IL MINISTRO BINDI INCONTRA A BARI I MEDICI DI FAMIGLIA

Domenica 31 Ottobre a Villa Romanazzi Carducci, Bari, il Ministro Bindi ha incontrato i medici di famiglia e i cittadini sul tema "Sanità e Salute". L’incontro fa parte di un tour in diversi capoluoghi d’Italia, in cui il ministro sta esponendo le caratteristiche della sua riforma (Decreto 229/99) e chiedendo consensi sul Sistema Sanitario Nazionale alla vigilia di un referendum che ne vorrebbe proporre l’abolizione.

In una sala gremita al massimo della sua capienza, ed alla presenza di autorità politiche e amministrative sanitarie, il segretario Provinciale FIMMG, dott. Anelli, ha esposto al ministro i problemi della Medicina di Famiglia nella nostra regione, specialmente dopo la delibera 1003 che individua il MMG come "mandatario" delle aziende ASL.

ecco il testo dell’intervento del dott. Anelli:

Porgo il più cordiale benvenuto al Ministro on. Rosy Bindi ed al nostro segretario nazionale dott. Mario Falconi.

Un saluto a tutte le autorità presenti, ai colleghi che sono intervenuti, alle signore ed ai signori.

Siamo orgogliosi che il Ministro abbia scelto Bari per continuare il dialogo ed il confronto con i medici di famiglia, in questo suo pellegrinare in tutta Italia.

Confronto che in talune circostanze ci ha visto su posizioni molto distanti.

La sezione provinciale della FIMMG di Bari è stata tra le prime in Italia a protestare contro la doppia firma, introdotta sulla ricetta nel gennaio scorso.

Alla stessa maniera ci siamo mobilitati nel maggio scorso perché fossero recepiti, nella stesura finale del decreto di riforma del SSN, le nostre istanze.

Oggi possiamo affermare che il Ministro Bindi restituisce ai medici di medicina generale, con il Decreto Legislativo 229, quel ruolo fondamentale ed insostituibile che fa del medico di famiglia il perno principale di tutto il SSN.

Dobbiamo riconoscere al Ministro Bindi, noi che siamo, per dirla con le parole di Mario Falconi, "i maggiori azionisti" del SSN, la ferma determinazione nel difendere e potenziare tale servizio.

Un Sistema, quello italiano, che tutti gli indicatori mostrano come uno tra i più efficaci esistenti al mondo.

Ciò premesso, dobbiamo constatare che molta strada bisognerà percorre insieme per migliorare questo SSN ed implementare le novità contenute nel decreto di riforma.

Noi, medici di famiglia, non possiamo più "subire" le decisioni che altri, nelle diverse sedi istituzionali, assumono in riferimento al nostro quotidiano lavoro.

Se dovessimo esprimere una nostra opinione sul SSN questa sarebbe fortemente influenzata da come la sanità è organizzata nella nostra Regione e nelle nostre aziende sanitarie.

In primo luogo, l’adeguamento del servizio sanitario dal vecchio sistema al nuovo spesso comporta gravi ritardi.

E’ paradigmatico il ritardo con cui molte regioni, tra cui la Puglia, hanno recepito l’Accordo Collettivo Nazionale per la medicina generale (la nostra convenzione).

Sarebbe auspicabile che buona parte della nuova convenzione fosse immediatamente recepita dalle aziende, lasciando alle Regioni l’elaborazione di quella parte espressamente prevista dalla legge.

Questo accelererebbe di molto l’applicazione di parte della riforma sanitaria.

Alla stessa maniera, a causa del ritardo con cui hanno avuto inizio alcuni corsi per la formazione dei futuri medici di famiglia, questi colleghi vedono rinviare di anni, certo non a causa loro, la possibilità di concretizzare il loro obiettivo occupazionale.

Da poco più di un anno i medici di famiglia della Puglia vivono con estremo disagio il problema dei "tetti di spesa".

Non si tratta di una contestazione del principio dei "livelli di spesa programmata", quanto della metodologia con cui sono stati introdotti.

Il nuovo servizio sanitario regionale è stato introdotto con una delibera, la n. 1800 del 1998, dalla Giunta Regionale.

Tale deliberazione non è stata preceduta da alcun dibattito né in seno al Consiglio Regionale, né tra i sindacati o categorie, né sugli organi di stampa.

La conseguenza è stata una vivace polemica con le aziende che per prime hanno introdotto il tetto di spesa per la farmaceutica di lire 200.000, individuale ed invalicabile.

Vogliamo ribadire, fino alla noia, che i livelli di spesa programmata sono strettamente correlati agli obiettivi sanitari che una Regione, azienda o distretto deve porsi.

Trasformare un servizio sanitario in una mera operazione contabile, significa stravolgere le finalità del sistema, che invece di produrre salute, produrrebbe risparmio.

Come dire: trasformiamo le nostre aziende da sanitarie ad istituti di credito!

Orbene, noi crediamo che senza un Piano Sanitario Regionale questi pericoli siano reali ed i cittadini rischiano di vedere vanificata la loro domanda di salute, soprattutto se la Regione Puglia decidesse, così come in effetti è accaduto, di perseguire tali obiettivi costringendo i medici di famiglia a rispettare i tetti di spesa, definendoli impropriamente e illegittimamente "mandatari".

Il mandatario, infatti, per effetto dell’art. 1711 del Codice Civile, risponde in proprio, con il proprio patrimonio personale, per tutto ciò che va oltre il limite fissato dal mandato.

Se questi rilievi, per altro condivisi da tutti gli organi della FIMMG di Bari: esecutivo, direttivo ed assemblea, oggi nei confronti dell’assessore regionale alla sanità, così come ieri, per altre motivazioni, nei riguardi del Ministro, fossero percepiti come atti politico-partitici, questo sarebbe una grave distorsione della verità.

Ma, ancor più grave sarebbe stato, per calcolo politico o per favorire l’assessore regionale alla sanità, ignorare volutamente le gravi determinazioni assunte nella delibera regionale 1003/99.

Allora si potrebbe dire che il segretario provinciale della FIMMG di Bari avrebbe tradito se stesso, i cittadini pugliesi e tutti i medici di famiglia.

Nel suo intervento, il ministro ha risposto alle molte domande di colleghi ed operatori sociali presenti: ella si è detta convinta dell’efficacia e dell’efficienza del SSN italiano, ed ha ribadito come i decreti delegati 229/99 vedano il MMG al centro del servizio sanitario.

Ha promesso una revisione critica delle note CUF, un emendamento alla Finanziaria che abolisca la controfirma della nota sulla ricetta, dando più peso alla firma posta in calce ad essa; ha criticato, infine, la Regione Puglia responsabile di non aver preventivamente concordato con le Organizzazioni Sindacali dei Medici di Famiglia la delibera 1003.