Finanziaria: 88,2 miliardi di euro per la sanità

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Finanziaria: 88,2 miliardi di euro per la sanità

 

Il Consiglio dei Ministri è convocato oggi, mercoledì 29 settembre 2004, alle ore 17,30 a Palazzo Chigi, per l'approvazione della manovra finanziaria per l'anno 2005.
Secondo quanto ripoortato dalle agenzie di stampa le regioni potranno ricorrere anche a misure di carattere fiscale per raggiungere l'equilibrio economico-finanziario dei conti.E' stabilito che per accedere al finanziamento integrativo a carico dello Stato le regioni dovranno stipulare una intesa con lo Stato in cui si impegnano a rispettare la normativa vigente, a migliorare il monitoraggio della spesa sanitaria, a razionalizzare la rete ospedaliera e la domanda ospedaliera intervenendo anche sulle tariffe per favorire il passaggio dal ricovero ordinario a quello diurno. In presenza di un disavanzo di gestione evidenziato dal monitoraggio del quarto trimestre e la regione non adotta misure di riequilibrio, il governo può diffidare la regione e provvedervi entro 30 giorni e in caso di inadempienza può nominare un commissario ad acta per adottare i provvedimenti necessari per la copertura del disavanzo. Chi non assume l'impegno a  monitorare i conti e metterli sotto controllo e' escluso dall'incremento dei finanziamenti previsti per gli anni 2005, 2006 e 2007.
"La spesa per la Sanità prevista in Finanziaria è "pari al 6,3% del Pil, una quota in linea con gli altri Paesi europei". Lo ha detto il Presidente della Regione Piemonte e della Conferenza della Regioni italiane, Enzo Ghigo, ricordando i risultato dell'incontro avuto ieri a Roma tra i Presidenti delle Regioni e il Ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco (nella foto). "Ci e' stata fornita una notizia positiva: la spesa per la sanità prevista in Finanziaria passa da 81 a 88,2 miliardi di euro".
Le risorse per il Fondo sanitario nazionale dovrebbero quindi salire dagli attuali 81 miliardi a 88,2 miliardi di euro. . Una "base di partenza eccellente", che potrebbe scongiurare il rischio di aumentare le tasse locali per coprire un eventuale disavanzo,ha dichiarato il presidente della Conferenza delle Regioni, Enzo Ghigo. Ma resta il "nodo" delle risorse per il rinnovo del contratto dei medici che costa da 1,2 a 1,8 miliardi. Obiettivo delle Regioni e', quindi, quello di ottenere 90 miliardi per il2005, attraverso "alcuni aggiustamenti".
Di diverso avviso Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna, secondo il quale le risorse per il Fondo Sanitario Nazionale sono "insufficienti".''Bisogna fare un'operazione di trasparenza e vedere quanto costa il sistema sanitario. Da qui bisogna partire''. Cosi' si e' espresso Vasco Errani, al termine della Conferenza straordinaria dei Presidenti delle Regioni che hanno discusso dei fondi per la sanità.
Le Regioni, dunque, ha spiegato Errani, chiedono l'adeguamento finanziario per sostenere i livelli essenziali di assistenza e un'operazione di trasparenza: ''Se per sostenere la spesa sanitaria occorrere ricorrere alla fiscalità regionale il governo lo dica in maniera esplicita".
Al termine della conferenza dei governatori e' stato dato mandato agli assessori alla sanita' di fare una scaletta delle priorita' considerate irrinunciabili nel confronto con il governo. Solo soddisfacendo queste priorita', ha concluso Errani, ''potra' esservi l'accordo da parte delle Regioni''.
L'idea di imporre un tetto del 4,8% alla spesa dei Comuni ''non convince e non appare ragionevole'' al presidente dell'Anci. Leonardo Domenici ha espresso, in una nota, le sue perplessita' su questa misura preannunciata ieri dal ministro Siniscalco e che tende a penalizzare soprattutto i piccoli comuni. "In primo luogo þ ha spiegato Domenici - si va a penalizzare il settore che nella Pubblica Amministrazione continua a fare molti investimenti (1,8 miliardi di euro la crescita nel biennio 2001-2003 rispetto ai 5 di tutta la PA). Ma il provvedimento appare poco ragionevole perche' va a colpire sul territorio a macchia di leopardo a seconda della situazione del singolo comune e perche' estende la regola del tetto anche ai comuni con meno di 5000 abitanti, dove i bilanci sono gia' al lumicino''.Domenici ha poi aggiunto che, pur apprezzando lo sforzo di metodo avviato dal ministro Siniscalco, la correzione del deficit tendenziale a carico dei Comuni ''e' sempre troppo alta e si aggira intorno ad 1,5 miliardi di euro, senza considerare le spese per il personale che rappresentano un costo non indifferente''. A questo devono essere aggiunti - secondo Domenici - i problemi di cassa che i comuni dovranno affrontare per remunerare gli investimenti contratti negli anni precedenti (13,9 miliardi nel 2002 e 14,59 nel 2003). A suo giudizio si prospetta un blocco dello sviluppo che parte dalle città e che interessera' soprattutto quei centri del Mezzogiorno che stanno facendo uno sforzo maggiore per recuperare il gap di competitività rispetto alle altre regioni del Paese. Domenici ha infine ricordato che le alternative proposte ai Comuni per finanziare nuovi investimenti sono l'impiego della leva fiscale o tagli alla spesa per servizi pubblici. ''Mi verrebbe da dire þ ha concluso - che siamo in una specie di trappola: o decidiamo di fermare le città o scegliamo di aumentare la pressione fiscale nel momento in cui il governo sta invece orientandosi in una direzione del tutto opposta''.
Infine è stata convocata per oggi pomeriggio a Palazzo Chigi alle 16.30, un' ora prima del Consiglio dei Ministri che dovrà dare il via libera alla Finanziaria 2005, la riunione del Cipe.
Il primo punto all' ordine del giorno e' la relazione previsionale e programmatica con la quale il governo dovrebbe confermare le cifre macro già contenute nel Dpef.  Si riparlerà inoltre del programma per la realizzazione delle grandi opere alcune delle quali, gia' passate dall' esame del pre-Cipe, potrebbero domani ricevere il via libera. Tra gli altri punti all' ordine del giorno anche l' addendum al contratto di programma 2001-2005 di Rfi.
 

 

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