Censis: gli italiani giudicano la SanitÓ

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(regioni.it) Per gli italiani sono le liste dicono d'attesa la 'maglia nera' del Servizio sanitario nazionale. Lo rivela una indagine del Censis ( www.censis.it ) su 1.000 cittadini, presentata oggi a Roma dal Forum per la ricerca biomedica. Quasi setteitaliani su dieci (67,5%) individuano appunto nelle liste d'attesa il principale problema sel Ssn, con punte del 75,5% nel Nordest e del 74,4% nel Nordosvest, e invece 'solo' del 56,5% al Centro.

Nella lista delle lamentele, segue la malasanita': preoccupazione per oltre il 30% degli italiani (31,3%). Segue a ruota la cattiva organizzazione dei servizi (28,8%) e gli edifici inadeguati(25,2%). Distanziate invece, nella lista delle inefficienze del Ssn, l'inadeguatezza dei servizi sul territorio (16,3%) e della professionalita' degli operatori (15,9%).

Fanalino di coda, le apparecchiature e le tecnologie ritenute obsolete, che sono considerate un problema per il 14,2% degli italiani. Nello specifico, l'indagine Censis evidenzia che, in fatto di malasanita', gli italiani hanno la 'pelle scottata': il 6,2% dei cittadini del Belpaese ha dovuto fare i conti con danni subiti duranteil proprio ricovero, il 25% ha amici che hanno subito lo stesso trattamento.

Gli italiani sognano una sanita' del futuro piu' flessibile, fatta di servizi territoriali rivolti alla persona, per il 44% questi sono persino una priorita' per il Servizio sanitario. E, secondo il parere dell'81%, sarebbero da finanziare (ad esempio quelli per non autosufficienti) con un Fondo apposito, da creare con una quota della spesa sanitaria pubblica attuale (in base all'opinione del 57%).

Tuttavia, quando gli si prospetta di utilizzare una parte dei soldi degli ospedali (magari chiudendo quelli troppo piccoli) si oppongono, diventano piu' conservatori e preferiscono tenersi la sanita' esattamente cosi' com'e' ora. In sostanza avrebbero voglia di cambiare, ma hanno anche timore dei cambiamenti, come se questi potessero portargli via quello che hanno senza nulla in cambio. Questi sono alcuni dei risultati del Monitor Biomedico 2006 realizzato dal Forum per la Ricerca Biomedica e dal Censis su un campione di cittadini italiani (e sui cittadini di quattro regioni, Piemonte, Umbria, Puglia e Sardegna). LE PAURE. Delle malattie cio' che fa piu' paura agli italiani e' la non autosufficienza, per il 40,9% e' la cosa peggiore; piu' del dolore indicato dal 30,2% e della stessa morte citata dal 13,2%.

I tumori sono la patologia piu' temuta, per il 67,5%; e al secondo posto vengono le malattie del cuore (23,9%).

IL GIUDIZIO. La meta' degli italiani (50,9%) ritiene che negli ultimi due anni il Servizio sanitario sia rimasto sostanzialmente nelle stesse condizioni; il 26,6% ritiene che sia peggiorato, e il 22,5% che sia migliorato. Al Centro e al Nord-Est e' piu' alta la percentuale che ritiene sia migliorato, mentre al Nord-Ovest e nel Sud-Isole quella di chi ha percepito un peggioramento. Il vero problema che rende i cittadini uguali dinanzi alla sanita' e' la lunghezza delle liste di attesa,additata dal 67,5% degli intervistati. Oltre il 6% (e quasi il 9% al Sud-Isole) degli intervistati ha dichiarato di avere subito danni (come una cattiva somministrazione di farmaci, piaghe da decubito, ecc.) durante il ricovero ospedaliero.

SOLIDO IL RAPPORTO CON I MEDICI. Ovunque gli italiani mostrano di avere grande fiducia nei medici di medicina generale,dato che il 72,6% giudica ottimo o bravo quello a cui fa riferimento. Il 41% risponde che gli si puo' rivolgere anche fuori dall'orario di studio; per l'88,7% e' sempre presente nell'orario delle visite; per l'85,1% il medico valuta attentamente i sintomi; per il 78,5% e' attento anche agli aspetti psicologici e relazionali.

L'unico vero problema consiste nel fatto che, per il 61,2% degli intervistati, ci sono code troppo lunghe nello studio; mentre il 33,9% evidenzia una certa resistenza a fare visite a domicilio.

SPESA PUBBLICA? DA AUMENTARE. Oltre la meta' degli italiani (il 53%) ritiene insufficiente la spesa pubblica per la salute, e il 77,3% ritiene che anche la spesa pubblica per i farmaci (tradizionalmente la componente piu' tagliata) vada considerata come un investimento, quindi da potenziare.

http://www.censis.it/277/372/5732/5733/cover.asp

 

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