PROT. N. /00 del 31/08/2000

 

 

Preg. mo dott. Salvatore Mazzaracchio

Assessore Regionale alla Sanità

Via Caduti di tutte le guerre

Bari

Preg. Assessore,

la pubblicazione di alcuni articoli, sulla Gazzetta del Mezzogiorno, sul federalismo sanitario delle Regioni e sulla situazione economica e sanitaria della Regione Puglia ci hanno spinto, quali medici di famiglia, a inviarLe una lettera aperta. E’ un contributo che indentiamo offrire a Lei per primo, quale massimo Responsabile regionale della Sanità in Puglia, e a tutti i pugliesi al fine di migliorare un servizio fondamentale per tutti i cittadini quale la sanità.

Sin da ora desideriamo ringraziarLa per l’impegno e l’attenzione con cui svolge il suo lavoro e Le saremo particolarmente grati se vorrà prendere in considerazione questo nostro modesto contributo.

Il recente accordo, sottoscritto tra il Governo e le Regioni, sul federalismo sanitario prevede che dal 2001 le Regioni dovranno provvedere da sole al finanziamento del Servizio Sanitario Regionale (SSR). In altri termini, non si potrà più far affidamento su un eventuale ripiano da parte del Governo Centrale per eventuali disavanzi, nè provvedere al risanamento attraverso l’accensione di mutui.

La particolare situazione finanziaria della Regione Puglia non consentirebbe lo storno da altri capitoli di bilancio. Dunque, eventuali disavanzi in Sanità dovrebbero essere coperti dall’introduzione di nuove tasse.

Una situazione particolarmente delicata, tale da far affermare all’Assessore Rocco Palese che "qualsiasi disattenzione potrebbe riportare nuovamente in difficoltà finanziaria la Puglia".

Queste sono le premesse che daranno il via, in breve tempo, ad una azione di risanamento e di rigore finanziario per cercare di evitare o ridurre eventuali sforamenti del Fondo Sanitario Regionale (FSR). Un atteggiamento corretto, come sempre, e comprensibile da parte di chi deve far quadrare un difficile bilancio regionale.

A questo punto, però, vorremmo provare a rovesciare i termini del problema affrontandolo dal punto di visto di colui che si deve curare: il cittadino; e di chi deve curarlo ed assisterlo: il medico.

Il nostro ragionamento parte dalla consapevolezza che il Diritto alla Salute, tutelato dalla nostra Carta Costituzionale, non può ridursi ad una sola operazione contabile e finanziaria, ma è la somma di un complesso ordine di fattori che vanno dalla definizione ed erogazione dei livelli uniformi di assistenza sino alla programmazione e realizzazione degli obiettivi definiti dai Piani Sanitari Nazionali e Regionali.

Tutto ciò presuppone la conoscenza dello stato di salute della popolazione per formulare idonei piani di intervento.

Nessuno ci ha mai insegnato le nozioni fondamentali di economia sanitaria, nè tantomeno le abbiamo apprese durante il corso di studi all’Università. Abbiamo dovuto imparare sul "campo" concetti come efficienza ed efficacia, budget e tetti di spesa.

Siamo consapevoli che le risorse per far funzionare un Servizio Sanitario sono limitate e "finite". Pertanto, le nostre azioni professionali devono tener conto di tale presupposto.

Siamo, dunque, pronti a mettere in atto ogni sforzo che consenta di curare al meglio i nostri assistiti con cure che abbiano il minor costo possibile.

L’introduzione nel 1998 nel nostro SSR dei "tetti di spesa" ha consentito di ottenere una programmazione economica efficace, capace di "contenere" il deficit in Sanità nella nostra regione.

Ma, quanto hanno inciso i "tetti di spesa" sull’efficacia delle cure prestate dal SSR ai cittadini pugliesi?

Siamo certi che questa efficace programmazione finanziaria consente di dare risposte esaurienti alle esigenze di salute dei cittadini pugliesi?

Esaminiamo, ad esempio, i tetti di spesa sull’assistenza farmaceutica convenzionata: la somma di L. 260.000 – spesa lorda pro-capite annua – a parte le esigenze di bilancio, a quali criteri di programmazione sanitaria risponde?

Consente di curare tutti gli ipertesi, i diabetici, i cardiopatici, gli asmatici, i malati di cancro ecc.?

Come si giustificano la diversità di comportamento tra l’assistenza fornita ai cittadini della ASL FG 1, che ha registrato una spesa farmaceutica media pro-capite annua di L. 225.000 nel 1999, e quella della ASL LE 2 la cui spesa farmaceutica sfiora le L. 300.000?

Siamo certi che la migliore risposta assistenziale sia sempre quella legata alla minore spesa?

Negli altri Paesi Europei la spesa farmaceutica pubblica pro-capite annua è nettamente superiore a quella italiana. Nel 1999 essa ha fatto registrare, in Italia, una media di L. 247.863, contro una media di L. 467.681 in Francia, di L. 420.423 in Germania e di L. 327.899 nel Regno Unito (fonte: Farmindustria).

In questi paesi è stata condotta, anche, una politica di sviluppo del "farmaco generico". In Italia questi farmaci costano in media il 20% in meno degli stessi "firmati" (es: Aulin L. 18.000, stesso farmaco "generico": Nimesulide L. 10.000). Basterebbe rendere rimborsabile l’equivalente del generico per risparmiare molti miliardi senza intaccare il profilo di qualità del sistema di cura.

Inoltre se esaminiamo la spesa farmaceutica globale vedremo che in Puglia il 60% della spesa è a carico dello Stato, mentre il 40% è a carico del cittadino. Tale rapporto tende a ridursi sino ad invertirsi man mano che la spesa farmaceutica pubblica pro-capite viene ridotta sempre più. In altri termini, il cittadino acquista direttamente quello che il Pubblico, con misure di contenimento della spesa, sembra negargli.

È necessario, a questo punto, che si operi una vera "rivoluzione copernicana": mettere al centro del sistema il cittadino e le sue esigenze di salute.

Si avvii una indagine approfondita per stabilire le esigenze di salute dei cittadini pugliesi:

La conoscenza di questi dati consentirà di "pesare" i vari gruppi di pazienti per tipo di patologia e, quindi, di conoscere la "spesa storica" per questi ammalati.

Ribadendo che ognuno di questi soggetti ha diritto ad essere assistito, si potrà avviare una seconda fase caratterizzata dallo studio delle modalità assistenziali utilizzate. Ciò consentirà di verificare se le risorse utilizzate per la cura di questi soggetti erano appropriate ed efficaci.

Un po’ quello che la Regione ha già egregiamente effettuato con il progetto di ricerca PRUO per lo studio dell’appropriatezza dei ricoveri ospedalieri.

Tutto ciò permetterà, poi in una terza fase, di elaborare linee guida e percorsi diagnostici e terapeutici condivisi tra medici di famiglia, ospedalieri e medici specialisti ambulatoriali per ottenere concreti risparmi senza mai abdicare all’efficacia delle cure.

In questi ultimi dieci anni, dal 1989 al 1999, in termini monetari correnti, la spesa farmaceutica pubblica è aumentata complessivamente del 30,26%, mentre la spesa ospedaliera è aumentata del 76,48%, la spesa sanitaria totale del 67,66% e l’inflazione del 49,98%.

In termini reali, cioè al netto dell’inflazione, la spesa farmaceutica pubblica è diminuita del 13,15%, mentre la spesa ospedaliera è aumentata del 17,67% e la spesa sanitaria totale dell’11,79% (fonte: Farmindustria).

È ovvio che la spesa ospedaliera in Puglia meriti un "osservazione speciale".

Infatti, "la rete ospedaliera pugliese, si legge su "Prometeo" – uno studio sullo stato di salute degli italiani 1999 – pubblicato dal Ministero della Sanità, presenta complessivamente un indice di 6,5 posti letto per 1.000 abitanti contro una media nazionale di 5,9". Il tasso di utilizzazione (le giornate di degenza diviso i posti letto per 365) regionale è pari al 73,3% contro una media nazionale del 77,6%.

Inoltre, nella ripartizione del Fondo Sanitario Regionale (FSR) la Regione Puglia ha attribuito all’assistenza ospedaliera, per l’anno 1998, il 55,2% del FSR e per l’anno 1999 il 52% rispetto a quanto preventivato dagli atti di indirizzo nazionale che prevedono per il triennio 1998-2000 un indice del 46,5%.

I primi risultati dello ricerca PRUO per lo studio dell’appropriatezza dei ricoveri ospedalieri hanno mostrato, pur con tutte le cautele e le varie precisazioni nell’interpretazione dei dati, un elevato numero di ricoveri inappropriati.

E’ possibile ridurre il numero dei ricoveri e migliorare molti di questi dati.

I medici di famiglia sono disponibili a fare la loro parte a patto che:

Bari 31/8/2000

Dott. Filippo Anelli - Segretario Provinciale FIMMG Bari