Le proposte delle Regioni per il DPEF

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Proposte per il DPEF 2005 – 2008: ecco il documento che le regioni hanno inviato al Governo e precedendo l'incontro di ieri a Palazzo Chigi:
Le Regioni e le Province Autonome:
-         ritengono essenziale che il DPEF 2005-2008 e la successiva manovra finanziaria vengano predisposti sulla base di un confronto tra i diversi livelli di Governo che compongono la Repubblica, come prevede l’intesa interistituzionale del 20 giugno 2002;
-         valutano positivamente il nuovo metodo del dialogo tra Istituzioni aperto con l’incontro del 24 luglio scorso, nella misura in cui i problemi aperti troveranno risposte puntuali nelle scelte operate nel DPEF e nella manovra finanziaria.
A tale scopo presentano le loro proposte premettendo che lo stato attuale della finanza regionale caratterizzato:
-         dalla mancata attuazione dell’art. 119 con la connessa definizione di un sistema perequativo,
-         dal blocco della leva fiscale,
-         dallo stallo del Decreto Legislativo 56/2000,
-         dalla sottostima del fabbisogno sanitario rispetto ai Livelli Essenziali di Assistenza,
-         dal mancato rispetto del principi di certezza e di congruità per quanto concerne i trasferimenti per il decentramento amministrativo, 
-         dal mutamento, a decorrere dal 2005, dei principi di ricorso all’indebitamento per finanziare investimenti,
compromette gli equilibri dei bilanci pregiudicando l’esercizio delle stesse funzioni regionali, con particolare riferimento alle politiche socio – sanitarie e allo sviluppo economico.
Le Regioni chiedono che il DPEF 2005 – 2008 sia elaborato tenendo conto di questo stato di grave criticità in cui versa la finanza regionale e sottolineano che per la risoluzione di tali criticità il Documento deve prevedere risposte puntuali all'insieme di queste problematiche:
·        ripristino dell’autonomia fiscale e finanziaria modificando in tal senso le norme che hanno bloccato l’autonomia impositiva e le norme che hanno limitato il ricorso all’indebitamento per gli investimenti;
·        mantenimento delle attuali regole del Patto di Stabilità Interno quale unico strumento di governo della spesa corrente concordato tra Stato e Regioni. In tale contesto manovre unilaterali come quella operata dal DL 168, peraltro a metà esercizio, non possono costituire nel metodo e nel merito uno strumento reiterabile per il governo della spesa corrente. Inoltre poiché le Regioni non hanno obiettivi infrannuali del Patto di stabilità, la norma sulla virtuosità deve essere intesa come riferita all’anno 2003;
·        nessun impatto negativo sugli equilibri di finanza regionale di eventuali manovre di riduzione della pressione fiscale. Nel caso venissero adottate misure che incidessero sulla base imponibile e/o sulle aliquote della IRPEF e dell’IRAP occorre tenere adeguato conto del fatto che, sia pure in maniera molto diversa, entrambi i tributi concorrono a finanziare il fabbisogno sanitario;
·        attivare  un concreto confronto Stato - Regioni per dare soluzione entro la scadenza dell’attuale legislatura regionale alle numerose questioni finanziarie che restano aperte.
In coerenza con tali linee di indirizzo le Regioni propongono quanto segue.
FEDERALISMO
1.      Il federalismo comporta rilevanti modifiche nell’assetto dell’amministrazione pubblica riallocando funzioni e risorse dallo Stato centrale ai livelli regionale e locale in maniera da evitare dannose duplicazioni di strutture e dei conseguenti costi.
2.      Si richiede che l’Alta Commissione rispetti i tempi previsti per la conclusione dei propri lavori e assuma come posizione delle Regioni e degli Enti Locali il documento sui meccanismi strutturali del federalismo fiscale predisposto fin dal 18 giugno 2003.
E’ necessario dare avvio al trasferimento di risorse per il finanziamento delle competenze esclusive derivanti dall’attuazione della Legge Costituzionale n.3/2001, sulla base di quanto previsto dalla legge 131/2003 all’art. 2 comma 5 e all’art.7.

  1. Le regioni avevano chiesto sulla base dell’accordo interistituzionale la previsione delle prime risorse già nella finanziaria 2003 per le materie di competenza regionale. Non è nemmeno stato attuato l’art. 30 della legge finanziaria n° 289/2002 che prevedeva una prima ricognizione dei trasferimenti erariali correnti per farli confluire in un fondo unico in previsione dell’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione.
     

MANOVRE TRIBUTARIE REGIONALI
1.      Alcune Regioni, a partire dall’anno 2001 (su anno d’imposta 2002), in attuazione della potestà tributaria loro attribuita dalla Costituzione e dalle leggi vigenti, hanno approvato manovre tributarie basate sull’aumento delle aliquote dell’addizionale regionale all’Irpef e dell’Irap.

  1. A quasi tre anni di distanza, nessuna Regione si è vista accreditare dal Governo, nonostante i ripetuti solleciti, i gettiti aggiuntivi derivanti dalle suddette manovre, sebbene i conti correnti regionali afferenti i tributi oggetto degli interventi fiscali abbiano registrato aumenti in linea con le previsioni di maggiori risorse effettuate dalle Regioni al momento del varo delle manovre.
  2. Le Regioni chiedono pertanto l’immediato accreditamento dei gettiti aggiuntivi delle loro manovre tributarie e si dichiarano immediatamente disponibili a verificarli congiuntamente con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
  3. Il confronto sulle manovre tributarie si rende altresì necessario per evitare che i relativi gettiti siano considerati nel computo delle risorse attribuite in sede di determinazione della quota IVA (ex riparto sanità) e della misura delle capacità fiscali delle Regioni in attuazione del D. Lgs. 56/2000.
     

FINANZIAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

Fabbisogno di competenza

1.      Per l’anno 2005 la stima del  fabbisogno finanziario per assicurare l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza si attesta intorno a 91 miliardi di euro (circa il 6,5% del PIL).  La sottostima dei Lea - rilevata dal Tavolo di monitoraggio previsto al punto 15 dell’Accordo dell’8 agosto 2001 per gli anni 2001 e 2002 – è stata più volte evidenziata al Governo da parte delle Regioni, da ultimo durante l’iter della Finanziaria 2004 ed il Governo si è impegnato ad accompagnare eventuali variazioni di incremento dei LEA , decisi a livello centrale, con le necessarie risorse aggiuntive.

Al fabbisogno così stimato vanno aggiunti gli arretrati del contratto e delle convenzioni e gli oneri, per l’anno 2004, relativi all’assistenza agli immigrati extracomunitari regolarizzati ai sensi della legge n. 189/2002. Poiché gli incrementi del fondo sanitario come definiti nell’ambito dell’Accordo dell’8 agosto 2001, non riescono a dare copertura neppure all’aumento dei costi contrattuali dovuto all’inflazione programmata, resta da definire la questione della copertura di tali oneri

Erogazioni di cassa

1.      Ad oggi restano ancora da erogare alle Regioni circa 10 miliardi €  degli anni 2002 e 2003, e, come è stato detto al punto precedente, non è stato riversato alle regioni interessate neppure il gettito derivante dalle loro manovre fiscali introitato dallo Stato. Questo genera sulla cassa tensioni, contenzioso e oneri aggiuntivi.

2.      Le Regioni chiedono che nel 2005 siano erogate somme non inferiori al 95% del fabbisogno assegnato senza sottostare ad alcuna condizione, e che il restante 5% sia subordinato al superamento degli adempimenti monitorati dall’apposito Tavolo.

POLITICHE SOCIALI E DEL WELFARE

Sono ritenute irrinunciabili le garanzie relative alla stabilità del Fondo per le Politiche Sociali, al finanziamento dei Livelli Essenziali di Assistenza Sociale (LIVEAS), nonché la previsione di specifiche misure per risolvere il problema della non autosufficienza con un apposito fondo.Va ribadita la possibilità per le Regioni, nell’ambito della loro autonomia fiscale, di prevedere forme di finanziamento obbligatorie per i costi del welfare. Inoltre in materia di Previdenza Integrativa va accelerato l’iter normativo che consenta alle Regioni di istituire appositi fondi.

POLITICHE ABITATIVE

Le Regioni ricordano che l’Edilizia Residenziale Pubblica è l’unica materia ad esse attribuita con il decentramento amministrativo che non è stata accompagnata dal trasferimento di risorse. Le Regioni pertanto chiedono al Governo l’impegno a finanziare le politiche abitative con adeguate risorse, quantificabili in almeno 1.100 milioni di euro.

POLITICHE DI SOSTEGNO ALLO SVILUPPO

La trasformazione annunciata degli interventi statali a favore delle imprese in fondo di rotazione non dovrà incidere sul finanziamento per gli incentivi alle imprese attribuito alle Regioni a seguito del trasferimento di funzioni ai sensi della legge 59/1997 e del DLGS 112/1998.

Le Regioni attribuiscono funzione strategica ai fondi per le aree sottoutilizzate come strumento per garantire la perequazione tra tutti i territori e per favorire lo sviluppo tecnologico di infrastrutture materiali ed immateriali nel Mezzogiorno i cui esiti abbiano ricaduta sulle Regioni del Sud anche in tema di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico e qualificazione del capitale umano.

TRASPORTO PUBBLICO LOCALE

Le Regioni, nel segnalare che ancora non sono state erogate le somme 2004 per gli oneri contrattuali, attirano l’attenzione del Governo sui rischi che ritardi nel finanziamento dei nuovi contratti possono determinare nel prossimo autunno/inverno una nuova stagione di tensioni e disservizi.

(red)

 

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