l no dei medici di famiglia "Un'operazione di cosmesi"

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Il presidente Filippo Anelli: la chiusura di alcuni ospedali è giusta, ma non basta l'intervista
ILARIA FICARELLA - Repubblica Bari 28/7/2002

«Un'operazione di cosmesi politica». Così Filippo Anelli, segretario della Fimg (Federazione italiana medici generici) Puglia, definisce il piano di riordino ospedaliero della Regione. Dei 100 miliardi di vecchie lire che la razionalizzazione degli ospedali pugliesi farà risparmiare alla sanità regionale, secondo Anelli, «neppure un soldo sarà destinato a migliorare la tutela della salute e a sciogliere il nodo che costringe il rapporto medicopaziente a una questione meramente economica». Passaggio fondamentale per verificare le intenzioni della Regione sarà la chiusura dell'accordo sul contratto di lavoro dei medici generici, a settembre. Ma intanto l'Ordine dei medici sta vivendo momenti difficili a causa delle elezioni anticipate indette dal presidente uscente, Francesco Losurdo, che si svolgeranno oggi, domani e dopodomani in prima battuta e poi a settembre se non si dovesse raggiungere il quorum.

Dottor Anelli, anche i medici di famiglia sono critici nei confronti dell'operazione progettata da Raffaele Fitto e i suoi?
«Noi siamo convinti che chiudere alcuni ospedali sia cosa buona e giusta, anche per garantire una maggiore tutela degli stessi pazienti, al di là dei campanilismi spiega il rappresentante della Fimmg Quello che ci lascia fortemente perplessi e che ci preoccupa è la finalità di questo piano, che appare piuttosto come un'operazione di cosmesi, ma non dà nessuna garanzia né ai medici né all'utenza del servizio sanitario. Dico questo perché non c'è giunto alcun segnale dal quale possiamo dedurre che quei soldi che la Regione pensa di riuscire a risparmiare chiudendo gli ospedali non saranno reinvestiti sul territorio».
I cittadini devono preoccuparsi dunque?

«I campanilismi che ora stanno insorgendo sono ovviamente il frutto di una pressione anche psicologica. La preoccupazione in alcuni casi è ingiustificata perché la razionalizzazione in sé può diventare un elemento di rilancio della qualità del servizio a livello regionale. Ma è vero che la gente ha paura quando pensa che l'ospedale del proprio paese sarà chiuso e in cambio non otterrà nulla. I soldi non saranno spesi per attivare o potenziare l'assistenza domiciliare o per ridurre le liste d'attesa o per creare dei poliambulatori dove attraverso i medici di famiglia sia possibile prenotare visite specialistiche. Faccio un esempio: l'inverno non è poi così lontano e come al solito dovremo affrontare numerosi casi di riacutizzazione per i bronchitici cronici. Ma diversamente dal passato non ci saranno posti letto in ospedale per loro. Ora, è giusto che questi pazienti non vadano in ospedale, perché quelli sono appunto i casi di ricoveri impropri sui quali bisogna attuare la razionalizzazione, ma non sarà data a queste persone nemmeno la possibilità di essere assistiti diversamente».
Per i medici di famiglia resta ancora da sciogliere il nodo del contratto di lavoro.

«Ed è proprio su questo punto che secondo noi si gioca tutta la partita. Speriamo di trovare a settembre la via giusta per riprendere la trattativa e concludere l'accordo. Speriamo che la Regione intenda indirizzare almeno una parte delle risorse che spera di risparmiare in questo senso. Altrimenti si potrà veramente dire che, fin dall'inizio, l'intenzione della Regione fosse quella di cambiare tutto per non cambiare nulla».

La categoria del medici vive però in questi giorni momenti di fibrillazione, a causa delle elezioni anticipate all'Ordine. Non temete che queste divisioni possano farvi perdere la possibilità di partecipare alla discussione sul piano di riordino?
«Una buona parte del consiglio dell'Ordine, rappresentata da numerose sigle sindacali che vanno dalla Fimg all'Anaoo, dalla Cimo al sindacato dei polispecialisti convenzionati crede che questo gioco d'anticipo attuato dal presidente Losurdo sia caduto volutamente in questo momento. Non possiamo nascondere la nostra opinione per la quale, essendo il presidente uscente esplicitamente connotato politicamente, questi abbia finora di fatto imbavagliato la categoria al fine di impedirle di partecipare attivamente a questa fase così delicata per il futuro del servizio sanitario nella nostra regione».

 

 

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