COMUNICATO STAMPA

Si rimane fortemente stupiti dall’articolo pubblicato i giorni 7 e 12 ottobre 2000 Sulla Gazzetta del Mezzogiorno, riguardante l’accesso dei medici alla medicina generale, di fronte alle mezze verità, che ove non spiegate nella loro interezza, potrebbero a prima vista ingenerare equivoci ai "non addetti ai lavori".

Premesso che mai nessuno dei medici in possesso dell’Attestato di Formazione (la definizione "Corsista" così come riportata nei citati articoli appare offensiva) ha dichiarato guerra ad alcuno, si fa presente che tutte le rivendicazioni fatte nei confronti della Regione prima e della AA.UU.SS.LL. dopo, hanno sempre avuto come obiettivo la tutela di DIRITTI sanciti per LEGGE (vedi Dl 256/91, DPR 484/96, Dl 368/99).

E’ noto che la normativa Comunitaria, recepita dal nostro ordinamento, ha stabilito che il medico può esercitare la medicina generale (medico di famiglia) solo se è in possesso dell’Attestato di Formazione che si ottiene dopo la frequenza di un Corso biennale a cui si accede per pubblico concorso, espletato contemporaneamente in tutte le regioni italiane.

Quindi non il "corsetto" post laurea, come potrebbe apparire dall’articolo in questione, ma una specializzazione in Medicina Generale

Durante la frequenza di questo corso, a tempo pieno, i medici corsisti NON possono svolgere alcuna attività di lavoro ed acquisire punteggi utili per graduatoria regionale.

Esistono medici che sono possessori di ENTRAMBI i titoli, sono "ANZIANI "(equipollenti) ed anche in possesso dell’ATTESTATO.

Per liberarsi una volta per tutte da equivoci e luoghi comuni bisogna ribadire subito che i 12 punti assegnati ai possessori dell’Attestato, sono spendibili SOLO DAI MEDICI "ANZIANI" in possesso dei due titoli (attestato ed equipollenti), mentre i medici "GIOVANI" (abilitati dopo il 31/12/1994), anche se i possesso dell’attestato NON POTRANNO MAI far valere i 12 punti nei confronti dei medici SOLO ANZIANI (equipollenti) , in quanto non potranno mai essere inseriti nella riserva del 60% dei posti prevista in favore degli equipollenti.

"E’ del tutto insostenibile per un evidente assurdità logico – giudiziaria" (sentenza Consiglio di Stato 1407/2000), voler ancora supportare che medici "SOLO ANZIANI" (equipollenti) debbano partecipare ad una riserva del 60% di posti, mentre medici NON SOLO ANZIANI, ma ANCHE in possesso dell’Attestato di formazione professionale debbano essere inseriti nella riserva del 40% dei posti, e/o spogliati dei punti 12 nella riserva del 60%. "In nessun caso, infatti, il conseguimento degli attestati di formazione, che costituiscono il titolo ordinario e normale, per l’esercizio della medicina generale, può risolversi, per il titolare, in un elemento ostativo o pregiudizievole, rispetto ad altri soggetti che, a parità di ogni altra condizione, tale attestato NON ABBIANO conseguito". Ove non fossero riconosciuti ai possessori ANZIANI dell’attestato, un punteggio elevato, "la frequenza stessa al corso si risolverebbe in un danno", in quanto, non potendo fare punteggio, si vedrebbero scavalcare nella graduatoria regionale, da tutti i medici "NON Corsisti" che all’inizio del corso avevano da 0 sino a 4.75 punti in meno.

L’unico punto che ci vede perfettamente consenzienti, quando il cronista nel citato articolo afferma: "… qualcuno che, rivolgendosi al TAR ha visto RIPRISTINATO il DIRITTO sancito dalla sentenza del Consiglio di Stato".

Per quanto poi riusciamo a leggere nella nota del 03/10/2000 dell’assessorato alla sanità regionale, rileviamo che l’Assessore non ha e non poteva riconoscere "l’impraticabilità dei principi sanciti dal Consiglio di Stato" ma ha stabilito che mentre per l’anno 1998 non si applicano detti principi, dal 1999 vanno integralmente applicati in quanto "ius superviens". Pacatamente facciamo osservare che non condividiamo l’applicazione del diritto da "un certo periodo in poi", confermiamo la nostra opposizione nelle competenti sedi affinché il Diritto sia applicato anche per il 1998 secondo gli indirizzi della sentenza del Consiglio di Stato.

Viviamo sulla pelle quotidianamente la drammatica questione dell’inserimento dei medici TUTTI nel lavoro, ed insieme dobbiamo continuare a lottare e a mobilitarci ma nel rispetto del DIRITTO DEGLI ALTRI, senza sopraffazione, e bandendo crociate inutili e dannose che, spesso alla fine nascondono la conquista del personale vantaggio.

 

 

Nicola Calabrese