Un altro sciopero dei Medici di Famiglia

lettera al Direttore de "La Repubblica"

Caro Direttore,

i medici italiani sono chiamati nuovamente allo sciopero!

Il 3 e 4 giugno si asterranno dal lavoro i dirigenti sanitari, medici ospedalieri compresi. Mentre, il 4 giugno, chiuderanno gli ambulatori i medici di famiglia, quelli della continuità assistenziale (guardia medica), i medici del 118 e la medicina dei servizi.

Un’escalation così non si osservava da anni!

Appena un mese fa – rispettivamente il 16 ed il 24 aprile – il 90% dei medici di famiglia e dei dirigenti sanitari avevano incrociato le braccia e dato vita, proprio il 24 aprile, alla marcia dei 30.000 a Roma. 

Ora i leader delle associazioni mediche indicono nuovamente lo sciopero. Segno evidente di un fallimento della trattativa tra gli operatori sanitari e l’attuale Governo.

Lo sciopero rappresenta per i medici uno strumento di protesta inopportuno, a causa delle conseguenze che si ripercuotono sui cittadini ed in  particolare su coloro che soffrono ed hanno bisogno, comunque, di essere curati. Ma, le deludenti risposte della parte pubblica e del Governo sulle sorti del Servizio Sanitario Nazionale, hanno indotto i rappresentanti di tutte le organizzazioni sindacali a continuare nella protesta.

Non è solo un problema contrattuale! Se così fosse, le assicurazioni addotte dal Ministro Sirchia e da alti esponenti del Governo, vice premier compreso, avrebbero fornito elementi sufficienti agli esponenti di parte pubblica per presentare una proposta che avrebbe permesso di riannodare la trattativa. Invece così non è stato! Oggi, le preoccupazioni dei medici sono le stesse di quelle espresse dalle Regioni Italiane, costrette a gestire la sanità con un finanziamento inadeguato e senza alcuna possibilità di rilancio del settore, atteso che le risorse disponibili servono, a mala pena, a garantire l’attuale sistema.

Elevatissimo è lo stato di malessere dei medici!

Falconi, leader dei medici di famiglia – segretario nazionale della FIMMG – lancia la sfida: “spiegheremo ai cittadini chi sta <<uccidendo>> la medicina di famiglia”.

Il malessere, infatti, è prevalentemente diffuso tra la base sindacale, tra i medici che sono in prima linea nel servizio sanitario nazionale.

Si tratta di recuperare un ruolo nel sistema sanitario che la burocrazia e le leggi dell’economia sanitaria hanno profondamente modificato e mortificato.

È, insomma, una battaglia per recuperare la dignità professionale, rigettando con forza quella visione della medicina tutta legata ad una mentalità esclusivamente aziendalistica e ragionieristica.

Il caso Puglia è emblematico!

La buona volontà di porre mano alle riforme, riducendo i posti letto per acuti – con il piano di riordino ospedaliero – e potenziando la medicina del territorio, si è scontrata con la mancanza di risorse, per cui oggi assistiamo ad una riforma monca, con il territorio sguarnito, senza la funzione di filtro in grado di ridurre l’accesso improprio agli ospedali.

Il blocco delle assunzioni ha poi ridotto all’osso il personale medico, costretto a svolgere più funzioni per assicurare le prestazioni sanitarie.

Di qui le lunghe liste di attesa e il malessere dei medici “costretti” a svolgere una professione sempre in una situazione di “perenne emergenza”.

Scarsità del personale, eccessiva burocrazia e obiettivi esclusivamente economici legati alle prestazioni sanitarie costituiscono una miscela esplosiva per la categoria medica.

Encomiabile è stato sinora il comportamento dei primari e dei medici ospedalieri, che nonostante tutto hanno assicurato livelli ottimali di prestazioni sanitarie, con spirito di sacrificio e abnegazione professionale. Ma, tale situazione non è più ulteriormente tollerabile.

Anche l’Università di Medicina vive le stesse problematiche, aggravate da un senso di frustrazione per il mancato coinvolgimento nel settore dell’educazione continua dei medici (ECM).

Sul versante della medicina del territorio le cose non vanno sicuramente meglio!

Eccesso burocratico, quasi il 50% del lavoro quotidiano, militarizzazione dei controlli – accordo tra Regione Puglia e Guardia di Finanza, e obiettivi economici di spesa, sono alla base del profondo malessere che serpeggia tra i medici di famiglia.

Inoltre, il mancato rinnovo del contratto di lavoro ha creato una fascia di medici sottopagati con pochi assistiti, in quanto il sistema di remunerazione è legato alla quota capitaria.

I medici di guardia, invece, continuano a sopportare mal volentieri l’indecoroso costume della trascrizione farmaceutica, ossia della “ricopiatura” sulla ricetta del SSN di una terapia stabilita da un altro medico, con le relative responsabilità da una punto di vista medico legale per l’implicita condivisione della terapia!

Inoltre, sono molto gravi le carenze strutturali degli ambulatori e degli ambienti che ospitano i medici. In Puglia, così come in Sardegna, i medici hanno pagato con la vita l’attaccamento a questa professione.

I medici, dunque, chiedono che si torni a parlare di obiettivi sanitari in un sistema pubblico dove la tutela della salute sia il vero scopo del sistema.

In questo senso le Regioni possono svolgere un ruolo essenziale per impedire lo smantellamento del sistema.

Accanto all’impegno per assicurare più finanziamenti al Servizio Sanitario Regionale i medici chiedono al Presidente Fitto anche quello di spendersi per il rilancio del Servizio Sanitario Nazionale. Così facendo, forse, si riuscirà a ridare serenità e dignità alla professione medica.

 

Filippo Anelli

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Fimmg Puglia:  in rete dal 25/02/2008