       facilitano possibili distorsioni di comunicazione fra medici e in particolare fra servizi di diagnostica e medici, potenzialmente molto pericolosi per la salute del cittadino e con inevitabili rischi, anche legali, per il medico;

ed invita tutti i medici a manifestare il proprio dissenso non applicando sulle ricette del SSN la prevista "striscia" autoadesiva.

Una iniziativa, quella del Governo, che è riuscita, perfino, a mettere d’accordo la FIMMG e lo SNAMI.

 

All’indomani del deludente incontro tra il Ministro Sirchia ed il Presidente della FNMOCeO, “entrambe le organizzazioni hanno convenuto, che:

¨       La legge 675 del 1996 contiene la norma, unico caso in Europa, che consente il consenso o il non consenso anche per la diagnosi e cura (questo comporta l'assurdo che un cittadino potrebbe pretendere di voler essere curato dal medico negandogli la conoscenza della sua storia clinica);

¨       Il decreto legislativo, n. 196 del 30 giugno 2003, che avrebbe dovuto semplificare le procedure, in realtà, oltre a esporre il professionista medico a rischi perseguibili nell'esercizio professionale (solo a titolo di esempio la ricetta bianca senza nome), appesantisce in maniera inaccettabile in senso burocratico il lavoro medico, in particolare del medico di famiglia, il quale oltretutto dovrebbe di fatto raccogliere il consenso anche per conto terzi e fatto ancora più rilevante è rischioso per la tutela della salute dei cittadini”.

Una posizione particolarmente imbarazzante  per l’Ordine dei Medici di Bari che continua a non esprimere opinioni in merito ai reali problemi dei medici e dei cittadini e che sostiene a livello nazionale la Presidenza della FNOMCeO.

Sarebbe opportuno conoscere, infatti, l’opinione del Presidente e dei rappresentati dello SNAMI in seno al Consiglio dell’Ordine in merito a questo problema.

“Ancora una volta registriamo il tentativo dei politici di trasformare la  classe medica in burocrati”, ha continuato il dott. Filippo Anelli, “senza che il nostro Presidente dell’Ordine intervenga interrompendo quell’assordante silenzio che lo aveva contraddistinto durante le proteste contro il decreto Sirchia”.

 

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