Devolution, un rimedio peggiore del male!

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Comunicato Stampa

Devolution, un rimedio peggiore del male!

È stata votata il 5 dicembre 2002 dal Senato della Repubblica, a maggioranza, la Legge Costituzionale che modifica il Capo V della Costituzione. La norma prevede che le Regioni abbiano potestà esclusiva su tre materie: sanità, scuola e polizia locale.

Il dibattito sia prima che dopo la votazione rischia, a causa dell'eccessiva politicizzazione della discussione, di non far comprendere ai cittadini cosa accadrà nel momento in cui tale norma sarà efficace.

“Un rimedio peggiore del male”, ha affermato il dott. Filippo Anelli, segretario regionale della FIMMG,”in quanto - soprattutto in sanità- determinerà una vera e propria rivoluzione che peserà profondamente sui cittadini, riducendo le prestazioni sanitarie e aumentandone i costi”.

La prima conseguenza di una tale norma sarà che non potrà più esserci un indirizzo nazionale sulle politiche sanitarie. Certo, resta in piedi l'art. 32 della Costituzione che sancisce il diritto degli italiani alla tutela della salute, ma questo diritto dovrà essere salvaguardato dalle regioni nei modi e secondo le esigenze, anche di natura economica, che meglio soddisfano le singole amministrazioni regionali. In pratica la Legge di Riforma sanitaria non avrà più nessun significato e l'articolazione dell'assistenza sanitaria sarà competenza di ogni singola regione. Quindi 21 sanità diverse,  alcune organizzate secondo il modello del Servizio Sanitario Regionale, altre secondo il modello assicurativo, altre ancora secondo modelli misti.

Anche gli obiettivi sanitari non dovranno rispondere più ad un'unica programmazione sanitaria. Scomparirà, così, il Piano Sanitario Nazionale che in questi anni ha rappresentato un punto di riferimento per le amministrazioni regionali circa gli obiettivi sanitari da perseguire. Obiettivi validi su tutto il territorio nazionale e che garantivano a tutti i cittadini le medesime prestazioni.

Con la devolution le prestazioni erogate in ogni singola regione saranno differenti, in quanto dovranno rispondere agli obiettivi fissati dai singoli piani sanitari regionali e dovranno essere coerenti con l'organizzazione che ogni singola regione si è data.

La mancanza di una Legge Nazionale sul Servizio Sanitario Nazionale e, di conseguenza, di un Piano Sanitario Nazionale, renderà improponibile anche la Convenzione Nazionale per la Medicina Generale.

Ogni regione avrà un suo, diverso, medico di famiglia!

Un Medico di medicina generale differente da regione a regione, con compiti individuati dalle Leggi regionali e con compiti stabiliti dagli accordi regionali.

Non vi sarà più certezza sulla omogeneità nazionale degli emolumenti, sul numero dei medici in ragione di un rapporto ottimale. Non è difficile ipotizzare che in alcune regioni vi sarà una medicina generale "statale-regionale" per i poveri ed una "assicurativa" e quindi privata per il resto della popolazione. Non si può escludere, neanche, che in talune regioni la medicina generale sarà affidata a personale dipendente.

Se il testo della Legge di Riforma del Capo V della Costituzione restasse invariato tutte queste ipotesi sarebbero plausibili.

Non è difficile immaginare cosa succederebbe per la Regione Puglia con questo tipo di  "devolution" considerato che per la sanità la Puglia impiega circa lo 83% della spesa corrente. Senza un fondo di solidarietà molte prestazioni sarebbero tagliate e molti posti di lavoro, medici compresi, sarebbero ad altissimo rischio.

Il testo Costituzionale e la Legge 833 del 1978 che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale poggiavano sul principio di solidarietà tra Regioni di un'unica nazione. Oggi, questo meccanismo, frutto di tanti sacrifici, ma anche di una forte e convinta adesione al principio di solidarietà e sussidiarietà da parte di tutte le forze politiche all'indomani della fine della seconda guerra mondiale, sembra essere giunto al capolinea. Così, mentre altre nazioni cercano di copiare il nostro secondo miglior servizio sanitario mondiale, gli attuali governanti italiani sembrano volerlo smantellare senza alcun timore.

”E’ il trionfo del liberismo e del relativismo etico che lo caratterizza. Anche per questo i valori costituzionali non sono più tali ma semplici intralci di un sistema che ha come unico obbiettivo: salvaguardare la libertà individuale”, ha commentato il dott. Anelli.

“Quando la solidarietà si affievolisce, svanisce anche la democrazia” (Padre Bartolomeo Sorge).

Bari, 10/12/2002

 

 

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