Allarme Ote sulla spesa sanitaria  Per le famiglie aumenti del 50%

Osservatorio della Terza Età - Ageing Society

Allarme Ote sulla spesa sanitaria  Per le famiglie aumenti del 50%

Messina, chiediamo al prossimo Governo di varare immediati correttivi. Dal 1990 lo Stato spende 6,4% del Pil, ma per gli italiani i conti sono in aumento

Gli italiani sono costretti a spendere sempre più di tasca propria per le cure di cui necessitano. Infatti la spesa complessiva destinata alla sanità cresce, ma mentre lo Stato impegna la stessa percentuale di risorse del 1991, cioè il 6,4%, “la restante somma, pari a circa 24 miliardi di lire, è a carico dei cittadini, con un aumento dei costi dal 1,3% all’1,8%”. A dare conto delle spese degli italiani è un rapporto dell’Osservatorio della Terza Età che ha analizzato l’andamento della spesa sanitaria degli ultimi quattordici anni. Dunque, accusa l’Ote, “alla ‘parsimonia’ del Servizio sanitario nazionale fa da contraltare il salasso per le famiglie, e soprattutto dei maggiori acquirenti di cure: cioè gli anziani”. A sostegno di queste affermazioni i dati messi in fila dall’associazione. La spesa sanitaria è raddoppiata in valore assoluto nel caso del pubblico, mentre quella privata finanziata dai cittadini si è moltiplicata per due volte e mezzo. E precisamente, nel 1990 la spesa sanitaria media Ue era pari al 7,4% del Prodotto interno lordo, con punte minime nel Regno Unito (6%) e massime in Francia (8,6%), mentre il nostro Paese si attestava in una posizione intermedia al 7,4%. L’accelerazione del ritmo di sviluppo tecnologico e il progressivo invecchiamento della popolazione hanno provocato, nel tempo, l’aumento della spesa totale: in forma accentuata in Germania, Grecia, Regno Unito e Belgio e in maniera piuttosto contenuta nei Paesi scandinavi e in Italia. In questo caso dovuto dal tendenziale ridimensionamento dei costi per contenere il deficit pubblico. “Per verificare quanto ‘paga’ lo Stato e quanto i cittadini – prosegue l’indagine Ote - bisogna disaggregare i valori, tenendo presente che l’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil e’ cresciuta in quasi tutti gli Stati europei. In particolare, in Germania (8,6%), Svezia (7,9%) Francia (7,4%), mentre in Italia, il rapporto rispetto al prodotto interno lordo non ha evidenziato alcuna variazione sostanziale: era pari al 6,4% nel 1991, ha toccato un valore minimo del 5,2% nel 1995 ed è risalita man mano soprattutto negli ultimi anni, tornando al 6,4% dell’anno scorso. Diverso è il caso della spesa privata, cioè dei cittadini: passata dall’1,3% del 1991 all’1,8% nel 2004 ( 8,2% il dato totale sul Pil)”. Una tendenza che non accenna ad arrestarsi perché le famiglie, soprattutto con anziani, sono state costrette ad acquistare direttamente prodotti medicinali e farmaceutici, a causa dei vuoti assistenziali creati dalle revisioni del prontuario da parte dell’Agenzia del farmaco (Aifa). Sempre secondo l’Ote la voce di spesa più vivace per il Ssn, invece, è rappresentata dalle prestazioni erogate dagli ospedali pubblici e, a partire dal 2001, anche per la sensibile lievitazione dei costi dell’assistenza farmaceutica convenzionata. Così, mentre la popolazione anziana cresce trascinando in alto la domanda di sanità, lo Stato si è ben guardato dall’aumentare le risorse a disposizione del settore, costringendo, invece, i cittadini ad aumentare la spesa privata, che nel 1991 era pari al 17,5% della spesa complessiva (60,9 mld), mentre nel 2004 ha superato il 22,5% dei 107 miliardi spesi in totale in Italia per la salute. Quindici anni fa, prosegue l’accurata analisi, in base alle valutazioni a prezzi costanti, ogni famiglia spendeva in media 690 euro; l’anno scorso l’esborso medio si è attestato a 1.102 euro (+50%). E ancora: nel 1991 lo Stato spendeva 47,3 mld di euro per assicurare la salute ai suoi cittadini, mentre quest’ultimi “compravano” circa 9,8 mld di cure; l’anno scorso il Ssn ha sborsato 86 miliardi di euro, praticamente il doppio in valore assoluto; gli italiani hanno dovuto mettere mano al portafogli per una cifra che supera i 24 mld di euro, cioè due volte mezzo rispetto agli inizi degli anni ‘90. Numeri che, secondo il segretario generale dell’Osservatorio della Terza Età, Roberto Messina, “hanno avuto un effetto devastante sui nuclei costituiti da anziani. Chiediamo – afferma Messina - immediati correttivi, già nel programma del prossimo Governo. L’aumento della spesa per la salute a carico delle famiglie – rimarca - è risultato infatti decisamente superiore a quello della spesa a carico del Servizio sanitario nazionale”. E a esemplificare la situazione “il caso di marito e moglie pensionati che, nel 2004, hanno speso circa 1.480 euro per servizi sanitari e prodotti farmaceutici. Cioè il 34% in più di una famiglia media”, conclude.

 

Home

  Utenti in linea:

Fimmg Puglia:  in rete dal 25/02/2008