Sanità, in arrivo la vera stretta

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Sirchia presenta alle Regioni il nuovo prontuario farmaceutico: chi sceglie specialità più costose del "tetto" paga per intero. Medici senza stipendio se non diranno quante medicine e analisi hanno prescritto.

di Paolo Russo

ROMA - Una stretta al prontuario farmaceutico dal valore compreso tra i 900 e i 1.800 milioni di euro; un'ipotesi di ticket unico nazionale sulla ricetta che il ministro della salute, Girolamo Sirchia, smentisce ma il sottosegretario all'economia, Giuseppe Vegas, conferma. E ancora: stipendio bloccato ai medici di famiglia che non rendicontino mensilmente sul numero di farmaci, di visite specialistiche e di ricoveri "ordinati" per i propri pazienti; taglio dei brevetti farmaceutici "complementari"; riduzione di oltre 30mila posti letto per acuti; rinvio sine die dell'abrogazione dei ticket su visite specialistiche e sugli accertamenti diagnostici prevista dalla finanziaria dello scorso anno; taglio della quota aggiuntiva del fondo sanitario per il rapporto di esclusiva dei medici, gli ospedali religiosi gli istituti di ricerca, ricovero e cura, i policlinici.

La stretta sui farmaci - Si arricchisce di ora in ora il menù della manovra sanitaria 2003, che servirà oggi alle regioni un succoso antipasto: la riclassificazione del prontuario farmaceutico che Sirchia presenterà agli assessori regionali alla sanità. I risparmi vanno da 900 a 1.800 milioni di euro, a seconda di come si applicherà il meccanismo messo a punto dai tecnici della Salute. Il nuovo prontuario con il quale dovranno fare i conti medici, farmacisti e pazienti dal prossimo 30 settembre funzionerà così: per ogni gruppo terapeutico di medicinali con pari efficacia terapeutica e medesime capacità di assorbimento verrà fissata una soglia di rimborso compatibile con l'obiettivo di risparmio prefissato.

I medicinali con prezzo contenuto entro tale soglia continueranno ad essere dispensati gratuitamente. Gli altri verranno retrocessi nel girone delle pillole a totale carico dell'assistito. Un taglio che non ricadrà tuttavia sugli assistiti, assicura Girolamo Sirchia. Per non subire l'impari concorrenza delle pillole più o meno fotocopia ma gratutite, le industrie avranno infatti una sola possibilità: ridurre i prezzi entro la soglia del rimborso e rientrare così nel girone dei medicinali mutuabili.

Chi rappresenta la "big pharma" in Italia giura che questa volta le industrie non daranno alcuna sforbiciata ai propri listini. Ma il ministero della salute è convinto di bissare il successo centrato con i farmaci fuori brevetto, dove l'applicazione di un sistema analogo ha prodotto una riduzione media dei prezzi del 50%.

Il nuovo sistema di classificazione interesserà tutti i medicinali per la cura delle malattie croniche: cardiovascolari, gastrointestinali, antidepressivi e farmaci per la cura del sistema nervoso in generale, prodotti per le affezioni dell'apparato respiratorio. In tutto si tratta di quasi il 70% del mercato.  Fuori della manovra restano i farmaci per le patologie acute, come gli antibiotici.

Nel frattempo continua a frenare la spesa farmaceutica, che a luglio mostrerebbe un segno meno per il terzo mese consecutivo. Anche se al ministero dell'Economia si stima che a fine anno si registrerà comunque una crescita del 4-5% rispetto al 2001, l'anno "boom" della spesa per pillole e sciroppi.

Per questo e in considerazione delle previsioni future di crescita, il governo sembra intenzionato a ripristinare anche il taglio ai brevetti farmaceutici "complementari". Una anomalia italiana che prolunga oltre i limiti fissati dall'Europa il monopolio sui medicinali, ostacolando così la crescita del mercato dei più economici "generici".

Medici di famiglia nel mirino - Che una parte consistente della spesa dipenda dalle prescrizioni dei medici di famiglia non è più un mistero nemmeno per chi non mastica di sanità. E non c'è stata finanziaria che non abbia ribadito, invano, l'obbligo delle Asl di effettuare controlli sull'attività dei medici di medicina generale. L'idea che potrebbe prendere corpo con la prossima manovra è di invertire "l'onere della prova". Ogni mese i camici bianchi dovrebbero compilare una scheda già messa a punto qualche anno fa dai tecnici del ministero della sanità, indicando per le 10 patologie più diffuse il numero di visite specialistiche e di ricoveri ordinati, oltre che la quantità di farmaci prescritti.

Informazioni comunque meno dettagliate di quelle che altri Paesi europei richiedono ai medici di famiglia prima di corrispondere loro lo stipendio. Basti pensare che in Gran Bretagna il servizio sanitario nazionale prima di aprire i cordoni della borsa chiede di sapere anche il nome di ogni medicinale prescritto. Anche in Italia, del resto, i medici ospedalieri sono obbligati per legge e non per contratto a relazionare  nero su bianco sulla propria attività, compilando la cartella di dimissione ospedaliera.

Legare la corresponsione della retribuzione dei medici di famiglia alla compilazione e alla firma del "rapportino", secondo gli esperti avrebbe un effetto deterrente capace di far risparmiare allo Stato un buon 10% dela spesa per farmaci, visite e analisi: oltre 2.000 milioni di euro che potrebbero consentire di lasciare nel cassetto la proposta di ripristinare il ticket fisso sulla ricetta.

Medici universitari - Nel frattempo un decreto legge presentato dal Ministro della pubblica istruzione, Letizia Moratti, prevede che i professori universitari possano continuare ad assistere i propri pazienti fino a 75 anni. Limite che verrebbe invece fissato a 72 anni  per i "responsabili di strutture complesse" (gli ex- primari).
Durissima la reazione del sindacato dei medici Anaao-Assomed che parla di provvedimento"indecoroso", emanato "esclusivamente sotto l'effetto di spinte clientelari, senza alcuna attenzione alla spesa e ai veri problemi dell'assistenza dei cittadini".

(10 SETTEMBRE 2002; ORE 10:00)

 

 

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