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ROMA — «I medici onesti non hanno nulla da
temere». Risponde così il ministro della Salute, Girolamo
Sirchia (nella foto), alla valanga di critiche che gli sono
piovute addosso dai sindacati dei medici dopo il decreto
antitruffe varato venerdì in consiglio dei ministri. Un decreto
che prevede multe da 50 mila euro fino a 20 volte il danno
provocato al servizio sanitario nazionale. E che se sarà
applicato potrebbe davvero rendere al vita molto dura (per molti
medici troppo dura) ai protagonisti delle truffe su farmaci e
ricoveri.
«Pagherà il malato»
«Siamo alle grida manzoniane — attacca Serafino Zucchelli,
segretario nazionale di Anaoo Assomed — e non saranno i roboanti
proclami né la faccia feroce di uno Stato che minaccia pene
assurde e inventa una polizia speciale per la sanità ad elevare i
livelli etici degli addetti al settore. Le grida altisonanti sono
espressione di un maldestro e demagogico tentativo di rassicurare
un'opinione pubblica giustamente preoccupata».
Sulla stessa linea anche il presidente della federazione nazionale
degli Ordini dei medici, Giuseppe Del Barone: «Il decreto appena
approvato spaventa i medici onesti e farà scattare una medicina
difensiva, e chi ci rimetterà sarà il malato. La magistratura ha
già gli strumenti per punire le truffe e le Asl hanno organismi
per fare accertamenti e controlli: non c'è bisogna di un decreto
che ricalca cose già esistenti».
Critica con il decreto anche l'ex ministro Rosy Bindi
(Margherita). «Il decreto — osserva — è una delle tante
mosse propagandistiche di questo ministero. Non è così che si
batte il comparaggio, ma piuttosto dicendo alle case farmaceutiche
che quelle risorse private che vengono oggi usate privatamente ed
in maniera commerciale devono essere messe a disposizione di un
programma pubblico di informzione e formazione dei medici».
La replica del ministro
Ecco la replica di Sirchia. «I medici onesti, i veri
professionisti — ribatte — hanno tutto da guadagnare dal
decreto perché emergerà che la loro attività è cristallina. Le
argomentazioni dei sindacati dei medici non mi preoccupano perché
non vanno nell'interesse dei cittadini e sono motivate da odio
politico».
Quanto alle accuse della Bindi, al ministero ribadiscono che il
ministro ha proposto alle aziende farmacetiche un codice di
comportamento in quindici punti nel quale si chiede trasparenza di
bilancio, la suddivisione delle promozioni in voci singole e anche
la destinazione dei fondi per l'informazione medico scientifica ad
una agenzia super partes che informi il medico. Tra le riforme che
il ministero vuole portare avanti anche quella degli informatori
del farmaco: si pensa alla costituzione di un albo nazionale con
regole precise e trasparenti per l'accesso e la permanenza.
r. r.
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