Spesa sanitaria: le Regioni fanno i primi conti su fabbisogno e disavanzi

Roberto Turno (da Il Sole 24 Ore del 4 luglio)


Farmaci, contratti dei medici e del personale non sanitario, convenzioni con i medici di famiglia, integrazione socio-sanitaria, perfino il passaggio di funzioni per l'applicazione della "legge Bassanini".

Le Regioni rifanno i conti e scoprono che il buco della spesa sanitaria tra il 2000 e il 2001 si attesterà a quota 16.010 miliardi. E per fare del 2002 il mitico "anno zero" della finanza sanitaria, alzano il prezzo: serviranno 150mila miliardi cash. E una revisione profonda delle regole del federalismo sanitario.

Mentre va avanti a pieno ritmo la "due diligence" e insieme il tavolo di monitoraggio sull'andamento della spesa di Asl e ospedali, le Regioni presentano il conto al Governo. Ed è un conto salatissimo quello per la salute pubblica, sinteticamente riassunto in un documento di due pagine consegnato al ministero dell'Economia, che è delegato in prima battuta, accanto alla Sanità, a cercare di fare il punto sul balletto di cifre, tra disavanzi e sottostime, che riguardano i bilanci sanitari regionali.

Per il 2000 il disavanzo viene previsto complessivamente in 7.080 miliardi, per il 2001 invece si stima un rosso finale di 8.930 miliardi: in entrambi i casi un deficit rispetto alle assegnazioni iniziali, pur considerevolmente cresciute negli anni, tra il 6-7 per cento. Con sorprese poco rassicuranti anche per la tenuta dei conti nei prossimi anni.

Se, infatti, la farmaceutica si conferma uno dei capitoli più spinosi, a tenere in bilico i bilanci del Ssn provvedono secondo le Regioni gli effetti di altre voci di spesa, la cui responsabilità viene imputata in massima parte allo Stato. Sono soprattutto i contratti e le convenzioni del personale, medico e non, a essere considerati ad alto rischio: 3.335 miliardi in più per il contratto della dirigenza e altri 1.350 miliardi per quello del comparto.

Due macigni che non mancheranno di scaricarsi sui prossimi esercizi finanziari, tanto più in vista dei rinnovi contrattuali in cantiere per il 2002-2003. Ad appesantire i bilanci del Ssn, sostengono i governi locali, c'è poi l'integrazione socio-sanitaria e l'applicazione del decreto del febbraio scorso: da solo, vale 1.900 miliardi in più di oneri soltanto per il 2001.

Rifatti i conti, le Regioni naturalmente battono cassa. Intanto, per incassare un congruo ripiano rispetto ai 16mila miliardi di deficit totale stimati per il biennio: sono disposte ad assumersi la responsabilità del disavanzo per non più di 4mila miliardi. Per gli altri 12mila miliardi chiedono che sia lo Stato a farsene carico. E possibilmente per le vie brevi. Il tutto, trascurando «la mancata quantificazione degli oneri per i danni da trasfusione», somme cui i "governatori" non intendono assolutamente far fronte con le finanze locali.

Ma accanto alla partita in corso a via XX Settembre sui bilanci 2000-2001 - cui il ministro della Sanità, Girolamo Sirchia, ha dichiarato di non voler assistere da semplice spettatore - s'è già aperto il confronto sulle assegnazioni per il 2002. Anche perché stringono i tempi per far quadrare le cifre in vista del Dpef e della Finanziaria.

E per il prossimo anno le Regioni non hanno alcuna intenzione di abbassare la guardia: «Tenuto conto che la serie storica dei fabbisogni sanitari presenta incrementi annuali del 6/7% - hanno scritto nero su bianco - il 2002 difficilmente potrà essere inferiore a 150mila miliardi». Solo in questo modo, con una spesa ancorata al 6% del prodotto interno lordo si potrà parlare di "anno zero". Con l'intesa, conclude il documento, che i contratti di lavoro non dovranno crescere più del tasso d'inflazione programmato.
(4 luglio 2001)
 

 

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