Consiglio regionale: anche la Puglia dice sì al referendum sulla devolution

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Consiglio regionale: anche la Puglia dice sì al referendum sulla devolution

Consiglio regionale: anche la Puglia dice sì al referendum sulla devolution


Il Consiglio regionale della Puglia ha votato all’unanimità la richiesta di indizione di referendum popolare, sulla legge costituzionale “Modifiche alla parte II della Costituzione”. L’apertura dei lavori è stata affidata alle proposte di discussione del presidente del gruppo dei Ds Maniglio, del capogruppo di Forza Italia Palese e all’ordine del giorno della Giunta regionale. Da tutti un’unica richiesta di indizione di referendum ma con motivazioni diverse. Sulla necessità di abrogare anche in Puglia la legge 269, Antonio Maniglio ha detto che “l’approvazione della devolution stravolgerebbe la costituzione e comunque non servirebbe a rendere il sistema politico più efficiente e non risponderebbe alle effettive necessità dei cittadini”. “Sarebbe un patto scellerato – ha continuato Maniglio – se venisse ratificato e ricadrebbe sulla testa di tutti gli italiani”.

Di diverso avviso Rocco Palese. “La riforma approvata dal Parlamento - ha detto - ha indubbiamente modernizzato il Paese. Non può sfuggire allo stato nel quale ci troviamo. Il problema è a monte: la sinistra che negli anni scorsi ha avviato importanti modifiche costituzionali, già con la riforma dell’art. V della Costituzione. Riforme che la sinistra avrebbe dovuto affidare all’Assemblea costituente. Così non è stato fatto, ma questo processo di riforma ha innescato modifiche così profonde che andavano completate”. Sui punti della riforma, Palese è stato chiaro. “Sento dire che la riforma produrrà 21 sistemi sanitari diversi. Il problema non c’è, poiché i 21 sistemi sanitari diversi ci sono già, provocati sempre dalle norme approvate dalla sinistra. Con la riforma, lo Stato garantirà a tutti i medesimi livelli di assistenza”.
Polemico l’intervento di Arcangelo Sannicandro (Rifondazione comunista) sulla funzione dell’art. 138 della Costituzione. “Non credevo si potesse arrivare a fare un’altra Costituzione – ha sottolineato Sannicandro. Ci hanno insegnato sin da piccoli che la nostra Costituzione è rigida e non può essere modificata. L’art. 138 fu concepito per fare delle modifiche particolari e non per costituire un’assemblea costituente. Così facendo si modificano in un colpo solo ben 50 articoli della Costituzione”. E poi, sul ruolo della Lega ha aggiunto che “rompe il patto di solidarietà tra regioni più ricche e meno ricche”.
Ha chiuso la discussione Roberto Ruocco (An) rispondendo agli interventi precedenti degli altri consiglieri in particolare a quello di Maniglio “Questi non sono argomenti seri – ha ribadito più volte Ruocco. Maniglio ha fatto un discorso di criminalizzazione della Lega. Il federalismo darebbe una chance in più per la nostra regione. Infatti la Lega nasce proprio da quelle zone più insicure del Nord”. Sulla regionalizzazione dell’istruzione Rocco non ha dubbi: “significa aggiungere specificità ai programmi nazionali e la possibilità di studiare a scuola qualcosa in più”.
Ha concluso i lavori dell’Assemblea il presidente della Giunta Nichi Vendola che ha spiegato la funzione storica del federalismo. “È nato storicamente come strumento per unire ma in Italia, con la predicazione leghista è diventato uno strumento per dividere. Il centrosinistra ha corretto il tiro e ha parlato di federalismo solidale, la devolution è una prospettiva di separazione. La devolution l’abbiamo avuta con la guerra dei Balcani dove è stato utilizzato un lessico non dissimile dall’epifania della Padania”.
Al termine del dibattito sono stati eletti (con voto segreto) due delegati alla presentazione della richiesta di referendum: delegato effettivo con 31 voti, Giuseppe Di Corato (Ds), delegato supplente Sergio Silvestris (An).

 

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