Spesa farmaceutica: è scontro tra Federfarma e Farmindustria

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Una rappresentanza di Farmindustria è stata ricevuta dalla Direzione Generale dell’AIFA, in relazione alla prossima revisione del Prontuario terapeutico i cui punti fondamentali erano stati illustrati ieri sera dalla stessa Direzione Generale a tutte le Associazioni interessate. Farmindustria ha espresso la sua ferma contrarietà, in linea di principio, ad una revisione del Prontuario che, di fatto, mette a carico delle imprese farmaceutiche i due terzi dei guadagni ottenuti da farmacisti e grossisti sullo sfondamento del tetto di spesa farmaceutica 2004. All’industria farmaceutica - afferma Farmindustria -  tra sconto del 6,8% applicato da fine giugno e prossima manovra sul Prontuario, saranno addebitati, come competenza 2004, quasi 630 milioni di euro che si tradurranno, alla fine, in una equivalente riduzione di risorse finanziarie destinate agli investimenti produttivi e in ricerca. Ciò premesso Farmindustria esprime apprezzamento per il metodo del confronto, aperto e trasparente, adottato in tutta questa vicenda dalla Direzione Generale dell’AIFA. Prende atto che, se non altro, l’onere di questa “revisione” verrà ripartito su tutta la filiera farmaceutica, addebitando però a grossisti e farmacisti meno di un terzo di quanto, circa 250 milioni di euro, avrebbero dovuto, per ragioni di equità economica, versare al Servizio sanitario nazionale. L’Associazione nazionale dell’industria farmaceutica rivolge, un pressante appello al Governo perché affronti urgentemente, per via legislativa, tale problema nell’ambito della legge finanziaria per il 2005, per evitare un ulteriore forte deterioramento delle prospettive di sviluppo dell’industria farmaceutica operante in Italia.
Per Federfarma - che risponde a Farmindustria - è assurdo che chi fa di tutto per far aumentare la spesa farmaceutica a carico del SSN paghi meno di quanto paga chi fornisce gli strumenti per tenerla sotto controllo. In sostanza, l’industria fa aumentare la spesa, la farmacia paga il conto.
Lo affermahe sostiene che la manovra sul prontuario, in corso di definizione da parte dell’Agenzia del Farmaco, dovrebbe gravare anche su farmacie e grossisti.
Da una parte, infatti, le industrie farmaceutiche, con iniziative promozionali, convegni e congressi in località turistiche, premono per far aumentare la spesa. Lo riconosce la stessa Agenzia del Farmaco che attribuisce alle spinte promozionali delle industrie la responsabilità dell’aumento di spesa (di queste problematiche tratterà, fra l'altro anche la Conferenza dei Presidenti delle Regioni convocata per domani, 11 novembre, cfr. notizia precedente).
Dall’altra, le farmacie - continua Federfarma - forniscono tutti i dati delle ricette farmaceutiche, che consentono di monitorare l’andamento della spesa e adottare eventuali interventi correttivi. Tale forma di monitoraggio, che comporta per le farmacie un notevole impegno economico e organizzativo, è stata riconosciuta dalla stessa Agenzia come la più avanzata in Europa.
Nonostante le responsabilità dell’industria e l’impegno delle farmacie, con gli interventi già in atto e quelli preannunciati, l’industria farmaceutica dovrebbe pagare solo 630 milioni di euro in due anni (2004 e 2005). Nello stesso biennio, invece, le farmacie, invece, pagheranno oltre 1.500 milioni di euro, sotto forma di sconto a favore del SSN per i medicinali dispensati ai cittadini.
L’onere a carico dell’industria non costituisce un deterrente, perché il taglio imposto all’industria è inferiore al guadagno ottenuto con l’espansione del fatturato. Di conseguenza, l’industria non frena la spinta promozionale e la spesa continua a crescere.
Lo sconto imposto alle farmacie aumenta all’aumentare del prezzo dei farmaci. L’importo a carico delle farmacie cresce così di mese in mese, a seguito dello spostamento delle prescrizioni verso medicinali sempre più costosi, promosso dall’industria farmaceutica. Le farmacie ogni mese vedono decurtato il proprio margine di oltre un quarto. Per lo sforamento del tetto di spesa di cui è la maggiore responsabile l’industria farmaceutica rinuncia a meno dell’1% del proprio margine e paga un anno dopo.
Le farmacie - conclude Federafarma - non sono disposte in alcun modo a sostenere ulteriori oneri rispetto a quelli attuali, già molto pesanti. Federfarma chiede, quindi, all’Agenzia, al Governo e al Parlamento di riproporzionare, in rapporto alle quote di spettanza di ciascun segmento della filiera, lo sconto complessivamente richiesto al settore del farmaco.
(red)

 

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