Accordo  tra  il  Ministro  della  salute,  le  regioni e le province
autonome  di Trento e di Bolzano per l'attuazione del Piano sanitario
nazionale 2003-2005.

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Gazzetta Ufficiale - DECRETI E DELIBERE DI ALTRE AUTORITA' - 1 ottobre 2003

 

CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO
ACCORDO 24 luglio 2003

Accordo  tra  il  Ministro  della  salute,  le  regioni e le province
autonome  di Trento e di Bolzano per l'attuazione del Piano sanitario
nazionale 2003-2005.
                      LA CONFERENZA PERMANENTE
                    PER I RAPPORTI TRA LO STATO,
                  LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME
                       DI TRENTO E DI BOLZANO
  Visti  gli articoli 2, comma 2, lettera b) e 4, comma 1 del decreto
legislativo  28 agosto 1997, n. 281, che affidano a questa Conferenza
il  compito di promuovere e sancire accordi tra Governo e regioni, in
attuazione   del  principio  di  leale  collaborazione,  al  fine  di
coordinare   l'esercizio   delle  rispettive  competenze  e  svolgere
attivita' di interesse comune;
  Visto  il  Piano  sanitario  nazionale  2003-2005, approvato con il
decreto del Presidente della Repubblica 23 maggio 2003, che individua
gli  obiettivi  da raggiungere per attuare la garanzia costituzionale
del  diritto  alla  salute  e degli altri diritti sociali e civili in
ambito  sanitario e che prevede che i suddetti obiettivi si intendono
conseguibili  nel  rispetto  dell'accordo  dell'8 agosto  2001,  come
integrato dalle leggi finanziarie per gli anni 2002-2003 e nei limiti
e  in  coerenza  dei programmati livelli di assistenza di cui decreto
del   Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri  29 novembre  2001  e
successive integrazioni;
  Vista   la   proposta   formulata   dalle   regioni   in   sede  di
autocoordinamento,  nella  seduta  della Conferenza Stato-regioni del
20 giugno  2002,  nel corso della procedura di approvazione del Piano
ai  sensi  dell'art.  1,  comma 4 del decreto legislativo 30 dicembre
1992,  n. 502 e successive modifiche ed integrazioni, con la quale si
evidenziava  la  necessita', tenuto conto delle modifiche intervenute
al  Titolo  V  della  Costituzione, di dare attuazione con uno o piu'
accordi  Stato-regioni  alle  parti  del Piano stesso di piu' stretta
competenza regionale per gli aspetti organizzativi;
  Visto  l'art.  1, comma 34 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, il
quale   prevede   l'individuazione   degli   obiettivi  di  carattere
prioritario  e  di  rilievo  nazionale,  al  cui  perseguimento  sono
vincolate  apposite  risorse ai sensi dell'art. 1, comma 34-bis della
legge 23 dicembre 1996, n. 662;
  Vista  la  proposta  di  accordo in oggetto trasmessa, con nota del
3 luglio  2003,  dal  Ministero  della  salute, in considerazione del
fatto che il nuovo Piano sanitario nazionale 2003-2005 vede impegnati
lo  Stato  e le regioni in azioni concertate e coordinate che possono
generare   programmi   specifici  nella  realizzazione  di  attivita'
finalizzate a promuovere e tutelare lo stato di salute dei cittadini.
  Considerato  che,  in sede tecnica il 17 luglio u.s., l'esame della
suddetta proposta e' stato rinviato per approfondimenti richiesti dal
Ministero  dell'economia  e  finanze in ordine agli aspetti economico
finanziari;  che,  con  nota  del  21 luglio  2003 il Ministero della
salute  ha  inviato  un  nuovo  testo  con le modifiche richieste dal
Ministero  dell'economia e finanze; che, in sede tecnica il 23 luglio
u.s.  sono  stati  apportate  alcune  modifiche al testo dell'accordo
sulle  quali  il rappresentante del Ministero dell'economia e finanze
ha dichiarato di convenire;
  Considerato   che,   nel   corso   dell'odierna  seduta  di  questa
conferenza,   il   presidente   ne   ha  proposto  l'esame  ancorche'
l'argomento non fosse iscritto all'ordine del giorno;
  Considerato   che,  nel  corso  della  medesima  seduta  di  questa
Conferenza,   i   Presidenti  delle  regioni  hanno  espresso  avviso
favorevole all'accordo;
  Acquisito  l'assenso  del  Governo e dei Presidenti delle regioni e
delle  province  autonome  espresso ai sensi dell'art. 4, comma 2 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
                              Sancisce
tra  il  Ministro  della salute, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano il seguente accordo nei termini sottoindicati:
  Considerato   che,   il  Piano  sanitario  nazionale  2003-2005  si
inserisce  nel  nuovo  contesto  istituzionale  scaturito dalla legge
costituzionale  n.  3/2001  e dalle conseguenti modifiche al Titolo V
della  Costituzione,  per cio' che attiene le definizioni dei livelli
essenziali  di  assistenza  e la materia della tutela dei diritti dei
cittadini alla salute;
  Che,  in  particolare,  il  Piano  si pone da un lato come conferma
dell'impianto universalistico che, in applicazione dell'art. 32 della
Costituzione,  ha  portato  alla  costruzione  del Servizio sanitario
nazionale,  dall'altro  come  strumento  condiviso  per  agevolare il
passaggio  al federalismo in campo sanitario, tenendo conto del nuovo
contesto   istituzionale   ma   anche   del   quadro  demografico  ed
epidemiologico nazionale;
  Che,  in  tale  contesto,  il  Piano  nazionale  per la salute vede
impegnati lo Stato e le regioni in azioni concertate e coordinate che
possono  generare  programmi specifici che impegnano i diversi attori
istituzionali  che concorrono con le proprie attivita' e promuovere e
tutelare lo stato di salute;
  Che,  per  garantire  tale  ambito  di  coordinamento  tra  Stato e
regioni,  nel  quadro del federalismo sanitario, si ritiene utile con
il  presente  accordo tener conto di quattro dimensioni collaborative
che  consentono, alla luce degli obiettivi strategici e generali gia'
individuati  dal PSN, di precisare obiettivi specifici e implementare
politiche di intervento di comune interesse.
  Le quattro dimensioni collaborative riguardano:
    1.  L'opportunita'  di  stringere  accordi  specifici sui singoli
aspetti  del PSN, la cui attuazione richiede un'azione concertata per
realizzare  sinergie  tra  funzioni  e  compiti  statali e funzioni e
compiti regionali.
    2. L'opportunita' che le regioni individuano di darsi linee guida
comuni  per  la trattazione di tematiche che, pur afferendo alla loro
piena   autonomia,   vengono   ritenute,  nell'attuale  fase,  meglio
affrontabili attraverso la condivisione di alcuni aspetti regolatori.
    3.  La  definizione  di  aree  di  sperimentazione  organizzativa
generatrici  di modelli che, una volta validati, possono essere messi
a  disposizione  di  tutte  le  realta'  regionali  che  ne  valutano
l'applicabilita' ai propri sistemi socio-sanitari.
    4.   La   crescente   rilevanza  del  contesto  europeo,  sia  in
riferimento  al  recepimento  delle  direttive  comunitarie,  che  in
relazione  ai nuovi scenari che tendono a delinearsi con la mobilita'
dei  pazienti  tra  i  diversi  Stati  e  il  conseguente confronto e
competizione  del sistema italiano con i sistemi sanitari degli altri
Paesi.
  Le   quattro   dimensioni   collaborative   sopra   delineate  sono
concretamente  declinate  attraverso la trattazione dei singoli punti
su cui si articola il presente accordo.
  Priorita'  1 - Lo sviluppo della politica dei livelli essenziali di
assistenza.
  Lo  sviluppo  della  politica  dei livelli essenziali di assistenza
(LEA),  nel  rispetto  dell'Accordo Stato-regioni dell'8 agosto 2001,
come  definiti  dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
29 novembre  2001  che  elenca  le  prestazioni  erogate dal Servizio
sanitario nazionale, deve affrontare anche la definizione di standard
di  quantita'  e  di  qualita'  delle  prestazioni,  in  relazione  a
parametri  di  struttura, organizzazione e funzione, per dimensionare
correttamente sia l'offerta di servizi che la domanda di prestazioni,
nel rispetto dei criteri di appropriatezza. La situazione complessiva
a  livello nazionale e' caratterizzata da una grande variabilita' sia
tra le realta' regionali che tra settori erogativi dei LEA. In alcune
aree  del  Paese  e/o  in  alcuni  settori  erogativi  si  assiste ad
un'offerta  sovra-dimensionata  di servizi che comporta uno spreco di
risorse ed una diminuzione del livello qualitativo. In altre aree del
Paese  e/o  in  altri  settori  erogativi  si  assiste  invece  ad un
insufficiente  quadro  strutturale  dell'offerta  che costituisce una
concausa  della  formazione delle liste di attesa, insieme al mancato
governo  dell'appropriatezza  della  domanda  e  del  suo  volume. Il
bilanciamento tra l'offerta e la domanda e' necessario per consentire
un migliore governo della spesa e ridurre le liste d'attesa.
  In materia di liste di attesa va rilanciato l'impegno per una piena
attuazione  in  tutte le realta' regionali dell'accordo Stato regioni
del  14 febbraio  2002, ricordando in particolare, sul versante della
domanda,   le   iniziative   per   favorire   una   sempre   maggiore
appropriatezza  da  parte  dei  medici  prescrittori, e, sul versante
dell'offerta,  un  piu' finalizzato utilizzo della libera professione
dei  sanitari,  l'attribuzione  alle  equipes  sanitarie  di forme di
incentivazione,   l'impiego   di  personale  aggiuntivo  assunto  con
contratto  di  collaborazione  professionale  e adeguati strumenti di
flessibilita'.
  La  definizione condivisa di appropriati indicatori, la codifica in
modo  univoco delle prestazioni e la revisione dei nomenclatori e dei
DRG contribuira' all'adeguato monitoraggio dell'applicazione dei LEA.
  Ambiti specifici di collaborazione per i prossimi tre anni.
  Sviluppare  un  sistema  di  indicatori  pertinenti e continuamente
aggiornati  per  il  monitoraggio  della  applicazione  dei  LEA,  la
verifica, il controllo, e l'aggiornamento della loro applicazione.
  Definire  standard  quantitativi e qualitativi delle prestazioni al
fine  di  orientare  i  servizi sanitari regionali verso una migliore
organizzazione e un appropriato dimensionamento dell'offerta.
  Rilevare  e rendere pubblici sistematicamente i tempi di attesa per
le  prestazioni di diagnosi e cura secondo una metodologia omogenea e
condivisa.
  Sperimentare  strumenti  piu' efficaci per realizzare condizioni di
uniformita'   e  trasparenza  delle  liste  di  prenotazione  per  le
prestazioni  diagnostiche  e  terapeutiche, anche tenendo conto delle
iniziative di altri paesi europei.
  Priorita' 2 - Le cure primarie.
  I problemi connessi all'attuale contesto del SSN, ed in particolare
le  liste  di  attesa,  il sotto-utilizzo e/o l'utilizzo improprio di
risorse  nel  sistema,  impongono una re-interpretazione del rapporto
territorio-ospedale,   potenziando   e  riorganizzando  l'offerta  di
prestazioni   sul  territorio,  riservando  l'assistenza  ospedaliera
sempre  piu'  alle  patologie  acute. Questo modifica il tradizionale
sistema  di offerta sanitaria fondata prioritariamente sull'ospedale,
a  favore  del  territorio  quale  soggetto  attivo che intercetta il
bisogno  sanitario  e  si  fa  carico in modo unitario e continuativo
delle necessita' sanitarie e socio-assistenziali dei cittadini.
  Per  conseguire tale risultato e' necessario favorire l'unitarieta'
tra  prestazioni  sanitarie  e  sociali, la continuita' tra azioni di
cura  e  riabilitazione,  la  realizzazione di percorsi assistenziali
integrati,   l'intersettorialita'  degli  interventi,  unitamente  al
conseguente riequilibrio di risorse finanziarie e organizzative.
  L'assistenza  sul  territorio  richiede disponibilita' di risorse e
servizi  che  oggi  ancora  sono  assorbiti  dagli  ospedali,  con un
maggiore  coinvolgimento  dei  medici  di  medicina  generale  e  dei
pediatri   di  libera  scelta  nel  governo  dei  percorsi  sanitari,
sperimentando    nuove    modalita'    operative    che   favoriscano
l'integrazione  con  le  altre  figure professionali territoriali. Un
possibile  percorso applicativo di tale indicazione puo' venire dalla
sperimentazione  di forme evolutive delle varie tipologie di medicina
di gruppo, gia' prefigurate dai vigenti accordi nazionali, formate da
medici  di medicina generale, da pediatri di libera scelta e, laddove
presenti,  da  specialisti  territoriali,  che,  in  raccordo  con  i
relativi  distretti  socio-sanitari,  assicurino  in via continuativa
agli utenti le cure primarie, garantendo la continuita' assistenziale
e   rapportandosi  a  specialisti  che  assicurino  competenza  nella
diagnostica  di  base  ed  in  alcune specialita', anche alla guardia
medica  territoriale  o  alle  strutture  o servizi individuati dalle
regioni.
  Queste  nuove  forme  consentiranno la possibilita' di sperimentare
nuovi approcci «budgetari» e di responsabilizzazione dei prescrittori
anche  per  permettere  nuove  modalita'  di governo della domanda in
tutte  le  sue  componenti  (farmaceutica, specialistica etc.) con un
raccordo  migliore  con  l'ospedale  tenendo,  altresi',  presente la
gestione di forme integrate e innovative di governo della rete per la
non auto-sufficienza e per l'assistenza socio-sanitaria.
  Potranno,  cosi',  identificarsi  nuove  realta'  territoriali piu'
utili  alla  popolazione, ai medici e alla ASL che puo' trasferire al
territorio,  potenziandola,  una serie di servizi oggi resi, ancora e
inappropriatamente,  negli ospedali. I nuovi Accordi nazionali per la
medicina  generale,  la pediatria di libera scelta e la specialistica
ambulatoriale  interna  potranno  essere  lo  strumento  adeguato per
permettere   la   sperimentazione   di   queste  nuove  modalita'  di
integrazione delle cure primarie.
  Ambiti specifici di collaborazione per i prossimi tre anni.
  Realizzare  un  processo  organizzativo  di riordino che garantisca
un'efficace  continuita'  assistenziale,  la  riduzione  di  ricoveri
ospedalieri inappropriati, la attivazione dei percorsi assistenziali,
ed  un elevato livello di integrazione tra i diversi servizi sanitari
e sociali.
  Sperimentare nuove modalita' di erogazione dei servizi territoriali
anche utilizzando la riconversione dei piccoli ospedali.
  Sperimentare  nuove  modalita' operative in tali centri compresa la
gestione di un budget omnicomprensivo.
  Priorita'  3  - Rete integrata di servizi sanitari e sociali per la
non autosufficienza.
  L'assistenza    ai   soggetti   affetti   da   patologie   croniche
degenerative,  agli  anziani  ed  ai  disabili, e piu' in generale ai
soggetti  non  autosufficienti,  dovra'  essere  strutturata  secondo
livelli  progressivi  e  flessibili,  in  un  quadro  che preveda una
integrazione funzionale delle varie tipologie assistenziali sociali e
sanitarie,   utilizzando   anche   metodiche   innovative   quali  la
telemedicina.
  La   non-autosufficienza  e'  un  ambito  dove  l'assistenza  tende
idealmente  a mantenere il paziente al suo domicilio, ma necessita di
interventi  sociali  e  sanitari  e  si  avvale  anche  di  strutture
territoriali  di  tipo  sanitario  (es.  poliambulatori, strutture di
riabilitazione),    socio    sanitario   (es.   RSA,   strutture   di
semiresidenzialita'  e  strumenti  alternativi) e sociale (es. centri
diurni,  comunita'  alloggio).  Perche'  il progetto assistenziale in
favore  della  persona non autosufficiente risulti efficace occorrono
risorse  sufficienti  ed una adeguata organizzazione. Un buon modello
organizzativo  territoriale  deve  garantire, attraverso una funzione
stabile  di  raccordo strutturata a livello distrettuale, la gestione
integrata  della  rete  dei  servizi  finalizzata alla presa incarico
globale della persona.
  La  presa  in  carico  da  parte  della  rete  e'  garantita da una
valutazione  multidisciplinare  dei bisogni ed assicurare un punto di
riferimento  costante per la famiglia anche per il monitoraggio degli
interventi  da attivare e per la effettiva erogazione dei servizi. La
funzione  di raccordo consentira' di coordinare le varie tipologie di
assistenza sanitaria e socio-sanitaria, anche in stretta sintonia con
l'attivita'   della  medicina  di  base.  In  questa  linea  si  puo'
prevedere,  almeno nelle grandi citta', la sperimentazione di servizi
di  prossimita'  per  anziani  collegati  con  la  rete  in  raccordo
funzionale con comuni, ASL e ospedali di pertinenza, anche sulla base
di   specifiche   deleghe   supportate   da  adeguati  meccanismi  di
compensazione finanziaria.
  Ambiti specifici di collaborazione per i prossimi tre anni.
  Sperimentare  forme  innovative  di governo della rete integrata di
servizi  sanitari  e  sociali  di  presa  in carico dell'anziano, del
disabile e del paziente cronico.
  Sperimentare modalita' innovative di cure domiciliari.
  Attuare le linee guida per le cure palliative, relative ai percorsi
assistenziali e la formazione specifica degli operatori.
  Priorita' 4 - Centri di eccellenza.
  La  promozione  della  qualita' nel Servizio sanitario nazionale si
basa  su un processo diffuso di riqualificazione delle risorse umane,
delle  strutture,  delle  apparecchiature  e  delle  procedure  e  di
implementazione  di  adeguati strumenti di monitoraggio e valutazione
che  puo'  essere  agevolato attraverso la realizzazione di centri di
eccellenza  tra  loro  collegati  in  rete.  In  questa situazione va
sfruttata  la  possibilita' di una rimodulazione della programmazione
che   consenta   di  riorientare  una  parte  dei  finanziamenti  non
utilizzati   per   potenziare  i  centri  di  eccellenza  distribuiti
strategicamente   sul   territorio   nazionale   in   numero   minimo
sufficiente,  limitando  per  quanto  possibile  la dispersione delle
risorse  in  presidi  minori  e meno significativi. Questo impegno va
portato  avanti  insieme  ad  una  corretta informazione ai cittadini
sulla  necessita'  che  la  sanita' sia centrata piu' sulle strutture
territoriali  che  sull'ospedale,  e  sulla  ricaduta positiva che la
riconversione  dei  piccoli  ospedali  avra'  sul  potenziamento  dei
servizi  territoriali,  residenziali  e domiciliari. D'altra parte la
modernizzazione  e  l'adeguamento  della  rete  ospedaliera  e il suo
alleggerimento  di  compiti  e  funzioni  assistenziali, garantite in
maniera  piu'  appropriata  dai  servizi territoriali, facilitera' la
crescita  e  la  diffusione  di  ospedali  di  alta  specialita' e di
avanzata tecnologia.
  Per  assicurare  il  massimo  dello sviluppo delle conoscenze ed il
rapido  trasferimento  delle  stesse  a  beneficio  dei  pazienti  e'
necessario   promuovere  il  coordinamento  in  rete  dei  centri  di
eccellenza.  La  creazione  di  reti, necessarie ed auspicabili nella
realta'  sanitaria,  e'  stata  gia' stata concretizzata nell'accordo
Stato-regioni  sulle  malattie  rare e nell'organizzazione della rete
dei  trapianti, che rappresentano modelli di collaborazione condivisa
di coordinamento e monitoraggio delle attivita' assistenziali.
  La   qualita'  delle  prestazioni  piu'  complesse  dei  centri  di
eccellenza   deve  essere  regolarmente  valutata  e  resa  pubblica,
attraverso  la  misurazione  degli  outcomes  anche per consentire il
confronto  (bench-marking)  tra  i diversi erogatori di servizi, e il
trasferimento  del know-how e delle conoscenze professionali utili al
miglioramento.  In  questo  modo,  anche  attraverso la produzione di
rapporti periodici, si agevolera' la diffusione di informazioni sulle
prestazioni  diagnostiche  e terapeutiche erogabili nei vari centri e
sugli  indicatori  di qualita' che essi sono in grado di documentare,
mettendole  a  disposizione  dei  pazienti e dei medici curanti. Tale
attivita'  gia'  in  corso  nel nostro Paese, potra' consentire anche
l'analisi comparata dei dati relativi alla qualita' delle prestazioni
nell'ambito  dell'Unione  europea  e  ridurre  ulteriormente i viaggi
all'estero degli italiani per ricevere cure.
  Va  favorito,  per  i  centri di eccellenza, lo sviluppo della loro
capacita'  di  integrare  gli ordinari finanziamenti gia' disponibili
per   la   loro   attivita'   di   ricerca  con  ulteriori  forme  di
autofinanziamento,  partecipando a bandi di ricerca anche al di fuori
dell'ambito  nazionale ed europeo e intercettando la disponibilita' a
cofinanziare  linee di ricerca da parte di istituzioni private profit
e  non profit, nel rispetto delle indicazioni nazionali e regionali e
dei   principi   etici   che  caratterizzano  il  Servizio  sanitario
nazionale.  Va  anche  prevista, laddove ritenuto utile dalle regioni
interessate,  la possibilita', attraverso le modalita' previste dalla
normativa  vigente, di un coinvolgimento di enti locali e di soggetti
espressione   della   societa'  civile  eventualmente  disponibili  a
partecipare al finanziamento e a condividere il rischio di gestione.
  Ambiti specifici di collaborazione per i prossimi tre anni.
  Definire  criteri  oggettivi  per  la  definizione  dei  centri  di
eccellenza.
  Favorire  il  lavoro  in rete dei centri di eccellenza operanti sul
territorio  nazionale per migliorare l'assistenza ai pazienti in ogni
area del Paese.
  Avviare  in  via  sperimentale  servizi  di  consulenza a distanza,
compresa  la  telemedicina,  tra  i  centri  di eccellenza e le altre
strutture e figure sanitarie.
  Promuovere  un  sistema  di  bench-marking per la valutazione delle
prestazioni di alta specialita'.
  Priorita' 5 - Comunicazione istituzionale.
  Promuovere  un'adeguata  informazione  ed  educazione  alla  salute
attraverso  piu'  efficaci campagne di comunicazione istituzionale e'
compito del Servizio sanitario nazionale.
  Per   questo   saranno   sperimentati   modelli   di  comunicazione
istituzionale  che  prevedono  anche  un'alleanza  tra  le  finalita'
pubbliche e sociali e le finalita' di aziende private, costruendo una
partnership per una o piu' «cause».
  Un'area  prioritaria  per  lo sviluppo di campagne di comunicazione
istituzionale  e'  quella  relativa  alla prevenzione primaria e alla
diagnosi  precoce,  per  far  comprendere  ai cittadini che la difesa
della salute passa non solo attraverso un buon servizio sanitario, ma
principalmente  attraverso  la  nostra attenzione ad evitare stili di
vita  non  salutari, e al ricorso a quelle misure di diagnosi precoce
che  i  maggiori  organismi  internazionali  raccomandano  ad  alcune
categorie di cittadini.
  Il fumo di tabacco, l'alimentazione inappropriata, la sedentarieta'
e  gli incidenti costituiscono le piu' importanti cause di morte e di
malattia  prevenibili,  con una stima di costo che ogni anno supera i
70  miliardi  di  euro.  Nella  lotta  al  tabagismo il Parlamento ha
recentemente   approvato  una  legge  che  protegge  i  non  fumatori
dall'inquinamento  da  fumo  e che va percio' tempestivamente attuata
con una forte collaborazione interistituzionale.
  Un   ulteriore   tappa  e'  costituita  dal  contrasto  ai  modelli
comportamentali  proposti  dalle  multinazionali  delle sigarette per
iniziare  i  giovanissimi  al  fumo,  tramite  accordi  con  le  reti
televisive  e  con  il  mondo  dello  sport  e della moda. Infine, e'
necessario  promuovere l'adozione di misure di prevenzione e diagnosi
precoce,  come  le  vaccinazioni  per bambini ed anziani previste dal
Piano  nazionale  vaccini e dai suoi aggiornamenti, gli screening per
il  cancro  della  mammella, della cervice uterina e del colon retto,
nonche' gli interventi per ridurre i danni della contaminazione degli
alimenti e dell'ambiente.
  Va rilevato infine che la comunicazione istituzionale finalizzata a
promuovere  interventi  e  pratiche preventive presuppone un adeguato
sviluppo   di   iniziative  tese  a  favorire  la  valutazione  degli
interventi  di  prevenzione che si richiamino agli approcci «evidence
based».
  Ambiti specifici di collaborazione per i prossimi tre anni.
  Promuovere  un  piano di comunicazione istituzionale sugli stili di
vita,  i  comportamenti  salutari e non salutari e la prevenzione che
comprenda   campagne   su  temi  di  interesse  generalizzato,  quali
l'alimentazione,  l'attivita' fisica e la lotta al fumo, ma anche gli
screening per i tumori.
  Diffondere  informazioni relative alla localizzazione dei servizi e
alle  caratteristiche  delle  prestazioni sanitarie e sociosanitarie,
anche tramite banche-dati on-line ed interconnesse.
  Migliorare l'attivita' degli uffici relazioni con il pubblico (URP)
e  della  funzione  di comunicazione dei centri unici di prenotazione
(CUP)   o   degli   altri  uffici,  strutture  e  modalita'  messe  a
disposizione dei cittadini per le prenotazioni.
  Aggiornare  i  medici  e  gli  altri  operatori sanitari in tema di
processi di comunicazione.
  Favorire    iniziative   per   il   monitoraggio   della   qualita'
dell'informazione sulla salute e la sanita' in Italia (siti Internet,
carta stampata, TV, radio).
  Metodologia di lavoro.
  La    implementazione   operativa   degli   ambiti   specifici   di
collaborazione   evidenziati   nei   cinque   punti  sopra  descritti
prevedera',  su iniziativa congiunta del Ministero della salute e del
coordinamento  interregionale,  la  costituzione di tavoli di lavoro,
nonche'  la  realizzazione  di  iniziative  di  confronto  tecnico  e
concertazione  per  le  quali  il Ministero della salute e le regioni
garantiranno  la  collaborazione  dei  rispettivi  apparati tecnici e
amministrativi, avvalendosi anche dell'Agenzia per i Servizi sanitari
regionali.
  Ulteriori priorita'.
  Le  quattro  dimensioni  collaborative  richiamate  all'inizio  del
presente  documento  investono  anche  altri temi del Piano sanitario
nazionale  che  saranno  oggetto  di  ulteriori approfondimenti tra i
quali   la   formazione   continua,   la   ricerca,  l'emergenza,  la
farmacovigilanza  e  piu'  in generale la politica del farmaco, cosi'
come  la promozione della salute della donna e del bambino, la salute
mentale,  la  promozione  della  donazione  di sangue e di organi per
trapianto rappresentano le aree tematiche che richiedono con maggiore
priorita'  lo  sviluppo  di  una  piena  collaborazione  tra  Stato e
regioni.
  Aspetti economico-finanziari.
  Le  attivita' connesse alle iniziative ed agli interventi di cui al
presente  accordo  sono  da  intendersi finanziate con le complessive
risorse  messe  a  disposizione delle regioni secondo quanto previsto
dall'accordo Stato-regioni dell'8 agosto 2001. Per quanto riguarda in
particolare l'individuazione degli obiettivi di carattere prioritario
e  di  rilievo  nazionale, ai sensi dell'art. 1, comma 34 della legge
23 dicembre  1996,  n.  662,  al  cui  perseguimento  sono  vincolate
apposite  risorse  ai  sensi  dell'art.  1,  comma 34-bis della legge
23 dicembre 1996, n. 662, si conviene, con il presente accordo, sulla
individuazione  dei  suddetti  obiettivi  per  l'anno  2003,  che  si
configurano  quali  linee  progettuali  da  attuarsi  da  parte delle
regioni,  a  seguito  dell'adozione  della  successiva delibera della
Conferenza Stato-regioni, ai sensi del medesimo art. 1, comma 34-bis.
    Roma, 24 luglio 2003
                                             Il presidente: La Loggia
Il segretario: Carpino

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