INTESA 23 marzo 2005

 

CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO

INTESA 23 marzo 2005
 

Intesa, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003,
n.  131,  in  attuazione  dell'articolo 1,  comma  173,  della  legge
30 dicembre 2004, n. 311.
Intesa, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, in attuazione dell'articolo 1, comma 173, della legge 30 dicembre 2004, n. 311. (GU n. 105 del 7-5-2005- Suppl. Ordinario n.83)
  

Intesa, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003,
n.  131,  in  attuazione  dell'articolo 1,  comma  173,  della  legge
30 dicembre 2004, n. 311.
LA CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO, LE REGIONI E LE
                PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO
  Nell'odierna seduta del 23 marzo 2005:
  Visto  l'art.  8,  comma  6,  della legge 5 giugno 2003, n. 131, il
quale  prevede che il Governo puo' promuovere la stipula di intese in
sede di Conferenza Stato-Regioni, dirette a favorire l'armonizzazione
delle  rispettive  legislazioni  o  il  raggiungimento  di  posizioni
unitarie o il conseguimento di obiettivi comuni;
  Visto l'art. 1, comma 173, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, il
quale  dispone,  che  l'accesso al finanziamento integrativo a carico
dello  Stato  di  cui  al  comma 164 del medesimo art. 1, rispetto al
livello  di  cui  all'Accordo  Stato-Regioni  dell'8 agosto 2001, per
l'anno  2004,  rivalutato  del  2 per cento su base annua a decorrere
dall'anno  2005, e' subordinato alla stipula di una specifica intesa,
ai sensi dell'art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, che
contempli,  per  il  rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, ai
fini   del   contenimento   della   dinamica   dei  costi,  specifici
adempimenti;
  Ritenuto  di  adottare, con riferimento alla regola del 2 per cento
dell'incremento dei costi di produzione di cui all'art. 1, comma 173,
lettera  e),  della legge 30 dicembre 2004, n. 311, in luogo dei dati
di  previsione 2004, i piu' aggiornati dati di preconsuntivo relativo
al   quarto  trimestre  2004,  trasmessi  dalle  Regioni  al  Sistema
Informativo Sanitario;
  Visto  l'art.  1,  comma 176, della legge 30 dicembre 2004, n. 311,
che  dispone  che,  in  caso  di  mancato  adempimento da parte delle
Regioni  agli  obblighi  di  cui al richiamato comma 173 del medesimo
articolo, e' precluso 1'accesso al maggior finanziamento previsto per
gli  anni 2005, 2006 e 2007, con conseguente immediato recupero delle
somme eventualmente erogate;
  Visto  l'art.  1,  comma 181, della legge 30 dicembre 2004, n. 311,
che   dispone   che,   per   le  somme  ivi  riportate,  il  relativo
riconoscimento  alle  Regioni  resta  condizionato,  oltre  che dagli
adempimenti  di  cui  al  comma  173  del medesimo articolo, anche al
rispetto  da parte delle Regioni medesime dell'obiettivo per la quota
a  loro  carico  sulla  spesa farmaceutica, previsto dall'art. 48 del
decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito con modificazioni
dalla legge 24 novembre 2003, n. 326;
  Visto  l'art.  1,  comma 184, della legge 30 dicembre 2004, n. 311,
che,   al   fine   di   consentire  in  via  anticipata  l'erogazione
dell'incremento del finanziamento a carico dello Stato dispone:
    alla  lettera a), che il Ministero dell'economia e delle finanze,
per  gli  anni  2005,  2006  e  2007, e' autorizzato a concedere alle
Regioni  a statuto ordinario anticipazioni con riferimento alle somme
indicate  al  comma  164  del  medesimo  articolo, al netto di quelle
indicate  al comma 181, nella misura pari al 95 per cento delle somme
dovute  alle  Regioni  a  statuto ordinario a titolo di finanziamento
della quota indistinta del fabbisogno sanitario;
    alla lettera b), che per gli anni 2005, 2006 e 2007, il Ministero
dell'economia e delle finanze e' autorizzato a concedere alle Regioni
Sicilia  e  Sardegna, anticipazioni nella misura pari al 95 per cento
delle  somme  dovute  a  tali Regioni a titolo di finanziamento della
quota  indistinta,  quale  risulta dalla deliberazione del CIPE per i
corrispondenti anni;
    alla  lettera c), che all'erogazione dell'ulteriore 5 per cento o
al  ripristino  del  livello  di  finanziamento previsto dall'accordo
Stato-Regioni  dell'8 agosto  2001  per l'anno 2004, rivalutato del 2
per cento su base annua a partire dall'anno 2005, nei confronti delle
singole   Regioni   si   provvede  a  seguito  della  verifica  degli
adempimenti di cui ai commi 173 e 181;
    alla  lettera d), che - nelle more della deliberazione del CIPE e
della  proposta  di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
di  cui  al  comma  4 dell'art. 2 del decreto legislativo 18 febbraio
2000,  n. 56, nonche' della stipula dell'intesa di cui al comma 173 -
le  anticipazioni  siano  commisurate  al  livello  del finanziamento
corrispondente  a quello previsto dal riparto per l'anno 2004 in base
alla deliberazione del CIPE, rivalutato del 2 per cento su base annua
a decorrere dall'anno 2005;
    alla  lettera  e),  che  sono autorizzati, in sede di conguaglio,
eventuali  recuperi  che  dovessero rendersi necessari anche a carico
delle  somme  a  qualsiasi  titolo  spettanti  alle  Regioni  per gli
esercizi successivi;
  Considerato  che  va  garantito  il  rispetto  del  principio della
uniforme   erogazione   dei   Livelli  Essenziali  di  Assistenza  in
condizioni  di  appropriatezza  ed  efficienza,  coerentemente con le
risorse programmate per il Servizio Sanitario Nazionale;
  Vista la proposta di intesa, formalizzata dal Ministro della salute
nella seduta di questa Conferenza del 10 marzo 2005;
  Considerato  che  nell'odierna  seduta  di  questa  Conferenza  del
23 marzo  2005, il Ministero della salute, il Ministero dell'economia
e  delle finanze e le Regioni e le Province autonome hanno concordato
ulteriori emendamenti sul testo della presente intesa, oltre a quelli
gia' concordati in sede tecnica;
  Acquisito  l'assenso  del  Governo e delle Regioni e delle Province
autonome sul testo della presente intesa;
                           Sancisce intesa
tra  il  Governo,  le  Regioni  e le Province autonome di Trento e di
Bolzano, per quanto di competenza, nei termini sotto indicati:
                               Art. 1.
           Adempimenti previsti dalla legislazione vigente
  1.  Per  il  triennio  2005-2007,  con  riferimento  al  livello di
finanziamento  stabilito  in  legge  finanziaria,  ricomprendente  le
entrate proprie, quantificate nella misura corrispondente all'importo
considerato   per   la   determinazione  del  fabbisogno  finanziario
dell'anno  2001, pari a euro 1.982.157.447, le Regioni assolvono agli
adempimenti  previsti dalla normativa vigente riportati nell'allegato
1 e agli altri adempimenti previsti dalla presente intesa.

      
                               Art. 2.
Modalita'  di  affiancamento  dei  rappresentanti dei Ministeri della
                       salute e dell'economia
  1. Con riferimento a quanto previsto sub b) dall'art. 1, comma 173,
della  legge  30 dicembre 2004, n. 311, le modalita' di affiancamento
sono quelle fissate dal successivo art. 8 della presente intesa.

      
                               Art. 3.
Ulteriori  adempimenti  per  migliorare  il  monitoraggio della spesa
     nell'ambito del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS)
  1. Con riferimento a quanto previsto sub c) dall'art. 1, comma 173,
della  legge 30 dicembre 2004, n. 311, si conviene che, per le misure
di  qualita',  efficienza  ed  appropriatezza  del Servizio Sanitario
Nazionale,  ci  si  avvale  del  Nuovo Sistema Informativo Sanitario,
istituito presso il Ministero della Salute.
  2.  Il  Nuovo  Sistema Informativo Sanitario ricomprende i dati dei
sistemi  di  monitoraggio  delle  prescrizioni  previsti dall'art. 87
della  legge  23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, e
dall'art. 50 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito,
con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326.
  3.  Per  le  finalita'  dei livelli nazionale e regionale del Nuovo
Sistema  informativo  Sanitario  va  previsto  il trattamento di dati
individuali,  in  grado  di associare il codice fiscale del cittadino
alle  prestazioni  sanitarie erogate, ai soggetti prescrittori e alle
strutture erogatrici.
  4.  Le funzioni di indirizzo, coordinamento e controllo qualitativo
del  Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS) sono esercitate dalla
Cabina  di  Regia  -  di cui all'Accordo quadro tra il Ministro della
salute  e  le  Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del
22 febbraio  2001  -  la  cui  composizione  e  la  cui  modalita' di
funzionamento   vengono  riadeguate  con  nuovo  Accordo  quadro,  da
sancirsi  entro  il 30 giugno 2005 in Conferenza Stato - Regioni, tra
il Ministro della salute, il Ministro dell'economia e delle finanze e
le Regioni e le Province autonome, che preveda un Comitato strategico
di   indirizzo  paritetico  Regioni-Ministeri,  un  Comitato  tecnico
permanente   paritetico   e   una   Segreteria  tecnica  unica.  Fino
all'entrata  in  vigore  della  nuova  disciplina, la Cabina di regia
continua ad operare secondo le previgenti modalita' e composizione.
  5.  La  definizione  ed  il  continuo  adeguamento  nel  tempo  dei
contenuti  informativi  e delle modalita' di alimentazione del NSIS -
in  coerenza  con  le  indicazioni del Piano Sanitario Nazionale e le
esigenze   di   monitoraggio   sanitario   e  le  altre  esigenze  di
monitoraggio  attuali  e  future  dei  livelli nazionale, regionale e
locale  del  SSN  -  sono  affidati  alla  Cabina  di Regia e vengono
recepiti  dal  Ministero  della  salute con propri decreti attuativi,
compresi   i  flussi  informativi  finalizzati  alla  verifica  degli
standard   qualitativi  e  quantitativi  dei  Livelli  Essenziali  di
Assistenza.
  6.  Il  conferimento dei dati al Sistema Informativo Sanitario, nei
contenuti  e  secondo  le  modalita'  di  cui al comma precedente, e'
ricompreso  fra  gli  adempimenti  cui  sono  tenute  le  Regioni per
l'accesso al maggior finanziamento di cui alla presente intesa, sulla
base  dei  criteri  fissati  dalla Cabina di Regia. Restano fermi gli
adempimenti  relativi  agli  obblighi  informativi, di cui ai decreti
ministeriali  16 febbraio  2001,  28 maggio  2001,  29 aprile  2003 e
18 giugno 2004.
  7.  Le  Regioni si impegnano ad adottare una contabilita' analitica
per   centri   di  costo  e  responsabilita',  che  consenta  analisi
comparative  dei  costi,  dei  rendimenti e dei risultati in ciascuna
azienda   unita'   sanitaria  locale,  azienda  ospedaliera,  azienda
ospedaliera  universitaria, ivi compresi i policlinici universitari e
gli  istituti  di  ricovero  e  cura  a  carattere scientifico e cio'
costituisce  adempimento  cui sono tenute le Regioni per l'accesso al
maggior finanziamento di cui alla presente intesa.
  8.  Le  Regioni,  entro il 30 ottobre 2005, garantiscono, ed a tale
scopo  adottano  misure  specifiche  dirette a prevedere che, ai fini
della  confermabilita'  dell'incarico  del  direttore  generale delle
aziende  sanitarie  locali,  delle aziende ospedaliere, delle aziende
ospedaliere  universitarie, ivi compresi i policlinici universitari e
gli  istituti  di ricovero e cura a carattere scientifico, il mancato
rispetto  dei  contenuti  e  delle tempistiche dei flussi informativi
ricompresi  nel Nuovo Sistema Informativo Sanitario costituisce grave
inadempienza.
  9.  Il  Nuovo  Sistema  Informativo Sanitario ricomprende il flusso
informativo   sui  dispositivi  medici  da  definirsi  con  specifico
accordo, da sancire in Conferenza Stato-Regioni, ai sensi dell'art. 4
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
  10.  Con  riferimento  alla  esigenza  di  verificare che l'onere a
carico del Servizio Sanitario Nazionale per l'assistenza farmaceutica
sia  contenuto  entro i tetti fissati dalla legislazione vigente (13%
per  la  spesa  territoriale e 16% per la spesa complessiva, ai sensi
dell'art. 48 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito,
con   modificazioni,   dalla  legge  24 novembre  2003,  n.  326)  e'
istituito,  nell'ambito  dell'NSIS,  il  flusso  informativo dei dati
relativi   alla   distribuzione  diretta  dei  farmaci  di  classe  A
(contenente  informazioni relative a: primo ciclo di terapia, farmaci
inseriti   nel   PHT   e   altri  farmaci  eventualmente  oggetto  di
distribuzione  diretta, distribuzione di farmaci «per conto»). In via
di   prima  applicazione,  le  Regioni  si  impegnano  a  trasmettere
telematicamente il predetto flusso al Ministero della salute.

      
                               Art. 4.
Razionalizzazione   della  rete  ospedaliera  e  realizzazione  degli
interventi previsti dal Piano nazionale della prevenzione e del Piano
        nazionale per l'aggiornamento del personale sanitario
  1. Con riferimento a quanto previsto sub d) dall'art. 1, comma 173,
della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le Regioni si impegnano a:
    a) adottare,   entro  il  30 settembre  2005,  provvedimenti  che
prevedano  uno  standard  di  posti  letto ospedalieri accreditati ed
effettivamente   a  carico  del  servizio  sanitario  regionale,  non
superiore  a  4,5  posti  letto per mille abitanti, comprensivi della
riabilitazione   e   della   lungo   degenza  post-acuzie,  adeguando
coerentemente   le   dotazioni   organiche  dei  presidi  ospedalieri
pubblici. Rispetto a tali standard e' compatibile una variazione che,
in  ogni  caso,  non  puo'  superare  il  5% in piu' in rapporto alle
diverse  condizioni  demografiche  delle  Regioni. I provvedimenti da
adottare  per il raggiungimento di tale obiettivo devono prevedere il
raggiungimento  dello  standard  entro  l'anno  2007,  precisando gli
obiettivi intermedi per gli anni 2005 e 2006, oggetto di verifica;
    b) adottare,  entro  il  30 settembre  2005,  i provvedimenti per
promuovere  il passaggio dal ricovero ordinario al ricovero diurno ed
il potenziamento di forme alternative al ricovero ospedaliero, con il
conseguimento  di  una riduzione dell'assistenza ospedaliera erogata,
garantendo,   entro   l'anno  2007,  il  mantenimento  dei  tassi  di
ospedalizzazione  per  ricoveri  ordinari  e  per  ricoveri in regime
diurno  entro  il  180 per mille abitanti residenti, di cui quelli in
regime  diurno  di  norma  pari  al  20%,  precisando  gli  obiettivi
intermedi per gli anni 2005 e 2006, oggetto di verifica;
    c)   assicurare  adeguati  programmi  di  assistenza  domiciliare
integrata,    di    assistenza    residenziale   e   semiresidenziale
extraospedaliera;
    d) stabilire,  nella  definizione delle tariffe delle prestazioni
di  assistenza  ospedaliera, un valore soglia di durata della degenza
per  i ricoveri ordinari nei reparti di lungo degenza, oltre il quale
si  applica  una  significativa  riduzione della tariffa giornaliera,
fatta salva la garanzia della continuita' dell'assistenza. In fase di
prima  applicazione  fino  all'adozione  del  relativo  provvedimento
regionale,  il  valore  soglia  e'  fissato in un massimo di sessanta
giorni di degenza, con una riduzione tariffaria pari ad almeno il 30%
della tariffa giornaliera piena;
    e) adottare,  entro  il 30 giugno 2005, il Piano regionale per la
realizzazione  degli  interventi  previsti  dal Piano nazionale della
prevenzione di cui all'allegato 2, coerentemente con il vigente Piano
sanitario   nazionale.   Le   Regioni  convengono,  per  la  completa
attuazione  di  quanto  previsto  dal  citato Piano, di destinare 200
milioni  di  euro,  oltre  alle risorse previste dagli accordi per la
realizzazione  degli  obiettivi  del  Piano sanitario nazionale, come
individuate  nella  tabella  di  cui all'allegato n. 2. Le Regioni si
impegnano,  altresi',  a  trasmettere  al  Centro  nazionale  per  la
prevenzione  e  il  controllo  delle  malattie, istituito dall'art. 1
della  legge 26 maggio 2004, n. 138, di conversione del decreto-legge
29 marzo  2004,  n. 81, idonea documentazione sulle attivita' svolte,
per   consentire   al   medesimo  Centro  di  certificare  1'avvenuto
adempimento, ai fini di quanto previsto dal successivo art. 12;
    f) adottare,  entro  il  30 luglio  2005,  ed  avviare  entro  il
30 settembre  2005,  il  Piano  regionale  per la realizzazione degli
interventi   previsti  dal  Piano  nazionale  dell'aggiornamento  del
personale  sanitario,  da  approvarsi  con  separata  intesa entro il
30 maggio  2005  sulla  base  delle  linee contenute nell'allegato 3,
coerentemente  con  il  vigente Piano sanitario nazionale. Le Regioni
convengono,  altresi',  di  destinare  50  milioni  di  euro  per  la
realizzazione,  nel  proprio ambito territoriale, del medesimo Piano.
Le  Regioni si impegnano a trasmettere al Centro nazionale per l'ECM,
da  istituirsi  con la richiamata intesa, idonea documentazione sulle
attivita'  svolte,  per  consentire al medesimo Centro di certificare
l'avvenuto  adempimento,  ai  fini  di quanto previsto dal successivo
art. 12;
    g) promuovere   lo   sviluppo  e  l'implementazione  di  percorsi
diagnostici  e  terapeutici,  sia per il livello di cura ospedaliero,
che   per   quello  territoriale,  allo  scopo  di  assicurare  l'uso
appropriato  delle  risorse  sanitarie e garantire l'equilibrio della
gestione;
    h) inviare  al Comitato di cui all'art. 9 della presente intesa i
provvedimenti  relativi  ai livelli essenziali aggiuntivi regionali e
al relativo finanziamento;
    i) si  conviene  che  le  Regioni  trasmettono al Ministero della
salute  ed al Ministero dell'economia e delle finanze i provvedimenti
con  i quali sono stati adottati i contenuti degli accordi sanciti in
sede  di  Conferenza  Stato-Regiono  successivamente  all'entrata  in
vigore   del  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri
29 novembre   2001  e  successive  integrazioni,  limitatamente  agli
accordi  rilevanti,  ai fini dell'applicazione dei Livelli Essenziali
di Assistenza;
  2.  Le  Regioni comunicano al Ministero della salute e al Ministero
dell'economia e delle finanze i provvedimenti previsti dal comma 1.

      
                               Art. 5.
Vincolo  alla crescita complessiva delle voci dei costi di produzione
              del 2%, al netto dei costi del personale
  1. Con riferimento a quanto previsto sub e) dall'art. 1, comma 173,
della  legge  30 dicembre  2004,  n.  311,  le Regioni si impegnano a
rispettare  il vincolo di crescita delle voci dei costi di produzione
delle  proprie  aziende unita' sanitarie locali, aziende ospedaliere,
aziende    ospedaliere    universitarie,   compresi   i   Policlinici
universitari,  e  degli  Istituti  di  ricovero  e  cura  a carattere
scientifico e del servizio sanitario regionale nel suo complesso, con
esclusione  di  quelli  per  il personale cui si applica la specifica
normativa   di  settore,  secondo  modalita'  che  garantiscano  che,
complessivamente,  la  loro crescita annua non sia superiore al 2 per
cento, rispetto ai dati di preconsuntivo relativi al quarto trimestre
2004,  trasmessi  dalle  Regioni al Sistema Informativo Sanitario, al
netto  di  eventuali  costi  di personale di competenza di precedenti
esercizi.

      
                               Art. 6.
       Obbligo di garantire l'equilibrio economico finanziario
  1. Con riferimento a quanto previsto sub f) dall'art. 1, comma 173,
della  legge  30 dicembre  2004,  n.  311,  le Regioni si impegnano a
rispettare  l'obbligo  in  capo  alle  stesse di garantire in sede di
programmazione    regionale,    coerentemente   con   gli   obiettivi
sull'indebitamento    netto    delle    amministrazioni    pubbliche,
l'equilibrio  economico-finanziario  del servizio sanitario regionale
nel  suo  complesso,  con riferimento alle proprie aziende sanitarie,
aziende  ospedaliere, aziende ospedaliere universitarie, ivi compresi
i  Policlinici  universitari  e  gli  Istituti  di  ricovero e cura a
carattere  scientifico,  sia  in  sede  di preventivo annuale, che di
conto  consuntivo,  realizzando  forme  di verifica trimestrale della
coerenza  degli  andamenti con gli obiettivi dell'indebitamento netto
delle    amministrazioni   pubbliche   e   a   rispettare   l'obbligo
dell'adozione  di  misure - compresa la disposizione per la decadenza
dei direttori generali delle aziende unita' sanitarie locali, aziende
ospedaliere,   aziende  ospedaliere  universitarie,  ivi  compresi  i
policlinici  universitari  e  gli  Istituti  di  ricovero  e  cura  a
carattere  scientifico  -  per  la  riconduzione  in equilibrio della
gestione,  ove  si  prospettassero  situazioni  di  squilibrio, fermo
restando  quanto  disposto dal comma 174 dell'art. 1 della richiamata
legge  30 dicembre  2004,  n. 311, e, ove necessario, quanto disposto
dal  comma  180  del  medesimo articolo. Limitatamente all'anno 2005,
nelle more del perfezionamento del procedimento attuativo dell'art. 7
del  decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56, i bilanci regionali
fanno  riferimento  alle  risorse  indicate  nella  delibera  CIPE di
riparto   del   fabbisogno  2005,  commisurate  al  99%  dell'importo
attribuito  alle singole Regioni, salvo eventuali modifiche derivanti
dall'applicazione  dell'art.  7  del  citato  decreto  legislativo n.
56/2000,  secondo  quanto  disposto  dall'art.  4  del  decreto-legge
30 dicembre  2004, n. 314, convertito, con modificazioni, nella legge
1° marzo 2005, n. 26.
  2. A tal fine le Regioni:
    provvedono alla verifica trimestrale del rispetto dell'equilibrio
economico-finanziario  della  gestione, coerentemente con l'obiettivo
sull'indebitamento delle Amministrazioni pubbliche, assegnati in sede
di   bilancio   preventivo   economico  per  l'anno  di  riferimento.
Conseguentemente i direttori generali delle aziende sanitarie locali,
delle  aziende  ospedaliere, delle aziende ospedaliere universitarie,
ivi compresi i policlinici universitari, e degli istituti di ricovero
e  cura  a  carattere  scientifico,  sono tenuti a presentare per via
informatica alla Regione, al Ministero dell'economia e delle finanze,
al  Ministero  della  salute,  ogni  tre  mesi, una certificazione di
accompagnamento  del  Conto  Economico  Trimestrale,  in  ordine alla
coerenza  con gli obiettivi sopra indicati. In caso di certificazione
di  non coerenza con i predetti obiettivi, i direttori generali delle
aziende   sanitarie,   aziende   ospedaliere,   aziende   ospedaliere
universitarie,  ivi  compresi  i  Policlinici  universitari,  e degli
Istituti  di  ricovero  e  cura  a carattere scientifico, sono tenuti
contestualmente  a  presentare  un  piano,  con  le  misure  idonee a
ricondurre  la  gestione  nei  limiti  degli  obiettivi assegnati. La
certificazione   di  non  coerenza  delle  condizioni  di  equilibrio
comporta  automaticamente  il  blocco  delle assunzioni del personale
dell'azienda  e  dell'affidamento di incarichi esterni per consulenze
non  a  carattere sanitario per l'esercizio in corso. La riconduzione
della  gestione  nei  limiti  degli  obiettivi  assegnati deve essere
assicurata   entro   il   30 settembre   qualora   la  situazione  di
disequilibrio   sia   stata  certificata  nel  primo  o  nel  secondo
trimestre,  ovvero  entro  il  31 dicembre  qualora  la situazione di
disequilibrio  si  sia  verificata  nel  corso  del  terzo  o  quarto
trimestre;  in  caso  contrario  la Regione dichiara la decadenza dei
direttori  generali.  Qualora  per  esigenze  straordinarie  si renda
necessario  assumere  iniziative  di  gestione  comportanti spese non
previste  ed  incompatibili  con  gli obiettivi, i direttori generali
devono  ottenere  preventiva  autorizzazione  dalla Giunta regionale,
fatti  salvi  i provvedimenti contingibili ed urgenti e i casi in cui
ricorra  il pericolo di interruzione di pubblico servizio per i quali
le   aziende  danno  comunicazione  alla  Giunta  regionale  entro  i
successivi  quindici  giorni. La decadenza opera, in particolare, nei
seguenti casi:
      a) mancata  o  incompleta  presentazione  della  certificazione
trimestrale di cui sopra, nei termini stabili dalla Regione;
      b) mancata  presentazione  del  piano  di  rientro  nei termini
definiti dalla Regione;
      c) mancata   riconduzione   della  gestione  nei  limiti  degli
obiettivi assegnati al 30 settembre ovvero al 31 dicembre, come sopra
stabilito;
    adottano  i  provvedimenti  per definire l'obbligo per le aziende
sanitarie,  aziende  ospedaliere,  aziende ospedaliere universitarie,
ivi  compresi i policlinici universitari e gli istituti di ricovero e
cura  a  carattere  scientifico  ad  effettuare spese solo nei limiti
degli  obiettivi  economico-finanziari  assegnati in sede di bilancio
preventivo economico per l'anno di riferimento.
  3.  Le  informazioni contabili riportate nella verifica trimestrale
devono   in  ogni  caso  corrispondere  alle  informazioni  contabili
periodicamente  inviate al Sistema Informativo Sanitario attraverso i
modelli  CE ed SP contenuti nel decreto ministeriale 16 febbraio 2001
e nel decreto ministeriale 28 maggio 2001.

      
                               Art. 7.
Meccanismi  di  raccordo  tra  aziende sanitarie e medici di medicina
                generale e pediatri di libera scelta
  1.  Con riferimento a quanto disposto dall'art. 1, comma 179, della
legge  30 dicembre  2004,  n.  311,  le  Regioni  adottano,  entro il
30 settembre  2005, uno specifico provvedimento, con il quale vengono
aggiornate  le  modalita'  che disciplinano i rapporti tra le aziende
sanitarie  locali  e  le  aziende ospedaliere, le aziende ospedaliere
universitarie, ivi compresi i policlinici universitari e gli istituti
di   ricovero   e   cura  a  carattere  scientifico.  Tali  modalita'
definiscono  i rapporti tra l'ospedale e il territorio, prevedendo il
coinvolgimento  costante e permanente dei medici di medicina generale
e   dei   pediatri  di  libera  scelta  per  una  reale  integrazione
assistenziale   tra  cure  primarie  e  le  cure  ospedaliere,  anche
attraverso  percorsi  diagnostici,  terapeutici  e riabilitativi e la
condivisione  di  interventi  di  prevenzione e percorsi diagnostici,
terapeutici e riabilitativi.

      
                               Art. 8.
       Accordo per il perseguimento dell'equilibrio economico
  1.  In  relazione  a  quanto disposto dall'art. 1, comma 180, della
legge  30 dicembre  2004,  n.  311,  a  partire  dall'anno  2005, con
riferimento  ai  risultati  di esercizio dell'anno 2004, in base alle
risultanze  finali  del  tavolo  degli  adempimenti,  per  le Regioni
interessate  che,  ai  sensi  di  tale  disposizione, stipulano con i
Ministri  della  salute  e  dell'economia e delle finanze, sentito il
Ministro  per  gli affari regionali, l'apposito accordo che individui
gli   interventi   necessari  per  il  perseguimento  dell'equilibrio
economico,  nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza e degli
adempimenti  di  cui  alla intesa prevista dal comma 173 del medesimo
articolo, la sottoscrizione dell'accordo e' condizione necessaria per
la   riattribuzione  del  maggiore  finanziamento  anche  in  maniera
parziale  e  graduale, subordinatamente alla verifica della effettiva
attuazione   del   programma   operativo,   di  riorganizzazione,  di
riqualificazione o di potenziamento del Servizio sanitario regionale.
  2. La sottoscrizione dell'accordo consente alla Regione interessata
l'accesso al maggior finanziamento con le seguenti modalita':
    a) spetta  l'80  per  cento  del  maggior finanziamento, all'atto
della   sottoscrizione   dell'accordo;  il  rimanente  20  per  cento
subordinatamente   alla   verifica  della  effettiva  attuazione  del
programma, nel caso in cui la Regione risulti:
      adempiente         con        riferimento        all'equilibrio
economico-finanziario,    verificato   dal   tavolo   tecnico   degli
adempimenti,  al  mantenimento dei livelli di assistenza previsti dal
decreto  del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001 e
successive  integrazioni  e  modificazioni,  all'attuazione del Piano
nazionale della prevenzione e del Piano nazionale per l'aggiornamento
del personale sanitario;
      inadempiente  con  riferimento  agli  altri  adempimenti di cui
all'allegato 1:
    b) spetta  il  40  per  cento del maggior finanziamento, all'atto
della   sottoscrizione   dell'accordo;  il  rimanente  60  per  cento
subordinatamente   alla   verifica  della  effettiva  attuazione  del
programma,  nel caso in cui la regione risulti non adempiente anche a
uno degli adempimenti di cui alla lettera a) primo trattino.
  3. L'accordo:
    stabilisce  le  modalita'  per l'erogazione del saldo del maggior
finanziamento  secondo  stati  di  avanzamento concordati, nonche' le
modalita'    per   la   sospensione   dell'erogazione   del   maggior
finanziamento,   in   caso   di  verifica  negativa  dello  stato  di
avanzamento nei tempi e nei modi concordati;
    definisce   adeguate   forme   di  monitoraggio  degli  obiettivi
intermedi  per  ogni  stato  di avanzamento e le modalita' della loro
verifica;
    definisce,  limitatamente  ai  casi  di  cui  alla lettera b) del
precedente comma, le modalita' di affiancamento di rappresentanti del
Ministero della salute, di rappresentanti del Ministero dell'economia
e  finanze  e  di rappresentanti regionali designati dalla Conferenza
Stato-Regioni   alle  attivita'  di  gestione  e  programmazione  del
servizio   sanitario   regionale,   nonche'   la  individuazione  dei
provvedimenti  regionali  di  spesa  e  programmazione  sanitaria  da
sottoporre  a  preventiva  approvazione  da parte del Ministero della
salute  e  del  Ministero  dell'economia e delle finanze, che possono
approvare   anche  con  prescrizioni  in  ordine  alle  modalita'  di
recepimento   e  ai  contenuti  degli  stessi.  Sono  fatti  salvi  i
provvedimenti   regionali   di   somma   urgenza,   da   trasmettersi
successivamente alla loro adozione.
    prevede eventuali forme di partenariato con le altre Regioni.
  4.  Con  successiva  intesa,  in  sede  di Conferenza Stato-Regioni
saranno  individuati,  entro  trenta  giorni dalla presente intesa, i
casi  in  cui  l'accordo  di cui al presente articolo, pur rientrando
nella  fattispecie  di  cui  alla  lettera  b),  non implica forme di
affiancamento;  in  mancanza  della  ulteriore  intesa  opera  quanto
previsto dalla presente intesa.
  5.  Limitatamente  alle  Regioni  nelle  quali si sia verificato un
disavanzo  pari  o  superiore al 7 per cento sulla base dei risultati
del  Tavolo  tecnico  degli  adempimenti,  al netto, per l'anno 2005,
delle  risorse impiegate per arretrati di contratti e convenzioni per
il  personale,  la  stipula dell'accordo di cui al comma 3, integrato
con  il  concerto  del  Ministro  per  gli  affari  regionali,  e' da
considerarsi in ogni caso dovuta da parte della Regione interessata e
quindi  rientrante  tra  gli adempimenti oggetto di verifica previsti
dalla presente intesa, ai sensi del precedente art. 2.

      
                               Art. 9.
     Comitato permanente per la verifica dell'erogazione dei LEA
  1.  Ai fini della presente intesa, e' istituito presso il Ministero
della  salute  il  Comitato  paritetico  permanente  per  la verifica
dell'erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza in condizioni di
appropriatezza  e  di efficienza nell'utilizzo delle risorse e per la
verifica  della congruita' tra le prestazioni da erogare e le risorse
messe a disposizione.
  2. Il Comitato, che si avvale del supporto tecnico dell'Agenzia per
i  Servizi  Sanitari  Regionali,  opera sulla base delle informazioni
desumibili  dal  sistema di monitoraggio e garanzia di cui al decreto
ministeriale   12 dicembre   2001,  nonche'  dei  flussi  informativi
afferenti al Nuovo Sistema Informativo Sanitario.
  3.  Il Comitato e' composto da quattro rappresentanti del Ministero
della   salute,   di  cui  uno  con  funzioni  di  coordinatore,  due
rappresentanti  del  Ministero  dell'economia  e  delle  finanze,  un
rappresentante  del  Dipartimento  per  gli  affari  regionali  della
Presidenza del Consiglio dei Ministri e da sette rappresentanti delle
Regioni  designati  dalla  Conferenza  dei Presidenti delle Regioni e
delle Province autonome.

      
                              Art. 10.
           Edilizia sanitaria e ammodernamento tecnologico
  1.  Ai fini dell'applicazione di quanto previsto dall'art. 1, comma
188,  della  legge  30 dicembre  2004, n. 311, si conviene che per le
Regioni  che alla data del 1° gennaio 2005 abbiano ancora in corso di
completamento  il  proprio  programma  di  investimenti in attuazione
dell'art.   20  della  legge  11 marzo  1988,  n.  67,  e  successive
modificazioni,  sia  fissata  al  15%  la  quota minima delle risorse
residue  da destinare al potenziamento ed ammodernamento tecnologico,
salvo  la dimostrazione da parte delle Regioni di aver gia' investito
risorse per l'ammodernamento tecnologico.
  2.  Le  risorse  residue  di  cui al comma 1 sono quelle risultanti
dalla  differenza  tra  le  risorse  complessivamente  assegnate e le
risorse  gia  finalizzate a specifici interventi, compresi in Accordi
di programma gia' sottoscritti e per i quali, al momento dell'entrata
in  vigore  della  legge  30 dicembre 2004, n. 311, sia gia' avvenuta
l'emanazione  del  decreto dirigenziale del Ministero della salute di
ammissione  al  finanziamento,  ovvero  sia  gia'  stata  formalmente
commissionata la progettazione da parte della Regione interessata.

      
                              Art. 11.
                         Dispositivi medici
  1.  Al  fine di promuovere qualita' ed efficienza nell'utilizzo dei
dispositivi  medici,  si  conviene  sulla  necessita' di uno sviluppo
dell'attivita'   della  Commissione  unica  sui  dispositivi  medici,
istituita  dall'art.  57 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, per lo
svolgimento  di  funzioni  consultive sulle problematiche concernenti
tali dispositivi medici.

      
                              Art. 12.
                Tavolo di verifica degli adempimenti
  1.  Ai  fini  della  verifica degli adempimenti per le finalita' di
quanto  disposto  dall'art.  1,  comma  184,  lettera  c) della legge
30 dicembre   2004,   n.   311,  e'  istituito  presso  il  Ministero
dell'economia   e  delle  finanze  -  Dipartimento  della  Ragioneria
generale  dello  Stato,  il  Tavolo  tecnico  per  la  verifica degli
adempimenti,   coordinato   da   un   rappresentante   del  Ministero
dell'economia e delle finanze e composto da rappresentanti:
    del  Dipartimento  degli  affari  regionali  della Presidenza del
Consiglio dei Ministri;
    del Ministero della salute;
    delle  Regioni  capofila delle Areee sanita' e Affari finanziari,
nell'ambito  della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province
autonome;
    di una ulteriore regione indicata dalla Conferenza dei Presidenti
delle Regioni e delle Province autonome;
    dell'Agenzia per i Servizi sanitari regionali;
    della  Segreteria  della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano;
    della  Segreteria della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e
delle Province autonome.
  2.  Il  Tavolo  tecnico  di  cui  al  comma 1 richiede alle singole
Regioni la documentazione necessaria alla verifica degli adempimenti.
Il  Tavolo procede ad un primo esame della documentazione, informando
le  Regioni,  prima  della  convocazione,  sui  punti  di  criticita'
riscontrati,  affinche'  esse  possano  presentarsi  con le eventuali
integrazioni,   atte   a   superare  le  criticita'  individuate.  Il
coordinatore  del  Tavolo  tecnico dispone che di tutte le sedute sia
redatto  verbale.  Il  verbale,  che  da'  conto  dei  lavori e delle
posizioni  espresse  dai partecipanti, e' trasmesso ai componenti del
Tavolo e alla Regione interessata.
  3. Il Tavolo tecnico:
    entro  il  30 marzo dell'anno successivo a quello di riferimento,
fornisce  alle  Regioni  le  indicazioni relative alla documentazione
necessaria  per  la  verifica degli adempimenti, che le stesse devono
produrre entro il successivo 30 maggio;
    effettua  una  valutazione  del  risultato di gestione, a partire
dalle  risultanze contabili al quarto trimestre ed esprime il proprio
parere   entro   il   30 luglio  dell'anno  successivo  a  quello  di
riferimento;
    si  avvale  delle risultanze del Comitato di cui all'art. 9 della
presente  intesa, per gli aspetti relativi agli adempimenti riportati
nell'Allegato  1,  al  Punto  2,  lettere  c), e), f), g), h), e agli
adempimenti derivanti dagli articoli 3, 4 e 10 della presente intesa;
    riferisce  sull'esito  delle  verifiche  al  Tavolo politico, che
esprime  il  suo  parere entro il 30 settembre dell'anno successivo a
quello  di  riferimento.  Riferisce,  altresi', al tavolo politico su
eventuali   posizioni   discordanti.  Nel  caso  che  tali  posizioni
riguardino  la  valutazione degli adempimenti di una singola Regione,
la stessa viene convocata dal Tavolo politico.
  4. Il Tavolo politico e' composto:
    per  il Governo, dal Ministro dell'economia e delle finanze o suo
delegato, dal Ministro della salute o suo delegato e dal Ministro per
gli affari regionali o suo delegato;
    per  le Regioni, da una delegazione politica della Conferenza dei
Presidenti  delle  Regioni  e  delle  Province  autonome, guidata dal
Presidente o suo delegato.
  5. Il Ministero dell'economia e delle finanze, successivamente alla
presa  d'atto del predetto Tavolo politico in ordine agli esiti delle
verifiche   sugli   adempimenti   in  questione,  provvede  entro  il
15 ottobre  dell'anno  successivo  a  quello  di  riferimento  per le
Regioni  adempienti  ad  erogare  il  saldo, e provvede nei confronti
delle  Regioni  inadempienti  ai  sensi dell'art. 1, comma 176, della
legge n. 311 del 2004.

      
                              Art. 13.
           Regioni a statuto speciale e Province autonome
  1.  I  contenuti  della presente intesa si applicano alle Regioni a
statuto  speciale  e  alle  Province Autonome compatibilmente con gli
statuti di autonomia e le relative norme di attuazione.

      
                              Art. 14.
Istituti  di  ricovero  e  cura a carattere scientifico e policlinici
                            universitari
  1.  Il  Governo e le Regioni si impegnano, per quanto di rispettiva
competenza,  ad  adottare  i provvedimenti necessari a garantire che,
entro   il   31 luglio   2005,   sia   completato   il   processo  di
aziendalizzazione,  ai  sensi  delle  norme  vigenti, dei policlinici
universitari, nonche' di insediamento dei nuovi organi degli istituti
di  ricovero  e cura a carattere scientifico previsti dalla normativa
vigente.
    Roma, 23 marzo 2005
                                             Il presidente: La Loggia
                       Il segretario: Carpino

      
                                                           Allegato 1
1.  In  riferimento  a quanto previsto dall'articolo 1 della presente
Intesa,  si  riportano di seguito gli adempimenti gia' previsti dalla
legislazione   vigente  ai  fini  dell'accesso  all'incremento  delle
risorse  finanziarie  a  carico  del bilancio dello Stato nei termini
stabiliti  dalle  disposizioni di cui al decreto - legge 18 settembre
2001, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n.
405,  all'art.  4  del  decreto  -  legge  15  aprile  2002,  n.  63,
convertito,  con  modificazioni,  dalla legge 15 giugno 2002, n. 112,
come  integrato  dall'articolo  52,  comma 4, della legge 27 dicembre
2002,  n.  289  e  dagli  articoli  48  e  50  del decreto - legge 30
settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24
novembre 2003, n. 326, dalla legge 24 dicembre 2003, n.350, integrati
dagli adempimenti previsti dalla presente Intesa.
2. E' previsto che le Regioni siano tenute ad ottemperare ai seguenti
adempimenti, e in particolare a:
a)  mantenere  la  stabilita' e l'equilibrio di gestione del servizio
sanitario regionale, tramite:
misure  di  contenimento  della  spesa  (strumenti di controllo della
domanda,   riduzione  della  spesa  sanitaria  o  in  altri  settori,
applicazione di strumenti fiscali);
- la quantificazione dei maggiori oneri a proprio carico, indicandone
la  copertura  (art.  4,  commi 2 e 3, del decreto-legge 18 settembre
2001,  n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre
2001, n. 405);
b)  adempiere  alle  disposizioni  in  materia  di acquisto di beni e
servizi,  cosi' come previsto dall'art. 2, comma 1, del decreto-legge
18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge
16  novembre  2001,  n. 405, cosi' come modificato dall'art. 3, comma
168, della legge 24 dicembre 2003, n. 350,-
c) adempiere:
-  agli  obblighi  informativi  sul monitoraggio della spesa relativi
all'invio al Sistema Informativo Sanitario dei modelli CE, SP, CI> ed
LA  (decreto  ministeriale  16 febbraio 2001, decreto ministeriale 28
maggio   2001,   decreto   ministeriale   29   aprile  2003,  decreto
ministeriale 18 giugno 2004);
-  agli  obblighi  informativi sugli indicatori e parametri contenuti
nel decreto ministeriale 12 dicembre 2001;
d)  adeguarsi  alle  prescrizioni  del  patto  di  stabilita' interno
(articolo  1 del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito,
con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405);
e)  mantenere  l'erogazione  delle prestazioni ricomprese nei L.E.A.,
(decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001 e
successive modifiche ed
integrazioni,  articolo  54  della  legge  27 dicembre 2002, n. 289 e
articolo 1, comma 169, della legge 30 dicembre 2004, nn. 311);
f) adottare lo standard di dotazione media di 5 posti letto per mille
abitanti,  di cui F l per mille riservato alla riabilitazione ed alla
lungodegenza post-acuzie (articolo 3, comma 4, del decreto - legge 18
settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16
novembre  2001,  n.  405),  cosi'  come integrato da quanto convenuto
all'articolo 4, comma 1, lettera a) della presente intesa;
g)   adottare  i  criteri  e  le  modalita'  per  l'erogazione  delle
prestazioni   che  non  soddisfano  il  principio  di  appropriatezza
organizzativa e di economicita' nella utilizzazione delle risorse, in
attuazione  del  punto 4.3 dell'Accordo Stato-Regioni del 22 novembre
2001.  La  relativa  verifica  avviene  secondo le modalita' definite
nell'accordo  Stato-Regioni  del  1 ° luglio 2004, atto rep. n. 2035,
(articolo  52,  comma 4, lettera b), della legge 27 dicembre 2002, n.
289);
h)    attuare    nel    proprio    territorio,    nella   prospettiva
dell'eliminazione  o  del  significativo  contenimento delle liste di
attesa,  le  adeguate  iniziative,  senza maggiori oneri a carico del
bilancio  dello  Stato, dirette a favorire lo svolgimento, presso gli
ospedali   pubblici,   di   accertamenti   diagnostici   in   maniera
continuativa, con l'obiettivo finale della copertura del servizio nei
sette   giorni  della  settimana,  in  armonia  con  quanto  previsto
dall'accordo  tra  il Ministro della salute, le Regioni e le Province
Autonome  del 14 febbraio 2002, atto rep. n. 1387, sulle modalita' di
accesso  alle prestazioni diagnostiche e terapeutiche e gli indirizzi
applicativi  sulle  liste  di  attesa.  A tale fine, la flessibilita'
organizzativa  e  gli  istituti  contrattuali  della  turnazione, del
lavoro  straordinario  e della pronta disponibilita', potranno essere
utilizzati,  unitamente al recupero di risorse attualmente utilizzate
per  finalita'  non  prioritarie, per ampliare notevolmente l'offerta
dei  servizi,  con diminuzione delle giornate complessive di degenza.
Annualmente  le  Regioni predispongono una relazione da presentare in
sede  di  Conferenza  Stato-Regioni,  anche  ai  fini  del successivo
inoltro  da  inviare  al  Parlamento, circa l'attuazione dei presenti
adempimenti  e dei risultati raggiunti (articolo 52, comma 4, lettera
c), della legge 27 dicembre 2002, n. 289);
i)   adottare   i   provvedimenti   diretti  a  prevedere,  ai  sensi
dell'articolo  3, comma 2, lettera e), del decreto-legge 18 settembre
2001  n.  347,  convertito con modificazioni, dalla legge 16 novembre
2001,   n.  405,  la  decadenza  automatica  dei  direttori  generali
nell'ipotesi  di  mancato  raggiungimento  dell'equilibrio  economico
delle   aziende  sanitarie  ed  ospedaliere,  nonche'  delle  aziende
ospedaliere autonome (articolo 52, comma 4, lettera d) della legge 27
dicembre 2002, n. 289);
j) attivare sul proprio territorio il monitoraggio delle prescrizioni
mediche, farmaceutiche, specialistiche ed ospedaliere di cui ai commi
5-bis,  5-ter  e  5-qoater  dell'articolo  87 della legge 23 dicembre
2000, n. 388; la relativa verifica avviene secondo modalita' definite
in  sede  di Conferenza Stato- Regioni (articolo 52, comma 4, lettera
a), della legge 27 dicembre 2002, n.289). Tale adempimento
regionale si considera rispettato dall'applicazione, in rapporto allo
stato  di  attuazione  delle  procedure  previste, delle disposizioni
dell'articolo  50  del  decreto  -  legge  30  settembre  2003 n. 269
convertito,  con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326.
Tale  adempimento  si  intende  rispettato  anche  nel caso in cui le
Regioni  dimostrino  di  avere  realizzato, in rapporto allo stato di
attuazione   delle   procedure  previste,  direttamente  nel  proprio
territorio   sistemi  di  monitoraggio  delle  prescrizioni  mediche,
nonche' di trasmissione telematica al Ministero dell'economia e delle
finanze,  di  copia  dei  dati dalle stesse acquisiti, i cui standard
tecnologici  e di efficienza ed effettivita', verificati d'intesa con
il Ministero dell'economia e delle finanze, risultino non inferiori a
quelli realizzati in attuazione dell'articolo 50 del decreto legge 30
settembre  2003  n. 269 convertito, con modificazioni, dalla legge 24
novembre 2003, n. 326;
k)  adottare  tutti  i  provvedimenti,  in  rapporto  allo  stato  di
attuazione  delle  procedure previste, affinche' le aziende sanitarie
locali,  le aziende ospedaliere e, ove autorizzati dalle Regioni, gli
istituti  di ricovero e cura a carattere scientifico ed i policlinici
universitari  che  consegnano i ricettari ai medici del SSN di cui al
comma  2,  dell' articolo 50 del decreto - legge 30 settembre 2003 n.
269  convertito,  con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n.
326,  in  numero  definito,  secondo  le loro necessita', comunichino
inunediatamente  al  Ministero  dell'economia e delle finanze, in via
telematica,  il  nome,  il  cognome,  il codice fiscale dei medici ai
quali  e'  effettuata  la  consegna,  l'indirizzo  dello  studio, del
laboratorio  ovvero  l'identificativo  della  struttura sanitaria nei
quali  gli  stessi operano, nonche' la data della consegna e i numeri
progressivi  regionali  delle  ricette  consegnate. Con provvedimento
dirigenziale   del  Ministero  dell'economia  e  delle  finanze  sono
stabilite  le  modalita'  della trasmissione telematica (articolo 50,
comma 4, del decreto - legge 30 settembre 2003 n. 269 convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326);
1) ripianare il 40 per cento del proprio superamento del tetto per la
spesa  farmaceutica,  attraverso  l'adozione  di specifiche misure in
materia  di farmaceutica, di cui all'articolo 4, comma 3, del decreto
-  legge  18  settembre  2001, n. 347, convertito, con modificazioni,
dalla  legge 16 novembre 2001, n. 405, (articolo 48, comma 5, lettera
f  del  decreto  -  legge  30  settembre 2003 ti. 269 convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326);
m)  gli  ulteriori  adempimenti  connessi  a  quanto  stabilito dalla
presente Intesa.

      
                                                           Allegato 2

           IL PIANO NAZIONALE DELLA PREVENZIONE 2005-2007
Premessa
L  Negli  ultimi  decenni  abbiamo assistito ad un aumento della vita
media ed ad una modifica delle cause di morte in Italia con l'aumento
considerevole  delle  malattie  cronico degenerative e dei tumori. La
crescente  incidenza delle malattie croniche e delle loro complicanze
fa  si'  che  il peso finanziario di queste patologie, che si scarica
sul  Servizio  Sanitario Nazionale, nell'arco di un decennio diverra'
insostenibile. Le patologie croniche sono in larga misura prevenibili
e  questo  giustifica  la  necessita'  di definire un piano nazionale
della  prevenzione. Tutti i paesi avanzati, proprio in considerazione
dei   costi  legati  alle  malattie  cronico-degenerative  si  stanno
attivando,  per  attuare riforme strutturali, sanitarie e di welfare,
tali da consentire che questa prevenzione abbia luogo (1).
La  Legge  finanziaria  2005  ha  previsto  tra  gli obiettivi che le
Regioni  devono  conseguire, al fine di ottenere il conguaglio del 5%
del  Fondo  Sanitario  Nazionale,  l'attivazione  del Piano Nazionale
della   Prevenzione   e   del   Piano   nazionale  della  formazione.
L'importanza  di  attivare un piano per la prevenzione era gia' stata
condivisa   dalle  Regioni  che  avevano  sottoscritto  l'accordo  di
Cernobbio  del  6/4/2004  sulle  priorita'  in sanita', tra queste la
prevenzione.   Gli   interventi  di  prevenzione,  sia  primaria  che
secondaria,  che  gli  interventi  di  educazione  e promozione della
salute in Italia, sono effettuati da diversi anni, ma le modalita' di
attivazione  di  tali interventi, anche di quelli la cui efficacia e'
documentata  scientificamente,  e'  stata  realizzata  in  modo molto
difforme  dalle singole Regioni. Inoltre alcuni mutamenti normativi e
l'evoluzione    tecnico-scientifica,    con    particolare   riguardo
all'affermarsi  della metodologia di Evidence Based Prevention, hanno
delineato  una  diversa  evoluzione, anche di tipo organizzativo, dei
Servizi  di Prevenzione. Cosi' oggi rileviamo che in Italia solo poco
piu'  della  meta'  dei  soggetti  nelle  fasce  di eta' a rischio si
sottopone  agli screening per la diagnosi precoce dei tumori del seno
e  dell'utero.  Quello  che  serve  e',  quindi, un coordinamento che
permetta di conseguire, in tutto il Paese uniformemente, obiettivi di
salute tali, da garantire che tutti i cittadini aventi titolo possano
accedere  ai  servizi di diagnosi precoce e di prevenzione e, quindi,
ottenere  un risparmio di vite umane e una riduzione delle patologie.
Pur  nel  rispetto  delle  peculiarita'  regionali,  vi  e'  comunque
l'esigenza  che  le diverse esperienze e scelte organizzative abbiano
un  momento  di  confronto  e coordinamento ed anche siano condivise,
relativamente  ai principali interventi e strategie preventive, fermo
restando  la  responsabilita'  da  parte  delle Regioni di procedere,
nell'ambito   della  propria  autonomia  organizzativa,  a  prevedere
specifici   progetti  sulla  base  delle  conoscenze  epidemiologiche
caratterizzanti le diverse realta' regionali.
Sul  piano  nazionale  della  prevenzione  si  concentrano,  inoltre,
risorse  mai  considerate  precedentemente,  derivabili  dalla  quota
vincolata  agli  obiettivi prioritari del piano sanitario nazionale e
da  altre  risorse  individuate dal Governo per interventi specifici,
quali quelle individuate dalla legge n. 13 8 del 2004.
Perche'  si  possano valutare gli effetti di un piano di prevenzione,
e'  necessario  che  lo stesso abbia un respiro almeno triennale, per
permettere  la  messa  a regime degli interventi. Per questo il piano
nazionale  della  prevenzione  va  disegnato,  per  essere fattibile,
prevedendo  accanto  agli  obiettivi  triennali una gradualita' degli
interventi  che porti a regime l'intero piano nel periodo considerato
e che individui le priorita' rispetto ai diversi campi di azione.
          -----
          (1)   Con   la  comunicazione  COM/99/0347  "Una  strategia
          concertata  per  modernizzare  la  protezione  sociale", la
          Comnussione Europea ha individuato nel 1999 alcun obiettivi
          fondamentali,   tra   i  quali  quello  della  prevenzione,
          (promuovendo  misure  attive e non passive) e quello di una
          rete  di sicurezza sociale, suggerendo agli Stati Membri lo
          scambio  delle  esperienze  e  la  valutazione  periodica e
          sistematica  delle  politiche  attuate. Questi suggerimenti
          sono  stati  recepiti  nel 2000 dal Consiglio straordinario
          dei  Capi  di.  Stato  e  di  Governo  a Lisbona, che hanno
          indicato  tra gli obiettivi dell'Europa un migliore sistema
          di  welfare  come fattore di sviluppo e di coesione sociale
          in un contesto di crescente competitivita' internazionale.

2. Gli ambiti del Piano nazionale della prevenzione 2005-2007
Gli  ambiti  del  piano  nazionale  di  prevenzione  per  il triennio
2005-2007  sono  quelli  gia'  previsti nell'accordo di Cernobbio: la
prevenzione  della  patologia cardiovascolare, e la prevenzione delle
complicanze   del   diabete;  la  diagnosi  precoce  dei  tumori,  le
vaccinazioni;   a  tali  ambiti  va  aggiunta  la  prevenzione  degli
incidenti,  ivi  compresi  gli  incidenti domestici, per l'impatto in
termini  di  anni di vita persi e di invalidita'. Di ognuno di questi
temi  si  delineano  le  linee  strategiche  e  gli obiettivi attesi,
rimandando  l'elaborazione delle schede attuative al Centro nazionale
per la prevenzione e il controllo delle malattie
2.1) La prevenzione cardiovascolare.
Per  iniziare  il  programma  di  prevenzione cardiovascolare sono da
considerarsi quattro distinte iniziative:
1) la diffusione della carta del rischio a gruppi di soggetti,
2)  la  prevenzione  dell'obesita'  nelle donne in eta' fertile e nel
bambino;
3)  la  prevenzione  attiva  delle complicanze del diabete di tipo II
nell'adulto e nel bambino, aumentando la cornpliance del paziente,
4)  la  prevenzione  delle recidive nei soggetti che gia' hanno avuto
accidenti cardiovascolari, cosicche' questi non si ripetano.
2.1.1  Quale  strumento  estremamente  valido  per la definizione del
rischio cardiovascolare, si propone l'utilizzo della cosiddetta carta
del  rischio,  in  quanto consente di offrire al soggetto in esame la
conoscenza  delle  probabilita'  di  andare  incontro, nei successivi
dieci  anni,  a  un  incidente  cardiovascolare in base ai fattori di
rischio  che  caratterizzano la sua vita. La consapevolezza acquisita
del  possibile  aumento del rischio in misura considerevole induce il
soggetto in esame a chiedere consiglio al medico su come modificare i
propri  stili di vita, cosi' da abbassare il rischio, e questa e' una
occasione  estremamente  favorevole  per  consigliare  al soggetto in
esame su come comportarsi e tutelare meglio la propria salute.
L'Istituto Superiore di Sanita' ha definito i fattori di rischio e il
peso  di  ognuno  di  essi,  costruendo  la carta del rischio in base
all'esame  di una coorte italiana, evitando quindi di dover importare
dall'estero  e tipicamente dallo studio Franringharn questi elementi,
che  a  volte  non  si  adattano bene alla nostra gente. I fattori di
rischio  considerati  dalla  carta  sono  sei (eta', fumo di tabacco,
colesterolemia  totale  e  livello  di  HDL  colesterolo, i valori di
pressione   arteriosa   sistolica,   l'iperglicemia)   e  considerano
separatamente uomini e donne, soggetti diabetici e non diabetici .
Il  Centro  nazionale  per  la  prevenzione  e  la sorveglianza delle
malattie  individuera'  le  linee  operative per l'applicazione della
carta, che potra' prevedere, in fase di avvio, anche l'individuazione
di  eventuali  gruppi  target  specifici.  Sara' necessario prevedere
anche  una  formazione  specifica  e  l'attivazione  di un sistema di
registrazione  dei  dati, per la valutazione di efficacia e per studi
epidemiologici.  In  fase  di  elaborazione  delle  schede  attuative
saranno  anche  individuate  le modalita' per dare avvio al programma
nelle singole realta' regionali.
2.1.2  La  prevenzione  dell'obesita'  nelle  donne  in  eta' fertile
agevola  fortemente  la  prevenzione  del  diabete  di tipo II per la
stessa  donna,  ma  anche  la  prevenzione dello sviluppo del diabete
nell'eventuale  nuovo  nato.  E'  quindi  giustificato  un intervento
preventivo,  che  si  basa  su  semplici  elementi di prevenzione: lo
screening sistematico da parte del medico di famiglia, ma anche dalla
donna  su se stessa con indicatori di obesita', ricordando che per un
test  di  semplice  adozione si puo' fare ricorso a misure fortemente
indicative,  quali  quelle  dell'Indice  di Massa Corporea (BMI) e la
circonferenza addominale.
Questo approccio potra' permettere un'ampia attivita' di prevenzione,
ma  sopratutto  consentira'  di  mirare  l'intervento preventivo alle
persone realmente a rischio.
2.1.3  Per  quanto  riguarda  la prevenzione del diabete di tipo II e
delle  sue  complicanze  si tratta di un'iniziativa che e' perseguita
gia'  in  altri  Stati  e  tipicamente negli Stati Uniti dalla Kaiser
Permanente  in  California.  Si  tratta  innanzitutto  di  censire la
popolazione  affetta  da  diabete di tipo II, che in grande misura e'
inconsapevole di avere questa patologia.
Spesso  il diabete di tipo II si associa all'obesita' in una sindrome
chiamata  Diabesity  e,  quindi,  e'  soprattutto  a  questo  tipo di
popolazione   che  si  deve  rivolgere  l'attenzione.  Il  censimento
periodico  della popolazione consente anche di monitorare la crescita
dell'incidenza  di  questa  patologia  e di attivare dei programmi di
prevenzione  delle  complicanze. Sappiamo infatti che questi pazienti
inizialmente  collaborano  attivamente  con  il  medico,  ma poi, con
l'andare  del  tempo, la compliance alle indagini e alla terapia cala
in  maniera  pericolosa.  Importante  e'  la funzione di sostegno del
medico  che  gli  permette  di  tenere  sotto  controllo il gruppo di
pazienti e di coinvolgerli attivamente nel programma terapeutico.
Anche   in   questo   caso   la   comunicazione   medico-paziente   e
istituzione-paziente    e'    fondamentale.   Le   schede   attuative
individueranno le modalita' per dare avvio al programma nelle singole
realta'  regionali.  Va ricordato, infine, che il diabete dei bambini
sta  diventando  un problema anche in Italia e quindi il programma si
deve  estendere  anche  ai bambini e in particolare ai bambini obesi.
Come  si  puo'  notare  questo programma si integra facilmente con il
primo, perche' il diabete e' uno dei fattori di rischio inclusi nella
carta del rischio.
2.1.4 Il quarto oggetto della prevenzione cardiovascolare riguarda le
recidive  di  coloro  che  hanno gia' avuto un primo accidente, sia a
livello cardiaco, sia a livello cerebrale. In questi casi le societa'
scientifiche  raccomandano  un  trattamento adeguato, che consente di
ritardare o prevenire l'occorrenza di un secondo incidente.
2.2) Screening dei tumori.
Gli  screening  dei  tumori  validati sono oggetto di raccomandazione
Europea e sono tre:
1)screening del tumore del seno;
2)screening del cancro della cervice uterina;
3)screening del cancro del colon retto.
Per  ognuno  di  questi  screening e' necessario attivare programmi e
coordinare  le  azioni,  in  modo  da  sollecitare  in modo attivo la
popolazione alla partecipazione ai programmi di prevenzione.
Anche  in  questo  caso  la  figura  del  medico di famiglia e' molto
importante,   in  quanto  il  medico  di  famiglia  puo'  sollecitare
l'attenzione di queste persone e effettuare un adeguato counselling.
Fondamentale  elemento,  perche'  la  campagna  di  screening risulti
efficace, e' definire il percorso per i soggetti positivi, in modo da
evitare  perdite  di  tempo  e  tracciare dei percorsi prioritari per
questi  pazienti,  affinche'  risolvano  il  loro problema, arrivando
rapidamente ad una diagnosi certa.
Altro  punto  importante  e'  che gli screening vengano effettuati in
condizioni  nelle quali sono garantite la qualita' delle attrezzature
e delle procedure.
E'  compito  della  Regione  disegnare  questa  rete  dei  Centri  di
screening e valutare la qualita' e quantita' del loro lavoro.
La  comunicazione  istituzionale unica e centralizzata, infine, evita
di disperdere risorse in inutili campagne e in inutili pubblicazioni,
permette   di  rendere  molto  efficace  questa  comunicazione,  onde
raggiungere  tutta  la  popolazione  e  appoggiare la campagna che la
Regione effettua.
2.3) Prevenzione degli incidenti
Gli  incidenti  sono la prima causa di morte nei giovani. Nei giovani
la maggiore causa di morte e' legata agli incidenti stradali.
Per quanto riguarda gli anziani, sappiamo che gli incidenti domestici
sono cause prevenibili di disabilita' e di mortalita' molto rilevanti
come pure per i bambini.
La  problematica  degli  incidenti  domestici,  che colpiscono alcune
fasce  di  popolazione particolari, come bambini e anziani, assume un
rilievo  consistente  in termini sia di morbosita' che di mortalita'.
Benche'  tale fenomeno non sia completamente azzerabile, vi sono ampi
margini per intervenire e prevenirne una buona parte.
Una  prima  tipologia  di  interventi  riguarda  il  censimento degli
infortuni:  molta  parte  degli interventi avviati in diverse Regioni
hanno  attinto ai dati del Pronto Soccorso, tuttavia ulteriori sforzi
dovranno    essere   attuati   per   una   maggior   completezza   ed
approfondimento dei dati
La  comunicazione  istituzionale,  ovviamente,  avra'  il suo ruolo e
ancora  una  volta  la comunicazione dovra' essere centralizzata onde
evitare inutili dispersioni di risorse.
2.4) Piano delle vaccinazioni.
Le  coperture  vaccinali  raggiungono un risultato insoddisfacente in
alcune  Regioni, non raggiungendo i valori-soglia, specifici per ogni
malattia,   che   ne  garantirebbero  l'eliminazione.  Si  tratta  in
particolare  delle  vaccinazioni  raccomandate  per  i  bambini  e in
particolare la vaccinazione anti morbillosa, cosicche' ancora oggi in
Italia  il  morbillo e' una malattia che miete vittime e che comporta
patologia.
Fermo restando i contenuti del Piano Nazionale per l'eliminazione del
morbillo e della rosolia congenita di cui all'accordo Stato - Regioni
del  13  novembre 2003, e l'iter di aggiornamento del Piano nazionale
vaccini,  richiamato  dal  DPCM  29 novembre 2001, occorre richiamare
l'importanza  delle  anagrafi  vaccinali,  cosi' da poter valutare la
necessita'  e  gli  effetti  delle  campagne  vaccinali, in atto e da
implementare,  e  condividere criteri per la scelta dei nuovi vaccini
fondati  sull'EBP  e su scelte che ne graduino la priorita'; definire
l'offerta  essenziale  del  calendario vaccinale e dei vaccini per le
categorie   particolari,   lasciando   alle   Regione   l'opzione   e
l'introduzione   di  altri  preparati,  in  relazione  a  particolari
condizioni epidemiologiche.
Per  quanto riguarda gli anziani le vaccinazioni piu' importanti sono
quelle  antiinfluenzale  e  quella  anti pneumococcica, benche' - per
quanto riguarda quest'ultima - le piu' recenti revisioni sistematiche
ne  mettano  in  discussione  l'efficacia:  si  trattera', dunque, di
implementare nuove azioni che raccordino i dati epidemiologici con le
strategie. Anche qui vi e' una forte azione da svolgere d'accordo con
i  medici  di  medicina  generale e tramite la comunicazione di massa
centralizzata,  onde  evitare  che in Italia gran parte degli anziani
non si vaccini contro l'influenza e vada incontro a pesanti patologie
e mortalita' durante l'inverno.
3. D coordinamento del Piano
3.1)  Al  Centro  Nazionale  per la prevenzione ed il controllo delle
malattie (CCM), tra i cui compiti istitutivi prioritari, di cui al DM
1  °  luglio  2004,  e'  previsto il coordinamento con le Regioni dei
piani  di  sorveglianza  e  di  prevenzione  attiva,  sono affidati i
seguenti  compiti,  da  attuarsi  con  la  partecipazione diretta dei
propri comitati scientifico e tecnico per le specifiche competenze:
a)  traduzione delle linee generali di intervento sopra richiamate in
linee operative, prevedendo, con la partecipazione dei propri organi,
che   per   i  programmi  non  ancor  validati  scientificamente  sul
territorio  nazionale, sia possibile attuare dei progetti pilota, per
verificarne l'impatto prima della messa a regime;
b)  definizione  di  un  cronoprogramma  di sviluppo degli interventi
previsti nei programmi specifici, che individui le fasi di attuazione
e le modalita' di verifica dell'attuazione dei singoli programmi;
c)  supporto  alle  singole  Regioni, nella definizione dei programmi
regionali attuativi;
d)  diffusione  delle  iniziative  e  dei progetti di cui al presente
Piano,  in modo univoco e unificato sul territorio nazionale, al fine
di evitare iniziative che si sovrappongano e ulteriori risorse.
4. Finanziamento del Piano
4.1)  Sul  Piano  Nazionale della Prevenzione, che parte nel 2005, si
concentrano  risorse  mai considerate precedentemente e che prevedono
l'importo  di  240  milioni  di  curo  che  le  Regioni  accettano di
vincolare  sulla  quota  del  riparto  CIPE  destinata agli obiettivi
specifici  del  Piano  Sanitario Nazionale, ai sensi dell'articolo 1,
comma 34, della legge 27 dicembre 1992, n.662. Tale quota corrisponde
al  25% della quota delle risorse spettante a ciascuna Regione per il
raggiungimento degli obiettivi di piano.
Oltre a tali risorse le Regioni condividono di mettere a disposizione
risorse ulteriori per un ammontare di 200 milioni di euro, attingendo
la quota indistinta della delibera CIPE per ciascuno degli anni 2005,
2006 e 2007.
Le risorse cosi' disponibili sono riportate nella seguente tabella:

         ---->   Vedere Tabella a pag. 24 della G.U.  <----

      
                                                           Allegato 3

Piano Nazionale dell'aggiornamento del personale sanitario 2005-2007.
1. Premessa.
Il  Piano  Sanitario  Nazionale  2003  - 2005 ha individuato, tra gli
obiettivi  da  raggiungere per attuare la garanzia costituzionale del
diritto  alla salute e degli altri diritti sociali e civili in ambito
sanitario,  la  "realizzazione  di  una formazione permanente di alto
livello  e qualita' in medicina e sanita'" per tutti i professionisti
della salute.
L'articolo  1,  comma  173,  della legge 30 dicembre 2004, n. 311, ha
inserito  tra gli obiettivi che le Regioni devono conseguire, al fine
di  ottenere  l'accesso  al  finanziamento integrativo a carico dello
Stato   per  le  risorse  destinate  al  finanziamento  del  Servizio
Sanitario   Nazionale,   la   realizzazione   del   "Piano  nazionale
dell'aggiornamento  del  personale  sanitario",  coerentemente con il
Piano Sanitario Nazionale.
Il  "Piano  Nazionale  dell'aggiornamento  del  personale  sanitario"
costituisce  il  presupposto  necessario  per  l'individuazione degli
strumenti  condivisi per il contenimento della dinamica dei costi, il
miglioramento  qualitativo  dei  servizi  e  la riduzione della spesa
inappropriata,   nel   rispetto   del  principio  della  uniforme  ed
appropriata erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA) sul
territorio  nazionale,  di  cui al DPCM 29 novembre 2001 e successive
modifiche e integrazioni.
Gli  articoli  16-bis  e  16-ter  del decreto legislativo 30 dicembre
1992,   n.   502,  e  successive  modificazioni,  hanno  defiiuto  la
formazione  continua  ed  istituito  la  Commissione nazionale per la
formazione continua.
La   realizzazione   del   "Piano  nazionale  dell'aggiornamento  del
personale sanitario" richiede maggiore coordinamento e collaborazione
fra i livelli nazionale e regionale, in quanto le attivita' di ECM si
trovano  ad  un  punto  particolarmente  delicato,  tipico di tutti i
processi  che,  dopo un fase sperimentale e di prima implementazione,
sono destinati ad acquisire carattere stabile e sistemico.
Si  rende, pertanto, necessario fissare delle regole condivise per la
predetta  attivita'  permanente di coordinamento e collaborazione tra
le  strutture  e  le  iniziative  nazionali e regionali in materia di
Educazione continua in medicina.
2.   Piano   Nazionale  dell'aggiornamento  del  personale  sanitario
2005-2007 Per l'avvio del Piano si condivide il seguente percorso-
-  entro  il  30 maggio 2005, con specifica Intesa Stato- Regioni, si
definiscono  le  nuove  modalita'  di  attuazione  dell'ECM  in campo
nazionale,   attraverso   la  formulazione  del  Piano  Nazionale  di
aggiornamento del personale sanitario ;
-  entro  il  30 luglio 2005, le Regioni adottano i provvedimenti per
l'attuazione dell'Intesa;
-  entro  il  30  settembre  2005,  le  Regioni  avviano  i programmi
attuativi.
I  principi  cui  si  dovra'  attenere  l'Intesa Stato-Regioni sono i
seguenti
2.1.  La  fase attuale puo' considerarsi di transizione. Per guidarla
occorre,  dunque,  pensare  ad  una  organizzazione  dei  processi di
governo   del   sistema   ECM   basati  su  una  forte  e  permanente
concertazione,  in  grado  di  meglio  conciliare,  fin da subito, le
esigenze  nazionali  e  quelle  regionali,  ma anche di assicurare la
promozione del nuovo quadro normativo.
2.2.  Sempre  meno  il  carattere di "sistema" delle attivita' ECM e'
automaticamente   assicurato   da   una  definizione  normativa  solo
nazionale  e  da  una  centralizzazione  basata  sul  ruolo  e  sulle
attivita'  della  Commissione  nazionale  per la formazione continua;
sempre piu' l'affiancarsi di normative regionali a quella nazionale e
il  diffondersi,  a livello regionale, di esperienze e organizzazioni
di  governo  tecnico  delle  attivita' formative richiedono modalita'
nuove,  per  mantenere  tale  carattere di "sistema", riconosciuto in
quanto condiviso da tutte le Regioni .
2.3.   Le   nuove  modalita'  potranno  basarsi  sul  mantenimento  e
miglioramento  della  concertazione  tra  Ministero  della  salute  e
Regioni, attraverso:
a) la creazione di:
-  un  organismo tecnico politico per il coordinamento strategico del
sistema  nazionale ECM (Centro Nazionale per l'educazione Continua in
Medicina);
- di una segreteria operativa di coordinamento a carattere paritetico
Ministero Regioni, che operera' in maniera continuativa;
- di un Comitato tecnico permanente, con la partecipazione di tutti i
referenti tecnici delle Regioni e delle Province autonome;
b)  la definizione delle nuove competenze della Commissione nazionale
per la formazione continua.
2.4. Il nuovo organismo sopra delineato avra' il compito di elaborare
e   coordinare  i  programmi  applicativi  del  Piano  Nazionale  per
l'aggiornamento del personale sanitario,
2.5. Il Piano dovra' garantire:
-  la  ridefinizione  degli  obiettivi formativi, garantendo, in ogni
caso,  che  nella  formazione  continua del personale sanitario siano
presenti:
a)  temi  comuni  a tutte o piu' professioni, di prevalente interesse
dello Stato;
b) temi specifici delle singole professioni, discipline e specialita'
mediche e sanitarie;
c)  temi  di natura organizzativo-gestionale, di prevalente interesse
delle Regioni,
- la fissazione delle tipologie delle attivita' formative;
-  le  modalita'  per  1'  accreditamento dei provider e le modalita'
della tenuta dell'albo nazionale dei provider;
- la definizione di un organico intervento formativo nazionale;
- i criteri per l'attribuzione dei crediti,
- l'armonizzazione delle regole gia' previste nei precedenti accordi;
- il ruolo delle societa' scientifiche;
- la definizione delle problematiche relative alla contribuzione alle
spese da parte degli organizzatori di eventi.
2.6.  Fino  alla  definizione  del  Piano  nazionale per l'educazione
continua,  restano  confermati  gli  obiettivi formativi di interesse
nazionale definiti con l'accordo Stato - Regioni del 20 dicembre 2001
(atti  rep.  n.  1358),  nonche' le modalita' di accreditamento degli
eventi  formativi  residenziali  e le sperimentazioni in corso, cosi'
come  confermato  con  gli accordi Stato - Regioni del 13 marzo 2003,
(rep. atti n. 1667) e del 20 maggio 2004 (rep. atti n. 1992).
Per  l'anno  2005,  ai  fini  del  debito  formativo,  il  valore  di
riferimento dei crediti da acquisire, resta fissato a n. 30 crediti.
2.7.  Sono  fatti  salvi  i crediti maturati con la partecipazione ad
eventi  formativi  nel periodo compreso dal 1° gennaio 2005 alla data
della presente intesa.
2.8.  Da  parte  delle singole Regioni, si provvedera' all'adozione e
trasmissione  al  Ministero della salute dei provvedimenti di propria
competenza per l'applicazione dell'Intesa.
2.9.  Il  Piano,  anche  in  considerazione  dello sviluppo a livello
europeo  della  specifica  problematica,  individuera'  le  possibili
soluzioni,  anche  normative, attraverso le quali utilizzare il ruolo
dell'ECM    nei    processi    di   rivalidazione   dell'abilitazione
professionale  o  di  certificazione professionale dei medici e delle
altre professioni sanitarie.
2.10. Finanziamento del Piano.
Per  il  "Piano  Nazionale dell'aggiornamento del personale sanitario
2005-2007,  che  parte  nel 2005, si prevedono risorse per un importo
pari a 50 milioni di euro che le
Regioni  condividono di mettere a disposizione sulla quota indistinta
ripartita dal CIPE per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007.
Le risorse cosi' disponibili sono riportate nella seguente tabella:

                               TABELLA

Risorse  che  le  Regioni mettono a disposizione per la realizzazione
del   Piano  Nazionale  dell'aggiornamento  del  personale  sanitario
2005-2007


                                    Risorse da quota indistinta
Regioni           Popolazione       della delibera CIPE (importo
                                    in euro per ciascuno degli
                                      anni 2005, 2006 e 2007)

PIEMONTE          4.296.822                   3.690.939
VALLE D'AOSTA       122.360                     105.106
LOMBARDIA         9.318.038                   8.004.128
BOLZANO             471.635                     405.131
TRENTO              493.406                     423.832
VENETO            4.671.372                   4.012.675
FRIULI            1.202.070                   1.032.570
LIGURIA           1.585.612                   1.362.029
EMILIA ROMAGNA    4.107.144                   3.528.007
TOSCANA           3.589.289                   3.083.173
UMBRIA              854.174                     733.729
MARCHE            1.511.774                   1.298.603
LAZIO             5.261.241                   4.519.368
ABRUZZO           1.290.620                   1.108.633
MOLISE              322.218                     276.783
CAMPANIA          5.790.193                   4.973.734
PUGLIA            4.047.094                   3.476.424
BASILICATA          598.163                     513.817
CALABRIA          2.018.767                   1.734.106
SICILIA           5.011.253                   4.304.630
SARDEGNA          1.644.463                   1.412.581

                 58.207.704                  50.000.000

      

 

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