Italiani e sanità: uniti sull’ospedale, divisi sulla devolution

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Italiani e sanità
 
Divisi sulla devolution, uniti sull'ospedale
12 Ottobre 2004



Comunicato stampa
Italiani e sanità: uniti sull’ospedale, divisi sulla devolution

L'88,5% degli italiani giudica come "sostanzialmente positiva" l'esperienza propria, o di un familiare, in ospedale. E tale valutazione positiva riguarda: l'impegno e la serietà professionale dei medici (84,1%) e degli infermieri (78,2%), l'esito delle cure (83,6%), e la qualità/disponibilità di attrezzature tecnologiche (78,1%).

La scarsità di servizi alternativi sul territorio (25,8%) e, soprattutto, la capacità dell'ospedale di dare sicurezza ai pazienti, in particolare agli anziani (28,7%), sono indicate come le ragioni dell'eccessivo e a volte improprio ricorso al ricovero ospedaliero da parte degli italiani.

In media, i cittadini italiani hanno un ospedale a circa 8 km da casa, il 55,9% ne ha uno nel comune di residenza, il 36,6% nella provincia di residenza.

In caso di malattia grave il 23,2% si rivolgerebbe a quello più vicino, il 38,5% al più importante nella propria regione e il 29,6% al più importante in Italia.

Tuttavia, l'affezione degli italiani per i loro ospedali attiene soprattutto ad una sorta di "rassicurazione istituzionale", dovuta anche all'immagine di presidio territoriale, spesso assolutamente unico e solitario, al di là di una valutazione oggettiva delle loro funzioni.

Il 9,0% (circa 4 milioni di italiani) dichiara che in caso di malattia grave si rivolgerebbe ad un ospedale all'estero.

Il 44% ha rilevato qualche tipo di problema come: l'eccessiva attesa per le prestazioni (18,7%), atti di maleducazione (15,1%) e forme di negligenza (13,5%).

Ma il punto dolente risiede nelle "procedure di accesso", poiché: oltre il 55% per accedere alle prestazioni ha fatto "ricorso a conoscenze", il 47,2% è stato "costretto a cambiare strutture", il 24,7% è arrivato tramite il Pronto Soccorso, il 23,5% dice di essere stato dimesso troppo presto e il 21,3% di essere stato trasportato con l'ambulanza in più strutture. L'8,7% dichiara di aver dovuto fare regali anche in denaro per accedere alle prestazioni ospedaliere.

E tuttavia gli italiani riguardo a tali difficoltà si limitano al mugugno, perché: meno del 27% ha segnalato i fatti a qualche soggetto, e di questi il 12,7% si è rivolto alla Asl, il 7,6% alle organizzazioni di tutela dei diritti del malato e il 4,6% all'autorità giudiziaria.

Questi sono alcuni dei principali risultati del Monitor biomedico 2004 realizzato dal Forum della ricerca biomedica e dal Censis su un campione di 1.000 italiani.

L'altro tema trattato dal Monitor quest'anno sono le opinioni degli italiani sulla devolution sanitaria.

E' emerso che persiste una maggioranza di favorevoli alla responsabilità regionale sulla sanità (dal 56,3% del 2002, al 56,9 al 2003, al 56,3% del 2004%), con uno spostamento della "spinta devolutiva" dalle regioni del Nord a quelle del Centro. Al Centro i favorevoli all'attribuzione alle Regioni di maggiori responsabilità in sanità passa dal 49,8% del 2002, al 56,7% del 2003, al 62,7% del 2004; mentre al Nord-Ovest dal 67,8% del 2002, al 71,4% del 2003, al 58,9% del 2004; e al Nord-Est dal 66,3% nel 2002, 71,9% nel 2003 e 57,9% nel 2004.

Al sud i favorevoli salgono dal 45,3% del 2002 al 49,8% del 2004, dopo che nel 2003 si era registrata una caduta dei consensi al 38,8%.

Tra i cittadini delle regioni centrali era il 28,3% dei cittadini a sostenere, nel 2002, la devolution "perché capace di creare una sanità più vicina alle esigenze locali", ed il 35,9% nel 2003, mentre nel 2004 la percentuale è salita al 51,2%. E anche al Sud si registra una crescita stabile dei consensi a questa tesi (27,4% nel 2002, 30,5% nel 2003 e 39,8% nel 2004). Mentre al Nord-Est e al Nord-Ovest, dopo la crescita del biennio 2002-2003, quest'anno c'è un calo netto di cittadini che supportano questa idea. Si passa, infatti, nel Nord-Ovest dal 57,2% del 2003 al 43,9% del 2004, al Nord-Est dal 53,5% del 2003 al 46,7% del 2004.

Cresce in modo verticale al Centro la convinzione che le Regioni "siano più attrezzate dello Stato per gestire la sanità" (dal 22,5% del 2003 al 36,6% del 2004); anche al Sud cresce la percentuale di sostenitori delle Regioni (dal 18,1% al 22,9%), mentre nelle due macroaree del Nord si registra una contrazione piuttosto consistente delle percentuali di sostenitori di tale tesi (dal 48,1% nel 2003 al 32,3% nel 2004 nel Nord-Ovest, e dal 39% nel 2003 al 31,4% nel 2004 nel Nord-Est).

Si può avvertire al Nord una certa "febbretta neostatalista", poiché al Nord-Ovest cresce la percentuale dei favorevoli all'attuale ordinamento della sanità "perché lo Stato conserva una funzione importante", tale opinione sale dal 13% del 2003 al 23,9% del 2004, e al Nord-Est passa dal 17,8% al 30,9%; anche al Sud si registra un aumento dal 18,1% al 25,4%, mentre al Centro la percentuale di quelli che pensano "meno male che c'è lo Stato" è sostanzialmente stabile (27,3).

I risultati del Monitor biomedico/2004 vengono presentati oggi a Roma, presso la Residenza di Ripetta, da Giuseppe De Rita, Segretario Generale Censis; Cesare Cursi, Sottosegretario alla Salute; Carla Collicelli, Vice Direttore Censis; Maria Augusta Nicoli, Agenzia Sanitaria Regione Emilia Romagna; Filippo Palumbo, Direttore Generale Programmazione Sanitaria, Ministero della Salute; Laura Pellegrini, Direttore Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali; Giuseppe Zuccatelli, Direttore Dip. Servizi alla Persona e alla Comunità, Regione Marche.

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