QUALE FUTURO PER I SERVIZI SOCIALI IN PUGLIA?

un rapporto della Caritas Diocesana di Puglia 

 

QUALE FUTURO PER I SERVIZI SOCIALI IN PUGLIA?

 

La Caritas regionale di Puglia, riunita in convegno sul tema “Scelte di giustizia, cammini di pace”, segue con apprensione quanto sta avvenendo nell’ambito dei servizi alla persona, specie dopo l’approvazione, avvenuta il 30 luglio 2003, della Legge Regionale per l’attuazione del “Sistema integrato dei servizi sociali” per tutto il territorio regionale, pubblicata sul Bollettino Regionale il 25 agosto.

 

A tre anni dal varo della Riforma nazionale del Novembre 2000, la Legge interviene a disciplinare quel settore nel quale opera anche la Caritas. Infatti le varie Caritas parrocchiali e diocesane prestano servizi alle persone, direttamente o indirettamente, in più di 500 centri pugliesi. Si tratta di servizi ai minori, ai disagiati psichici, alle persone in situazioni di handicap, agli anziani, ai malati, agli stranieri, ai disoccupati, ai ragazzi in devianza, alle donne italiane e straniere vittime della prostituzione e a tutti coloro che, titolari di bisogni di diversa natura, si rivolgono ai nostri centri.

 

Alla luce di ciò si può ben comprendere l’importanza che attribuiamo alla politica regionale: da essa dipendono gli indirizzi di tipo generale, la collocazione dell’assistenza in una più ampia visione di società, il ruolo delle istituzioni locali e i sussidi che si offrono ai centri cattolici, come a tutte quelle realtà, anche laiche, impegnate nei servizi sociali.

 

Ci anima quella solidarietà intesa non come “un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine e lontane”, ma – per riprendere le parole di Giovanni Paolo II – come “determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siano veramente responsabili di tutti”. Il valore della solidarietà lo condividiamo anche con tutti coloro che svolgono servizi alle persone, ispirati da quanto affermato nella nostra Carta Costituzionale: essa parla di “dovere inderogabile di solidarietà politica, economica e sociale” (art 2) e impegna tutti a tutelare “la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività e a garantire cure gratuite agli indigenti” (art 32).

 

In quest’ottica di solidarietà sentiamo il dovere di esprimere alcune considerazioni sulla Legge varata e sugli indirizzi di politica sanitaria regionale.

  1. Negli ultimi provvedimenti regionali sembra prevalere la preoccupazione prioritaria del risanamento finanziario. Se questo approccio dovesse consolidarsi, temiamo si arrivi al punto in cui può godere di un servizio solo chi dispone di fondi per acquistarli, con enorme danno per i più deboli, cioè i poveri che non hanno i mezzi per usufruire di una prestazione sanitaria, spesso urgente ed indispensabile. In altri termini non condividiamo l’assunzione di un principio teorico e pratico di cittadinanza basato sostanzialmente sul reddito, che finisce per escludere molti. E’ forte, allora, la nostra preoccupazione per coloro che non hanno né le risorse finanziare sufficienti né la possibilità di far conoscere ed affermare i loro diritti – si pensi per esempio, a coloro che vivono disagi psichici, forme di emarginazione permanente, ai carcerati o agli extracomunitari. La loro vita e i loro bisogni, interrogano tutti, singoli cittadini e Istituzioni.

  2. L’affermarsi di una mentalità “aziendalistica” nella sanità pone a tutti interrogativi spessanti sul piano sociale , culturale e politico:

Ø      A cosa assegniamo la priorità: al risanamento finanziario o al servizio alle persone?

Ø      Stiamo costruendo una società dove è protetto e garantito solo chi ha di più?

Ø      E che dire allora dei valori cristiani, ma anche costituzionali, della pari dignità sociale e dell’uguaglianza fondamentale senza nessuna distinzione, neanche di reddito?

Riteniamo pertanto indispensabile che si definiscano criteri di accesso ai servizi non discriminanti verso le fasce deboli, definendo i livelli minimi e uniformi di assistenza garantiti per tutti; come anche non chiudendo centri che offrono servizi specifici e specialistici, solo per questioni di bilancio economico.

 

3.      Spesso si ripresenta quella prassi politica in cui si fanno grandi proclami per i più bisognosi correndo il rischio di rinnegarli quando si pianifica la spesa pubblica. E’ vero che nel passato sono stati arrecati ingenti danni al sistema sanitario, ma è anche giusto ricordare che questi danni non possono essere pagati oggi da chi ha meno. La presente Legge offre una copertura finanziaria, derivante in maggior misura da trasferimenti dello Stato Centrale, che non è sufficiente a rispondere alle esigenze economiche dei vari servizi presenti in Puglia.

  1. Il nuovo sistema approvato chiama in causa la partecipazione diretta dei cittadini, nonché delle Autonomie Locali intese come pluralità di istituzioni e organismi operanti nella comunità. Crediamo fortemente nella “concertazione sociale”, mirata alla conoscenza delle necessità dei cittadini e delle comunità pugliesi, in modo da superare la stessa classificazione delle “categorie dei bisognosi”. Pertanto vanno potenziati gli strumenti idonei per questo scopo. Prima di tutto i Piani sociali comunali e zonali, a loro volta coordinati dal Piano sociale regionale. Li riteniamo strumenti capaci di creare un clima sociale di nuovi approcci, in modo da far arretrare le difese corporative di alcuni servizi e le impostazioni eccessivamente burocratiche come l’inseguire quotidianamente l’emergenza senza risolvere i problemi a monte. In altri termini la sfida dei servizi alla persona la si può vincere solo se insieme, istituzioni pubbliche, volontariato e associazionismo di ogni provenienza, studiano il territorio e i suoi bisogni, progettano e coordinano le varie attività. Solo con questo lavoro assiduo e qualificato possono emergere aspettative e bisogni delle nostre comunità locali, accompagnati da valutazioni e verifiche costanti per fattive soluzioni dei problemi.

  2. Grande importanza riveste il ruolo degli operati del sistema pubblico e del privato sociale. Il passaggio al nuovo sistema di servizi socio-sanitari richiede riforme nell’assetto formativo e organizzativo degli operatori, sia quelli volontari che quelli retribuiti. Si tratta di riqualificare gli operatori, servendosi anche della pratica della concertazione reale e non virtuale o monopolizzata da lacune Organizzazioni. L’autorità regionale è chiamata non solo a sostenere con strategie e risorse adeguate la formazione degli operatori, ma anche a vigilare perché questo settore non scada in forme di monopolio, di clientelismo e di corruzione.

  3. La legge regionale coordinata con la Legge nazionale richiede territori non più passivi ma attivi, capaci di generare la pianificazione sociale, intesa come ampia progettualità politica, promotrice di giustizia e di pace per tutti. Per comprendere e rispondere ai problemi della comunità locale riteniamo indispensabile ispirarsi ad una prassi di ascolto; interpretazione; comprensione e progettazione nel quadro di una proficua cittadinanza attiva.

 

Più volte nelle nostre attività, specie nella testimonianza dei nostri operatori Caritas, abbiamo colto diverse preoccupazioni su come i vari servizi, da noi gestiti, sono accolti e valutati, specie da chi ha il dovere di garantire il bene comune, in virtù del suo ruolo istituzionale. Da parte nostra, non senza difficoltà, il nostro impegno è ispirato dal vedere “l’altro non come uno strumento qualsiasi, per sfruttare a basso costo la capacità di lavoro e la resistenza fisica, abbandonandolo poi quando non serve più, ma come un nostro simile, partecipe, al pari di noi, al banchetto della vita”(Giovanni Paolo II). In quest’ottica riteniamo indispensabile un confronto serio e costruttivo con le Istituzioni politiche regionali e con quanti, a diverso titolo, sono impegnati a considerare gli ultimi una risorsa per tutti. Ci accompagnano gli insegnamenti e l’esempio di don Tonino Bello: è lui a ricordarci che stare con gli ultimi significa conoscere bene i compagni di viaggio sul cui passo si decide di cadenzare la marcia”.

Santa Maria di Leuca, novembre 2003.

Le caritas diocesane di Puglia – I direttori

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