l sistema di welfare

dal sito: www.censis.it

Il Rapporto Annuale 2004
2004 - XXXVIII Rapporto sulla situazione sociale del paese
3 Dicembre 2004


Comunicato stampa
Il sistema di welfare

Il 41,6% degli italiani valuta le cure ospedaliere come le migliori per la maggior parte delle malattie, il 29,7% le considera appropriate per interventi chirurgici, malattie gravi o per accertamenti molto complessi ed il 28,7% ritiene che potrebbero essere sostituite nella maggiore parte dei casi da altre forme di assistenza domiciliare e diurna. L'88,5% delle persone che hanno avuto un rapporto con l'ospedale, diretto o tramite ricovero di familiari, esprime un giudizio positivo su tale rapporto.

La domanda di salute si caratterizza per una accresciuta responsabilizzazione individuale, Ŕ infatti il 54,4% degli italiani ad indicare come le corrette abitudini siano determinanti dello stato di salute. Questa consapevolezza trasversale si caratterizza per˛ in modo vario e talvolta contraddittorio: l'idea di dieta sana si associa solo nel 22,7% alla dieta varia, mentre nel 28,1% dei casi al cibo leggero, al cibo che non fa male nel 27,4%, e al cibo che non ingrassa nel il 19,4%. A questa varietÓ di interpretazioni sembra riconducibile anche la crescita dei prodotti biologici (consumati da circa il 50% delle famiglie italiane), e quelli tipici regionali (l'82,2% consuma formaggi tipici locali).

Il soggetto pubblico ricopre nel campo dell'assistenza agli anziani non autosufficienti un ruolo complessivamente marginale, seppure con le differenziazioni territoriali che caratterizzano il sistema di offerta sociosanitaria italiano: del 31,5% degli anziani che ricevono una qualche forma di aiuto, solo nel 5,5% dei casi sono gli operatori dei servizi pubblici a fornirlo. Gli andamenti demografici mostrano per altro che le reti dell'assistenza familiare, a tutt'oggi fondamentali, sono destinate a indebolirsi, mentre gli anziani non autosufficienti, per quanto l'incidenza della disabilitÓ non sia una costante, aumenteranno inevitabilmente, ed Ŕ previsto che saranno circa 2,7 milioni nel 2010. Altri paesi europei hanno predisposto misure ad hoc per fronteggiare questa emergenza, mentre in Italia il dibattito Ŕ ancora aperto, anche se il 90% circa degli italiani ritiene imprescindibile il ruolo del soggetto pubblico nello sviluppo di politiche adeguate per l'assistenza a lungo termine.

La povertÓ relativa in Italia non aumenta (2.360.000 famiglie, 10,6% dei nuclei in Italia) ma muta, allargandosi a tipologie familiari in grande crescita negli ultimi dieci anni (gli anziani e i nuclei monogenitoriali) che affiancano sezioni di popolazione tradizionalmente pi¨ esposte (i nuclei numerosi di cui, il 10,3% sul totale di questa tipologia familiare al Nord, 10% al Centro e ben il 29,8% al Sud). Questo radicamento su segmenti a rischio avviene in un Paese dove nell'approccio al problema della povertÓ, l'apparato di politiche sociali Ŕ caratterizzato da disarticolazione e disarmonia di interventi, e fatica a intercettare lo zoccolo duro della nuova marginalitÓ. Infatti, a differenza di quanto accade nel resto d'Europa, solo in Italia e in Grecia manca una misura universalistica di contrasto alla povertÓ, e all'indomani della fine della sperimentazione del Reddito minimo d'inserimento ancora nulla si muove all'orizzonte per quanto concerne l'attivazione del Reddito di ultima istanza.

La graduatoria delle regioni per creazione di valore sociale, inteso come sintesi della diffusione delle diverse forme di responsabilitÓ sociale e dei neolocalismi anche produttivi, evidenzia in testa il Lazio seguito dalla Sardegna, dall'Umbria e dalla Toscana. Nelle amministrazioni regionali per˛ Ŕ ancora radicato un modello piuttosto tradizionale di rapporto con i territori locali, non sorprende pertanto la brusca caduta della fiducia degli italiani nelle Regioni, visto che dal 2001 al 2004 la percentuale di italiani che vuole dare pi¨ potere alle Regioni si Ŕ ridotta dal 39% al 27,5%.

Solo l'11% degli italiani considera le pensioni il problema pi¨ importante che il Paese deve affrontare, lontano dall'inflazione (45%), dalla disoccupazione (34%) e dalla situazione economica (29%). Il 76% degli italiani Ŕ molto o abbastanza d'accordo con l'idea che l'ammontare della pensione erogata debba essere strettamente fondata sull'ammontare di contributi versati ed il 93% ritiene che occorra attivare un meccanismo di integrazione del reddito per disoccupati e percettori di bassi redditi nel caso in cui non siano in grado di pagare i contributi.

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