Spesa farmaceutica: scontro Farmindustria-Federfarma

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Spesa farmaceutica: scontro Farmindustria-Federfarma

In attesa che il Consiglio dei Ministri vari il Decreto taglia-spese, Farmindustria per voce del Presidente Federico Nazzari indica alle Regioni la propria ricetta contro l'aumento della spesa farmaceutica: le Regioni - spiega Nazzari in un'intervista al Corriere della sera  - "hanno tutti gli strumenti di controllo per vigilare sulle prescrizioni mediche... se un farmaco viene prescritto con troppa frequenza. Invece di partire dai tagli - si domanda il Presidente di Farmindustria - perché non cominciamo da lì?". "Prima di arrivare con le forbici e imporre lo sconto del 6,8% sulle forniture, - spiega ancora Nazzari - vediamo di raffreddarla (la spesa farmaceutica, ndr) in un altro modo. E poi c'è un rischio: che il conto lo paghino solo le industrie farmaceutiche(...) Ricordo che su un farmaco che costa 10 euro solo 6,7 euro vanno alle industrie. Il resto, il 33% va alla distribuzione, dai grossisti ai farmacisti. Mi chiedo perché in caso di sfondamento, il conto del deficit debba ricadere solo su di noi. Se ipotizziamo un buco di 1,3 miliardi, almeno 300 dovrebbero andare a carico della distribuzione".
Pronta la replica di Federfarma, affidata ad un lungo comunicato (sull'argomento cfr. anche Il Sole 24 ore)."Per una singolare coincidenza, proprio alla vigilia del Consiglio dei Ministri che dovrebbe varare misure per il contenimento della spesa farmaceutica, si scatena un’azione lobbistica in difesa dell’industria farmaceutica attraverso le dichiarazioni dell’Osservatorio sulla Terza Età (OTE) e del segretario nazionale della FIMMG Mario Falconi. L’industria, chiamata a fornire un modesto contributo allo sforamento della spesa, cerca di scrollarselo di dosso, scaricandone una parte sulle farmacie".
"La legge dell’autunno 2003 - sottolinea Federfarma - che ha varato l’Agenzia Italiana del Farmaco ha anche disposto che lo sforamento della spesa farmaceutica rispetto al tetto fissato nel 13 per cento della spesa sanitaria complessiva venga posto per il 60 per cento a carico dell’industria, individuata come maggiore responsabile dell’aumento di spesa, e per il restante 40 per cento a carico delle Regioni.
Sulla base dell’andamento medio dei primi cinque mesi dell’anno, la spesa farmaceutica si avvia a sforare il tetto previsto di almeno il 12 per cento, vale a dire di oltre 2 miliardi di euro. Rispetto a tale “buco” il decreto-legge che il Governo si appresta a varare richiede all’industria di ripianare non tutti i 1.240 milioni di euro corrispondenti al 60 per cento dello sforamento, bensì il ben più modesto importo di 495 milioni di euro. Infatti, il Governo, con molto ottimismo, ha provvisoriamente stimato lo sforamento nell’8 per cento del tetto e, soprattutto, ha limitato la quota a carico dell’industria al 60 per cento non dello sforamento, ma della quota del ricavo industriale, pari a due terzi della spesa farmaceutica: su 100 euro di sforamento l’industria non pagherà 60 euro, ma soltanto 40, lasciando un vistoso scoperto. A differenza di quanto ritenuto equo per l’industria (chiamata dal decreto a pagare una quota commisurata unicamente sui propri ricavi e non sulla spesa complessiva), le farmacie - si legge ancora nel comunicato di federfarma - da oltre dieci anni contribuiscono al contenimento della spesa con una trattenuta a favore del SSN commisurata al prezzo al pubblico, prezzo che comprende oltre al margine delle farmacie, il margine della distribuzione intermedia e il margine, ben più rilevante, dell’industria. Quindi nel 2003 le farmacie hanno versato al SSN 642 milioni di euro e nel 2004 verseranno più di 700 milioni di euro. Sono cifre ben superiori a quella che oggi si vuole porre a carico dell’industria. Inoltre, l’industria è l’unico soggetto interessato a favorire l’aumento della spesa, mentre la rete delle farmacie italiane è l’unica in Europa a fornire al SSN i dati analitici per il controllo della spesa.
Il Ministro della salute, il Ministro dell’Economia e i Presidenti delle Regioni - afferma sempre Federfarma - concordando sulla urgente necessità di chiedere solo alle industrie di contribuire al ripiano della spesa e di escludere le farmacie, dimostrano di ben comprendere dove sono le reali responsabilità dell’aumento di spesa. Pur apprezzando questo approccio, Federfarma considera le misure in arrivo solo un provvedimento tampone e si augura che l’Agenzia del Farmaco possa presto proporre misure organiche e strutturali, quali:
la soppressione del certificato di protezione brevettuale complementare; la riduzione del prezzo dei nuovi farmaci più costosi che non presentano vantaggi terapeutici; l’ampliamento delle liste di trasparenza; l’incentivazione della prescrizione da parte del medico del principio attivo del farmaco anziché del nome commerciale; maggiori controlli sulle varie forme di promozione commerciale".
(sm)

 

 

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