Le remore e gli squali.

(Filippo Anelli e Gaetano D'Ambrosio)

A molti non sarà sfuggito un il crescente interesse che società scientifiche, università, aziende farmaceutiche mostrano nei confronti dell'aggiornamento e della ricerca in Medicina Generale e che si traduce in frequenti inviti a partecipare a convegni o a collaborare ad indagini e ricerche.

Dopo anni di emarginazione culturale tale interesse non può che farci piacere ed è pertanto comprensibile che molti colleghi aderiscano entusiasticamente alle iniziative che ci vengono proposte. Viene, però, da chiedersi, in quanti casi queste mani tese verso i medici di famiglia sono espressione di un reale riconoscimento del nostro ruolo professionale e in quanti, invece, nascondono l'intento di avvicinarsi al mondo della medicina generale per limitarne le competenze, impedirne lo sviluppo, occuparne gli spazi operativi?

Vi proponiamo su questo argomento alcune riflessioni. In questo numero del bollettino affronteremo il tema dell'aggiornamento, sul prossimo ci occuperemo della ricerca.

Come tutti i medici, anche il medico di medicina generale ha bisogno di aggiornare periodicamente le proprie cognizioni e di modificare i propri schemi operativi in un processo di miglioramento continuo delle proprie performances professionali.

In che modo tale processo può essere realizzato? Con quali risorse? E' generalmente ammesso che gli specialisti e l'università siano la fonte naturale di aggiornamento per il medico di famiglia. Per quanto riguarda le risorse, nella totale e colpevole assenza della istituzione regionale, da sempre in Puglia le aziende farmaceutiche costituiscono l'unico soggetto capace di sostenere economicamente le attività di aggiornamento e formazione.

Perché lo specialista e l'università possono aggiornare il medico di famiglia? Il primo su specifici argomenti ne sa di più. Questo è vero. L'università è il luogo istituzionalmente deputato alla formazione medica. Anche questo è vero. Ma chi decide quali sono gli argomenti utili per la professione del medico di medicina generale: lo specialista, l'università o lo sponsor? Chi si occupa di fare in modo che il medico di famiglia accresca realmente la sua capacità di curare efficacemente i propri pazienti e non gli restino, dopo una serata di 'aggiornamento' soltanto alcune nozioni confuse, il recapito telefonico dello specialista e, magari, un principio di indigestione? Chi ha realmente interesse affinché la medicina generale acquisti spazi di autonomia gestionale nei confronti delle patologie di interesse sociale e chi, invece, preferisce che i medici di famiglia si limitino a sapere che si può fare di più ma che questo di più è meglio che lo faccia qualcun altro?

Quali sono le aziende realmente disposte a sostenere la medicina generale e a finanziarne le iniziative di formazione autogestite e quali, invece, nascondono dietro la proposta di convegni o corsi di aggiornamento la necessità di finanziare altri settori della sanità e conseguire altri obiettivi?

Alcune settimane la FIMMG barese è stata contattata da una nota casa farmaceutica che proponeva di partecipare ad un convegno organizzato a Bari della Società Italiana di Reumatologia. Il convegno era stato pensato per i medici di medicina generale per cui si sollecitava la nostra partecipazione. Dopo aver digerito con fatica il fatto che a contattarci fosse stato lo sponsor e non la segreteria scientifica, non ci è stato proprio possibile accettare che il convegno fosse già definito in tutti i dettagli, che il programma contenesse argomenti, quali il polmone reumatoide ed altri simili, la cui rilevanza per la medicina generale è quanto meno discutibile, che, evidentemente, il nostro ruolo sarebbe stato quello di riempire la platea insieme a studenti, specializzandi e simpatizzanti. Per queste ragioni abbiamo declinato l'invito, evitando anche di prendere in considerazioni i possibili vantaggi che, per il tramite dello sponsor, sarebbero potuti giungere alla FIMMG o alla SIMG nel caso in cui avessimo dato la nostra adesione.

Nessuno discute sulla libertà di una società scientifica di organizzare convegni con il supporto economico di una azienda farmaceutica, non è tuttavia accettabile che questa operazione venga fatta passare per una iniziativa realizzata nell'interesse dei medici di medicina generale.

Nell'oceano tempestoso della sanità, i medici di famiglia non vogliono far la parte degli squali, che si muovono incessantemente alla ricerca vorace del cibo, ma neppure quella delle remore, che si attaccano agli squali per potersi cibare di ciò che resta dei loro lauti banchetti.

I medici di famiglia progettano di realizzare, in collaborazione con altre figure professionali e con le aziende che vorranno sostenere questo processo, un sistema di formazione continua che sia in grado di far progredire realmente l'area della medicina generale, rendendola meno vulnerabile agli attacchi di chi mira ad occupare i nostri spazi professionali, e che si imponga come modello per l'istituendo aggiornamento obbligatorio.

Che ciò sia possibile è dimostrato da numerose iniziative già realizzate in collaborazione con l'università, con molti specialisti e con il sostegno di svariate case farmaceutiche.

Perché si possa progredire in questa direzione è necessario che i principi che abbiamo enunciato siano largamente condivisi tra i medici di famiglia e che da questi principi derivino comportamenti coerenti.

Filippo Anelli

Gaetano D'Ambrosio