RAPPORTO ANNUALE DEL CENSIS SULLO STATO SOCIALE: IN AUMENTO LE MALATTIE DEL BENESSERE; ELEVATO IMPEGNO SOCIALE PER MALATTIE CRONICHE COME ALZHEIMER, NEFROPATIA IN DIALISI E SCLEROSI MULTIPLA

Censis

"Il sistema di welfare"

Le nuove responsabilità regionali nella devolution del welfare

Fonte: Censis

www.censis.it

IL DOCUMENTO COMPLETO


Tratto dalla Relazione Annuale Censis 2000

Le malattie del "benessere" sfidano l'attuale configurazione del sistema di cure: dalla depressione che coinvolge circa 4 milioni di persone, ai disturbi del comportamento alimentare, incluse l'anoressia e la bulimia nervose che riguardano circa 50 mila giovani donne dai 15 ai 24 anni, dall'obesità che coinvolge quasi 6 milioni di italiani, alle malattie allergiche da cui sono affetti circa 3,8 milioni di italiani, ai problemi della sfera sessuale dei quali soffrono o hanno sofferto 9,4 milioni di uomini e 9,3 milioni di donne. Come del resto sfidano l'attuale sistema di cure le malattie ad alto impatto assistenziale: ad esempio, il morbo di Alzheimer (circa 500.000 malati in Italia), le nefropatie croniche (quasi 40.000 persone in terapia dialitica), la sclerosi multipla (che colpisce circa 50.000 individui, con circa 1.800 nuovi casi all'anno) e, ancora, come i bisogni di cura e assistenza di circa 1.870.000 ultrasessantacinquenni disabili, dei soggetti non autosufficienti, concentrati soprattutto nelle fasce d'età più avanzata, con il 37,6% del totale degli ultraottantenni che ha molta difficoltà o dipende da qualcun altro per lo svolgimento delle attività quotidiane e di circa 923 mila (601 mila donne) soggetti che presentano il livello più grave di disabilità, rappresentato dal confinamento individuale.
Tutto questo mentre l'offerta (malgrado l'apertura della Riforma dell'Assistenza) continua ad essere caratterizzata da profonde differenziazioni territoriali, in particolare in sanità dove la spesa procapite regionale oscilla tra 1.808.159 lire della Sicilia e 2.860.059 lire di Bolzano. In questo contesto, il federalismo sanitario si trova a fronteggiare l'insorgere, anche in ambito regionale, di tentazioni neodirigiste e la persistente centralità delle logiche e dei problemi dell'offerta come criterio ordinatorio della sanità a scapito del tanto declamato (ma poco praticato) orientamento alla domanda.
Di fatto, però, sono i comportamenti spontanei, dal basso, di utenti sempre più responsabili e capaci di scegliere, ora anche proiettati sul web (sono circa 4 milioni gli italiani che cercano sul web informazioni in tema di sanità), che si caratterizzano come veicoli del vero cambiamento in sanità ed operano come fortissimi correttivi delle dinamiche autocentrate dell'offerta. Infatti, tutte le strategie di razionamento territoriale, dall'alto, della domanda sanitaria sono, nei fatti, destinate ad essere vanificate dalla mobilità sanitaria interregionale, con pazienti che si recano a curarsi in regioni diverse da quelle di residenza. Le regioni del Nord, tendenzialmente a più alti livelli di spesa procapite, nel 1998 hanno "importato" una domanda sanitaria, concernente i ricoveri ospedalieri a regime ordinario per acuti e per riabilitazione, relativa a 432.670 utenti, pari al 57,1% del totale dei pazienti che si sono recati in un'altra regione.
Più in generale, l'insieme dei processi di innovazione tecnologica e sociale impatta fortemente sulla trasformazione complessiva del sistema delle politiche sociali. Se per il biotech nella cura della salute si prevede per il 2005 un mercato mondiale di oltre 150 mila miliardi di lire (circa 7 mila miliardi di lire in Italia), nel nostro Paese tutto il sistema della ricerca, malgrado alcune punte di eccellenza, è caratterizzato da scarsità di risorse, fuga di cervelli e nepotismo. La spesa totale per Ricerca e Sviluppo è pari all'1,05% del Pil (valore medio relativo al totale dei paesi Ocse 2,23%), la spesa per ricerca delle imprese (0,57% del Pil) risulta inferiore alla media dei paesi Ocse (1,54%); mentre per il periodo 1993-1999, il numero di brevetti richiesti da residenti è aumentato del 25% contro la media Ocse del +67,4%
Le difficoltà di un sistema di welfare che stenta a fronteggiare le nuove sfide delle trasformazioni sociali emergono anche a proposito delle politiche familiari. Si fanno meno figli e sempre più tardi, tanto che il calo della fecondità (il tasso è oggi pari a 1,21 bambini in media per donna in età feconda, superiore in Europa solo a quello spagnolo) mette sempre più in crisi lo stesso ricambio generazionale (il tasso di natalità è stato pari, nel 1999, a 9,3 nati per 1.000 abitanti, con la Germania, il più basso in Europa).
Tuttavia, genitorialità e procreazione sono una sorta di "diritto" a cui raramente si rinuncia. Infatti, attualmente circa 1 donna su 7 consulta il medico per problemi di infertilità (nel 32% dei casi è responsabile la donna, nel 20% dei casi l'uomo, nel 40% dei casi il problema è di origine mista, mentre per il residuo 8% la causa rimane sconosciuta), mentre i dati relativi alla procreazione medico-assistita per il periodo 1994-1997 indicano che i cicli di trattamento effettuati sono più che raddoppiati passando da 2.244 a 4.566; inoltre, dal 1993 al 1999, le domande di adozione nazionale sono aumentate del 32,4%, quelle di adozione internazionale del 16,2%, i decreti di adozione nazionale del 31,4% e quelli di adozione internazionale del 28,4%..

 
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