Il Sole 24 ore

Mercoledì 24 Maggio 2000 Norme e Tributi

 

Sanità:

Sotto accusa alcuni istituti dell'accordo siglato a marzo con il Ssn

Medici di famiglia, convenzione bocciata dal Consiglio di Stato

ROMA

 

Accesso alla convenzione, associazionismo, libera professione, pensioni:

tutto (o quasi) sbagliato, tutto (o quasi) da rifare. Dopo l'affaire del

sanitometro, il ministro della Sanità Umberto Veronesi si trova a dover

gestire un'altra grana: la nuova convenzione di medicina generale con il

Ssn.

Che il Consiglio di Stato, con un parere di ben 34 pagine, ha

letteralmente frantumato. Facendo carta straccia di alcuni degli aspetti

salienti di un accordo, siglato il 9 marzo scorso non senza divisioni

sindacali, che solo per la parte fissa prevede incrementi del 13,5% ai

generalisti. Con un aumento della spesa certamente oltre i mille miliardi l'

anno.

 

Il parere (101/2000) dei massimi giudici amministrativi è stato notificato

alla parte pubblica martedì 16 maggio. E ora è sul tavolo del ministro, che

deve decidere i prossimi passi: se, quanto e cosa recepire delle numerose

raccomandazioni contenute nel parere obbligatorio del Consiglio di Stato. La

cui decisione arriva, tra l'altro, in stretta coincidenza col parere che,

proprio oggi, la Corte dei conti deve esprimere sul contratto dei medici

pubblici. Ecco intanto i principali atti d'accusa del Consiglio di Stato, il

cui parere peraltro tocca 53 articoli su 76 e anche un folto pacchetto di

norme finali e transitorie.

 

Accesso. Per il Consiglio di Stato sono state violate le disposizioni

legislative in materia di diritti acquisiti dei medici abilitati entro il 31

dicembre 1994: di conseguenza, ai medici in possesso di attestato va

attribuito un punteggio inferiore ai 7,20 previsti. Di più: l'equipollenza

dei titoli, ai sensi della normativa vigente, va richiamata nella

convenzione. Sono state inoltre violate le norme della "par condicio" dell'

istituto sulla gravidanza. E ancora, si afferma nel parere: la riserva di un

'aliquota dell'80% degli incarichi vacanti in favore dei medici con l'

attestato di formazione «urta contro il principio di riconoscimento dei

diritti acquisiti dei medici convenzionati ante 1995».

 

Associazionismo. Il sistema previsto crea, secondo i giudici, una lesione

per illegittimità «del requisito di tendenziale esclusività e fiduciarietà

che caratterizza la prestazione del medico convenzionato». Requisito

ribadito dal Dlgs 502/92 «che parla di rispetto degli obblighi individuali

derivanti dalle specifiche convenzioni». E tanto è vero il carattere dell'

"individualità", che secondo i giudici dopo la pubblicazione dell'accordo

collettivo si deve passare a una «regolamentazione del singolo rapporto» da

instaurare con il medico attraverso una convenzione.

Ecco così una raffica di bocciature:

alla possibilità «incondizionata» per il medico associato di prestare

la propria attività agli assistiti dei colleghi associati; alla sostituzione

«automatica» tra medici della stessa associazione; alla chiusura anticipata

di uno degli studi che fanno capo all'associazione; all'accesso alle schede

dei pazienti di altri colleghi; alla possibilità di operare in più studi;

alla possibilità di inserire tra i soci anche medici non convenzionati col Ssn.

 

Libera professione. «L'espansione delle strutture e delle competenze rimesse

all'associazionismo convenzionale», afferma la decisione, rischia di essere

usata come «schermo per aggirare gli obblighi» che fanno capo al medico:

prime fra tutte, le modalità di svolgimento della libera professione.

Istituto che, comunque, va rivisto: quanto meno per definire una «più

precisa qualificazione di libera professione occasionale», anche per evitare

che «termini confusi possano dar luogo a controversie e abusi».

 

Pensioni. La disposizione prevista - «che rimanda a una specifica intesa tra

le parti firmatarie e dopo la definizione nelle sedi competenti» - è

giudicata «troppo generica e indeterminata nel tempo», in violazione di

quanto stabilito dal Dlgs 502/92 (articolo 15 nonies).

 

Roberto Turno